Per la Cassazione il MUOS può entrare in funzione

Lo avevamo scritto più volte, nonostante qualche battaglia vinta, il MUOS era una ‘cosa’ americana e difficilmente si sarebbe riusciti a non farlo mettere in funzione.
La terza sezione della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza del Tribunale del riesame di Catania e ha reso definitivo il dissequestro della struttura militare, giudicando legittime e non abusive le opere realizzate nell’area militare della sughereta di Niscemi.
I Giudici della Corte hanno rigettato, inoltre, il ricorso della Procura di Catania e, nel contempo, hanno ritenuto inammissibile il ricorso della Procura di Caltagirone che, prima di tutti, aveva ritenuto che la struttura fosse stata realizzata senza le necessarie autorizzazioni
Il Tribunale del riesame di Catania aveva dissequestrato il Muos ritenendo valide le valutazioni del Consiglio di giustizia amministrativa che aveva accolto la richiesta del ministero della Difesa e dichiarato inammissibile l’appello di Legambiente sui procedimenti amministrativi per la realizzazione della stazione di trasmissioni militare statunitense.
Il Muos non è quindi abusivo. Le opere realizzate all’interno della base che si trova presso la sughereta di Niscemi sono legittime. Di fatto, si pare la strada alla piena funzionalità della struttura militare di trasmissione, degli Stati Uniti d’America, destinata a sorvegliare l’Europa, il Mediterraneo e il Medio Oriente, collegata alle strutture gemelle delle Hawai, della Virginia e dell’Australia.
Per i Comitati NO MUOS, e le associazioni che hanno appoggiato la protesta, può essere la sconfitta definitiva dopo una serie di battaglie alle quali hanno aderito larghe fasce della popolazione siciliana, amministratori e famiglie che hanno temuto per le possibili conseguenze delle emissioni elettromagnetiche sulla salute e, più in generale per l’inquinamento ambientale.
Gli americani hanno difeso strenuamente la realizzazione della struttura, minimizzando gli effetti sulla salute, adducendo motivi di sicurezza internazionale per i quali è stata realizzata la struttura, dai costi elevatissimi.

Una sconfitta in particolare per le associazioni ambientaliste che digeriranno malissimo la decisione della suprema corte, trovando argomenti per dissentire e inscenare nuove proteste.
Come spesso si è avuto modo di ascoltare dalla viva voce di qualche ambientalista, si arriva, spesso, a giudicare sbagliate anche le scelte della magistratura.
E’ il caso, recente, del ricorso al TAR delle multinazionali del petrolio, che gli ambientalisti considerano quasi un affronto che metterebbe a rischio l’intero sistema di tutela del paesaggio siciliano.
Non si comprende come spesso ci si appelli alla giustizia amministrativa, salvo poi dubitarne quando sono, per esempio, le multinazionali del petrolio a ricorrervi.
Non esiste una legge che vieta di farlo, siamo al paradosso per politiche ambientaliste che, forse, interessano poco la gente, se è vero che mai un ambientalista ha riscosso consenso quando ha affrontato il giudizio degli elettori, che, da parte, quasi mai hanno avuto modo di votare liste ufficiali delle associazioni ambientaliste che sono sempre sfuggite al giudizio delle urne.
Un comunicato di Legambiente stigmatizza l’operato delle multinazionali e invita le amministrazioni comunali, gli operatori turistici e agricoli a costituirsi ad opponendum contro il ricorso di Eni ed Edison.
Si ricorda che dal 5 aprile 2016 la provincia di Ragusa ha il suo Piano paesaggistico, ma si dubita sulla giustizia amministrativa che potrebbe non condividere alcune parti.
Secondo Legambiente, le multinazionali del petrolio non vogliono prendere coscienza che la provincia di Ragusa ha chiuso con l’industria estrattiva, ha scelto un altro modello basato su turismo culturale e agricoltura di qualità.
Reiterare richieste di perforazioni, sarebbe un accanimento verso il territorio sempre meno produttivo in termini di idrocarburi, rivolgersi alla magistratura amministrativa quasi una eresia.
“Se il Tar dovesse accogliere il ricorso di Eni ed Edison, cosa che Legambiente, quindi, ritiene possibile ma non accettabile, si ritornerebbe indietro di decenni ai tempi dell’assalto della speculazione edilizia al territorio siciliano”.
Prevedibili analoghe forme di protesta, a questo punto, anche per la sentenza della Cassazione sul MUOS.

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