Consiglieri Comunali da mandare a casa in blocco e da non ricandidare

Ancora una seduta del Consiglio Comunale da ricordare come esempio di assoluta irresponsabilità di buona parte dei consiglieri.
Al punto in cui siamo arrivati, sarà d’uopo, ricordare, al momento delle prossime elezioni comunali, il curriculum di ciascuno dei trenta consiglieri, alcuni dovrebbero andare già ora a casa, moltissimi non sono da ricandidare.
Nella situazione attuale, si continua a cincischiare, a nulla valgono, ormai le giustificazioni che nemmeno ci sono. Moltissimi ostentano problemi di lavoro, ma non sono poche le giustificazioni di assenze o ritardi per impegni improrogabili.
La legge tutela i lavoratori, quelli dipendenti che hanno diritto di assentarsi dal posto di lavoro, addirittura per tutto l’arco delle 24 ore. Chi, per motivi che non è opportuno spiegare, non può allontanarsi dal posto di lavoro deve solo dimettersi, per dignità propria e per rispetto degli elettori e del Consiglio Comunale tutto.
Lo stesso vale per ogni altro tipo di impegno.
La seduta del Consiglio Comunale di mercoledì 8 marzo ha visto solo 13 presenti al primo appello, dopo un’ora, alla 19.23, 16 i presenti in aula ma dopo pochi minuti le opposizioni, notando che mancavano quattro consiglieri del Movimento 5 Stelle, oltre a qualcuno che era fuori dall’aula, ancorché all’interno del Palazzo, chiedevano la verifica del numero legale, risultavano presenti in aula solo 8 consiglieri e la seduta doveva essere rinviata alle 24 ore, a giovedì 9 marzo, sempre alle ore 18.
Che il gruppo pentastellato non possa assicurare il numero legale in aula è ormai assodato, ancorché la consigliera Marabita, dissidente espulsa dal Movimento, non è uscita dall’aula assieme alle opposizioni.
Ma nelle condizioni di estrema precarietà occorre garantire la presenza totale dei consiglieri, o dichiarare, apertamente di andare al terzo appello quando servono 12 presenze, naturalmente a patto che queste siano garantite.
Le strategie delle opposizioni sono del tutto legittime, sono consentite dalle norme e sono giustificate dalla situazione di caos totale che pervade il civico consesso.
Anche se è indiscutibile che un diverso comportamento non potrebbe che essere positivamente valutato: perché è scontato e fuori da ogni dubbio che non esiste più la maggioranza pentastellata, condizione che potrebbe essere platealmente ricordata da ogni singolo consigliere di opposizione, all’inizio di ogni seduta, nello spazio dedicato alle comunicazioni, mediante la lettura di una breve nota ove si evidenzi che la seduta è stata aperta grazie alla presenza di uno o più consiglieri dell’opposizione.
Il ripetersi del rito ad ogni seduta farebbe notizia.
Lo spettacolo dei consiglieri di opposizione che escono fuori dall’aula per far mancare il numero legale, ancorché legittimo, non è certo uno spettacolo edificante per la politica, una mossa efficace, ad effetto in particolari situazioni, quando diventa consuetudine si imbibisce del sapore della farsa.
C’è chi legittimamente ha bisogno della giustificazione per l’esonero lavorativo, che viene comunque concesso ai presenti in mancanza del numero legale, ma consentire di aprire la seduta per abbandonarla poco dopo, può far sorgere il sospetto che qualcuno, ma non tutti, aspettino di acquisire il diritto al gettone di presenza per poi andare a casa.
È vero che dei 64 euro di gettone, al lordo delle ritenute, arriva di meno nelle tasche dei singoli consiglieri, non è certo un fattore di arricchimento ma depone male per lo sperpero di pubbliche risorse per i costi che, comunque, comporta una seduta del consiglio comunale.
I grillini dovevano cambiare il mondo, fra gli obiettivi c’era quello di un riordino dei lavori consiliari, sono stati messi nel sacco dagli appelli delle opposizioni, dagli esponenti della vecchia politica che poco o nulla hanno fatto cambiare, nulla, in particolare di tutto quello che significa, ancora oggi, sprechi e perdite di tempo.
Nelle attuali condizioni i consiglieri del Movimento 5 Stelle sono obbligati ad assicurare la loro presenza.
Le sedute devono essere convocate alle ore 9 del mattino per non consentire rinvii dei punti all’ordine del giorno che sono diventati prassi.
Parallelamente si devono razionalizzare le sedute di commissione, per evitare convocazioni superflue che sembrano fatte apposta solo per accontentare la voglia di riunirsi attorno al tavolo.
La gente non ha l’idea dei costi della politica, basti pensare che gira voce che, per esempio, la Commissione di Indagine per l’ammanco dei fondi residui della Legge su Ibla, che dopo i primi tre mesi di lavoro non è pervenuta ad alcun risultato, sia già costata all’Ente, e quindi alla collettività, oltre 20.000 euro, con la facile previsione che analoga cifra servirà per gli altri tre mesi concessi come proroga.
Esiti della cui Commissione di indagine i competenti uffici avrebbero potuto e dovuto tirare fuori senza ulteriori remore dopo che l’inghippo, noto ai più, era venuto alla luce.
È facile comprendere come non c’è stata quella rivoluzione tanto attesa e come la vecchia politica abbia trovato il modo di perpetuare vecchie consuetudini, difficili da estirpare.
Mondi da rivedere e da valutare attentamente nel caso gli stessi soggetti intendano ripresentarsi agli elettori, soprattutto quelli che vogliono ostentare l’aureola in testa di buoni politici.

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