3 dicembre: Giornata Mondiale della Disabilità

Troppo silenzio attorno alla Giornata Mondiale della Disabilità, che si celebra oggi, 3 dicembre.
Silenzio delle istituzioni, silenzio della politica e dei sindacati, sempre prodighi di comunicati per un nonnulla, ma silenzio, questo ormai consuetudine, delle associazioni che dovrebbero tutelare i diritti dei disabili.
E, anche se c’è qualche voce isolata, questa, come nel caso, per esempio, della Giornata contro la violenza sulle donne, è questione di un solo giorno su 365, per il resto dell’anno le tematiche, le esigenze, le necessità, le emergenze vengono dimenticate.
Riteniamo doveroso soffermarci con qualche riflessione e facciamo tesoro di alcuni contributi di Giovanni Gulino, trentaduenne disabile di Marina di Ragusa, al quale vorremmo dare più spesso spazio perché le sue riflessioni, le sue poesie, nella loro semplicità riescono a dare, con parole e pensieri profondi l’immensità della problematica che, troppo spesso dimentichiamo e mettiamo da parte, una problematica che dovrebbe stare sul tavolo di molti come la lampada da tavolo, il telefono, il notes o il portapenne

 

In occasione della “Giornata internazionale della disabilità“, che si celebre oggi 3 dicembre, riportiamo la poesia del ragusano Giovanni Gulino sulla diversità.

La diversità
Ognuno nasce con qualcosa che gli manca e non è contento mai abbastanza.
Se non riesce ad accettare la diversità che gli appartiene, si chiude in se stesso e il mondo gli appare sempre diverso, visto da un’altra prospettiva.
Ognuno di noi ha una disabilità, c’è chi non può udire, chi non può parlare e chi come me, non riesce a camminare, senza perdere mai la voglia d’amare e lottare fino in fondo.
Per lasciare una traccia che anche un disabile può essere pellegrino di questa terra, affinché nessuno lo tenga in disparte tutti noi diversi siamo chiamati ad essere i protagonisti della nostra vita.
Una vita da vivere pienamente con qualche difficoltà, e della nostra felicità nessuno mai ci proibirà.

 

E, ancora, una poesia di Giovanni Gulino sul lavoro:

D’un tratto m’hanno tolto il lavoro, lo considero un bene prezioso, esso mi permetteva d’uscire, relazionarmi con gli altri, star spesso a casa è roba da matti.

Sul posto di lavoro penso d’esser stato corretto ma qualche errore per fretta e impulsività l’ho pur commesso.

Per la politica italiana un disabile ha diritto a lavoro solo se rinuncia alla maggiorazione, a malincuore ho preso la triste decisione: licenziarmi.

In questo caso i politici italiani hanno deciso di non volere il bene di tutti i disabili come me, che nei limiti delle nostre capacità avremmo potuto lavorare se le leggi italiane non venissero redatte da un governo infame.

I sindacati dovrebbero tutelarci facendo anch’essi la loro parte, preferiscono invece tenerci in disparte.

Viva l’Italia che lavora recita un verso d’una canzone di De Gregori, senza sapere che quarant’anni dopo, saremmo rimasti noi disabili senza lavoro.

Il miglior stipendio senza far nulla e senza competenze lo intascano loro coi soldi delle nostre tasse, vorrei tanto che un giorno la situazione politica cambiasse.

Giovanni Gulino

Significativa, per la giornata, la poesia di Giovanni Gulino sui DIRITTI

Noi disabili abbiamo dei diritti che, dallo Stato, vengono calpestati, non ci fanno sentire apprezzati e stimati dalla società.

Ogni giorno facciamo i conti con una dura realtà, che spesso è causa d’ infelicità.

Uscire per noi, non è facile per gli ostacoli che si incontrano, ma se la gente ha un cuore, potrebbe venirci incontro invece di farci aspettare fuori, quando andiamo a fare qualche commissione.

È un nostro diritto poterci muovere liberamente, senza nessun ostacolo, pare che quando si tratta di adeguare i locali la gente se n’è infischia e segue la mischia, dicendo che l’adeguamento non è obbligatorio ma per noi disabili essere trattati alla pari degli altri è la regola d’oro.

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