Peppe Calabrese, dirigente regionale del Partito Democratico ibleo, ha diramato una nota per sostenere la posizione di Dario Franceschini in ordine alla possibile scissione nel PD.
“L’unità del Partito Democratico è un bene prezioso che non possiamo disperdere.
Lo abbiamo dimostrato a livello locale tentando da sempre la sintesi tra le varie anime del Partito Democratico ibleo e abbiamo già pagato sulla nostra pelle.
Nell’attuale contesto politico, non solo internazionale, servono coesione e progettualità per scongiurare l’avanzata delle destre e del populismo.
Il più grande partito della sinistra europea deve avvertire su di sé la responsabilità di questa sfida.
I nostri militanti e i nostri elettori non capirebbero e potrebbero punirci anche nei prossimi appuntamenti elettorali.
Sosteniamo con convinzione lo sforzo di chi, come Dario Franceschini, in queste ore si adopera per far rientrare ogni tentazione scissionista, nell’unico interesse del Partito Democratico e del Paese”.
Una dichiarazione importante di uno degli esponenti democratici più in vista di Ragusa e della relativa provincia, con legami importanti con autorevoli leader regionali del partito.
Se fosse una mezza figura dei democratici iblei, la nota non susciterebbe nessuna riflessione, trattandosi di Calabrese, non ci si può esimere dal notare come lo stesso abbracci la posizione di Franceschini in un momento particolare della vita del partito, nel quale lo stesso Ministro della Cultura era dato per possibile antagonista di Renzi alla candidatura come premier.
E, nella sua nota, Peppe Calabrese, solitamente attento a quello che dice e scrive, non fa cenno né della sua appartenenza renziana, più volte dichiarata, né cita il segretario nazionale del suo partito, una serie di coincidenze che non possono non suscitare riflessioni in quanti, da qualche giorno, si chiedono quali saranno le mosse dei renziani in caso di caduta libera e definitiva del loro leader.
Perché è vero che Peppe Calabrese è sempre stato legato ad Areadem, guidata, a livello nazionale da Franceschini e in Sicilia da Giuseppe Lupo, suo leader di riferimento, ma tra il Ministro e l’ex premier, nei giorni precedenti alla nascita del governo Gentiloni, c’è stata alta tensione perché non è stata apprezzato dai renziani il dialogo di Franceschini con la minoranza del partito, in termini più chiari la disponibilità di Franceschini, naturalmente per il bene del partito, a sostituire Renzi.
Nella sponda di Franceschini , Calabrese ritroverebbe Giorgio Massari ma entrerebbe in rotta di collisione, nel secondo circolo, con Gianni Battaglia, tutto da scrivere sarebbe il destino dei rapporti con Nello Dipasquale che, fino a questo momento, non ha fatto cenni di allontanamento dalla barca renziana.
Ma si sa che le condizioni del mare non sono sempre ottimali, soprattutto quando all’orizzonte c’è aria di elezioni.
Una semplice nota di sostegno per l’unità del partito, scatena, inevitabilmente la fantapolitica delle grandi manovre, che è, poi, quella che piace alla gente, perché che salti corrente qualche mezza figura non interessa a nessuno, Calabrese e il suo seguito, che esiste sempre anche se non affronta i rigori invernali di qualche occasionale flash-mob, fa sempre notizia.
