di Cesare Pluchino
Nell’interpretazione, di Maurizio Tumino, del pensiero dei consiglieri del Movimento 5 Stelle si concentra l’essenza dei lavori del civico consesso
In preparazione delle due sedute di consiglio comunale dedicate alle proposte di modifica dello Statuto Comunale, presentate dai consiglieri del Movimento 5 Stelle Stevanato, per variazioni agli articoli 16,24,26,27, 28bis, 30 ter, 30 quinquies, 30 septies, e Dipasquale, Federico e Disca per variazioni agli articoli 10 e 11, si è tenuta l’ultima delle sedute della conferenza dei capigruppo in funzione di commissione per le modifiche, appunto, allo Statuto Comunale.
Il passaggio di queste modifiche è necessario per le altre, più sostanziali, che saranno apportate al regolamento.
Sono state convocate due sedute apposite del Consiglio Comunale, entrambe alle ore 10 del mattino, prevedendo sedute fiume per la solita sterile, e quanto mai poco opportuna, manfrina che opporrà maggioranza e opposizione in un gioco delle parti che, ormai collaudato, comincia a stancare i cittadini.
I grillini, anche da soli, senza Partecipiamo, hanno la maggioranza sufficiente per approvare quello che vogliono. Considerato il consenso che hanno avuto, potrebbero tirare dritto e approvare le modifiche, magari sopportando qualche centinaio di emendamenti che, per ostruzionismo, le minoranze potrebbero tirare fuori.
Queste ultime sono come sempre intenzionate a recitare la parte dell’opposizione, opponendosi fino all’ultimo alle modifiche, con tutti i mezzi legittimi.
Opinione diffusa è che sia la maggioranza, sia le opposizioni sbagliano: i grillini la tirano avanti da mesi, come se dovessero modificare la costituzione, ogni cedimento potrà essere interpretato negativamente, forme di rispetto della democrazia e degli oppositori, quando ci sono, sono solo forme ipocrite, non sentite. Lo hanno dimostrato più volte e bene interpreta Maurizio Tumino quando valuta che i grillini pensano di essere sedici e di poter fare quello che vogliono.
Le minoranze sono convinte dell’ascolto in diretta televisiva e streaming, così tanto da pensare che l’azione di contrasto in aula valga più di ogni altra cosa e recitano la parte fino in fondo perché convinti di impressionare l’opinione pubblica.
Forse, se facessero delle dichiarazioni e abbandonassero l’aula alle prime avvisaglie di rifiuto del dialogo, eserciterebbero una pressione tale sull’opinione pubblica da costituire una spina nel fianco dell’amministrazione e della maggioranza. Le discussioni e i contrasti in aula sono ormai merce ordinaria per i telespettatori e i lettori, (per quello che ci riguarda, questo ci dicono i numeri – ndr), azioni eclatanti e inedite attirerebbero molta più attenzione.
Se le minoranze pesassero quello che sono riuscite a portare a casa dopo bilanci, piani triennali, regolamenti e atti di indirizzo proposti, valuterebbero meglio la situazione.
Ma quali sono queste modifiche per le quali occorrono due intere giornate di seduta consiliare ? Cosa stravolgeranno della vita amministrativa a Palazzo dell’Aquila ?
Per quanto riguarda lo Statuto, tutto si incentra attorno all’eliminazione dei monogruppi consiliari: ogni gruppo deve essere formato, almeno, da due consiglieri, anche in caso di elezione di un unico rappresentante di un partito o movimento o lista civica, questo deve confluire nel gruppo misto.
La modifica è direttamente collegata a quella, successiva, del regolamento, per la riduzione dei componenti le commissioni.
Le minoranze si appellano al democratico diritto, per ogni gruppo politico, di essere rappresentato nel consiglio e nelle commissioni. In subordine chiedono che, attraverso una norma transitoria, l’applicazione venga rimandata alla prossima consiliatura, come, invece, non intendono fare i grillini che, conquistata la preda, la vogliono mangiare, anche se ormai freddina.
Secondo alcuni sbagliano entrambi, e di grosso.
Pretendere l’annullamento di almeno metà delle rappresentanze democraticamente elette, che, fra l’altro corrispondono a più del 50% dei consensi degli elettori, vuol dire, per i pentastellati, ammettere che, nemmeno con una maggioranza bulgara, regalata, inopinatamente, dagli avversari al ballottaggio, riescono a muoversi agevolmente, segnale di manifesta incapacità politica, e non solo.
Sovvertire, in seguito, del tutto, la composizione delle commissioni, limitando a cinque il numero dei componenti, di cui tre della maggioranza, significa solo dare piena condivisione al pensiero di Maurizio Tumino.
Il tentativo di rimandare alla prossima consiliatura è deleterio per entrambi i contendenti : considerati gli ultimi risultati elettorali e il netto divario fra il Movimento 5 Stelle e le altre coalizioni che hanno determinato l’elezione dei consiglieri, è lecito pensare che, dopo nuove elezioni, gli sparuti consiglieri grillini superstiti sarebbero stritolati dalle nuove maggioranze di qualsivoglia colore politico.
Anche le minoranze non diffonderebbero un’immagine felice pensando solo di tutelarsi nel presente, invece di farne una questione di principio, per cui lottare indipendentemente da chi ci va di mezzo, anche se è lecito pensare che una nuova amministrazione riporterebbe subito indietro le modifiche.
Per il resto più che modifiche sono adeguamenti alle nuove normative, come quelle sulla decadenza del Presidente del Consiglio, fino ad ora inamovibile per legge, sulla possibilità di attribuire incarichi ai consiglieri, per senza valore di delega, cosa finora attuata, non ufficialmente ma alla luce le sole dalla Giunta Piccitto. Ricordiamo Spadola che si è occupato di cultura e del riconoscimento Unesco nell’ambito del distretto del sud-est, Agosta che si è occupato di sport costituendo il referente di diverse società sportive, la Federico che coordinava la raccolta di preventivi per la riparazione di ascensori nelle scuole, dove, peraltro si è interessata di refezione e di esigenze dei dirigenti scolastici, Gulino che ha tenuto i contatti con la protezione civile. Purtroppo, dal momento che viviamo nella becera e strumentale reciproca opposizione ostruzionistica, nessuno, si è mai preoccupato di verificare cosa hanno fatto questi consiglieri, come lo hanno fatto e quali risultati positivi hanno apportato alla cosa pubblica.
La seduta della conferenza-commissione si è protratta insolitamente per questo genere di organismi: il Presidente Iacono ha cercato in tutti i modi di smussare gli angoli e di procedere nell’esame degli articoli modificati da sottoporre al consiglio, ma, più volte, non si è potuto esimere dal rilevare grosse lacune nella stesura dell’atto che presentava diverse criticità evidenziate, tutte, puntualmente, dall’attento Maurizio Tumino, come pure da Giorgio Massari e da Sonia Migliore.
Grosse ed evidenti discrasie sono state altresì rilevate nella stesura delle proposte relative agli articoli 10 e 11 dello Statuto che riguardavano, rispettivamente, i referendum consultivi e il Comitato dei garanti, aggravate dall’assenza, inconcepibile, di tutti e tre i proponenti che non hanno potuto fornire il loro apporto per i necessari chiarimenti.
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