Il linguaggio segreto dei fiori – recensione
“Il linguaggio segreto dei fiori” è un libro che ha affascinato e continua ad affascinare molti lettori.
Se si inizia a leggerlo, si vuole arrivare alla conclusione al più presto, perché incuriosisce la triste storia della protagonista. L’autrice si chiama Vanessa Diffenbaugh e, nella realtà, si occupa dei bambini senza famiglia, accoglie ragazzi “difficili”, aiutandoli nel difficile passaggio all’età adulta.
La scrittrice è anche fondatrice di un’ associazione online, che si può sovvenzionare tramite donazioni. Il suo unico scopo è quello di creare solidarietà. Leggendo il libro, si nota che l’autrice usa uno stile molto scorrevole, chiaro e coinvolgente. Il libro è diviso in due parti parallele: una parte del romanzo parla della vita della protagonista dall’infanzia in poi e l’altra parte narra delle vicende successive ai diciotto anni.
“Il linguaggio segreto dei fiori” è un viaggio nella vita di Victoria, una ragazza diffidente, con forti problemi, aggressiva e molto solitaria. Tutto ha inizio il 1° Agosto, data del suo diciottesimo compleanno, quando viene accompagnata dalla sua assistente sociale, Meredith e lascia la comunità, dove era stata accolta, iniziando la vita al di fuori dei servizi sociali. Si trova smarrita, non sa cosa fare e vuole essere lasciata sola, non vuole nessuno che le faccia compagnia, desidera essere protetta soltanto dalle piante.
Rimasta sola, provvede a tutto lei, circondandosi di fiori e piante, costruendo cosi un giardino segreto su una collinetta, Portero Hill, a San Francisco. L’autrice poi introduce un flashback in cui Victoria a 9 anni, accompagnata in camicia da notte da Meredith, si avvia verso la casa di una donna, Elisabeth, settima e ultima possibilità di essere adottata. Victoria è una bambina vivace, ribelle, non sopporta il contatto fisico e ha paura degli altri, ma nel suo piccolo cuore rimane un pizzico di fiducia. Elisabeth la accoglie come una figlia nella sua casa e nel suo cuore; è una donna abbastanza forte e riconosce in lei la bambina che è stata in passato. È capace di controllare gli attacchi di Victoria con determinazione e serietà, le offre comprensione, ma, allo stesso tempo, amore, la nutre e se ne prende cura. Victoria non vuole frequentare la scuola e Elisabeth decide di prendersi carico personalmente della sua istruzione e le fa il grande dono di insegnarle il linguaggio dei fiori, un linguaggio che risale all’epoca vittoriana.
Dopo aver vissuto quasi un anno con Elisabeth la protagonista diventa una bambina che si lascia amare, acquista fiducia negli altri, impara ad amare i fiori e riconosce l’uva matura per fare un buon vino. La narrazione procede con Victoria adulta che conosce Renata e diventa una fioraia.
Attraverso il linguaggio dei fiori accoglie ed accontenta le richieste dei suoi clienti, scrive messaggi e cura l’anima. In poco tempo i suoi bouquet per i matrimoni diventano i più richiesti della città. Nello stesso tempo ritrova Grant, nipote di Elisabeth. I due ragazzi iniziano ad avvicinarsi, comunicando con i fiori: Grant conquista il cuore di Victoria, come Elisabeth. Accomunati dalla passione dei fiori, dal forte sentimento provato da entrambi, i due innamorati vivono insieme.
Grant è a conoscenza di un terribile segreto di Victoria, di cosa ha fatto da bambina in un momento di estrema gelosia. La storia procede con Vittoria, ormai adulta, che dà alla luce una bambina ed è proprio nel momento del parto che le due parti del romanzo si uniscono: quando Victoria prende in braccio la sua bimba, è lì il momento che impara davvero ad amare.
La sua personalità è, però, molto fragile e Victoria prima di conquistare la felicità, è costretta a soffrire. Il percorso si concluderà grazie all’aiuto di Elisabeth: Victoria riuscirà ad amare e lasciarsi amare.
“Il linguaggio segreto dei fiori” è un libro coinvolgente, che fa riflettere su vari aspetti e valori della vita tramite le belle parole che la scrittrice regala al suo personaggio: “Sembrava impossibile che tanta perfezione si fosse sviluppata dentro un corpo pieno di difetti come il mio. Eppure, appena la guardai, capii che era accaduto”, “Volevo che il suo fiore fosse il biancospino, che avesse il riso sulle labbra e che imparasse ad amare senza paura” e, infine, “Quando ho paura, la mia voce sono i fiori”.
NOEMI ERRERA CASUBOLO FEDERICA
Classe IV B SIA
Istituto Tecnico Statale “Garibaldi” Marsala
Docente referente: Maria Rita Bellafiore
