Non ci voleva molto per confermare il bassissimo livello del Consiglio comunale, affogato, nella seduta ispettiva di giovedì 6 aprile, nello spettacolo peggiore che si sia visto nell’aula consiliare.
Ci sono stati, per protestare, per bloccare le sedute, per obbligare a discutere di determinati argomenti, i dipendenti del Consorzio Universitario, i residenti delle contrade, gli addetti alla raccolta dei rifiuti, i lavoratori dell’idrico, gli addetti ai servizi cimiteriali, i lavoratori del settore petrolifero.
Tutti hanno avuto sempre sommo rispetto delle istituzioni e dell’aula consiliare, manifestando in maniera civilissima, stasera, fra gli altri, sono stati anche delle dipendenti comunali a fomentare una protesta che solo la possibilità di una querela ci impedisce di chiamare con il suo nome.
Ma non c’erano solo le dipendenti del servizio di attività integrative, con la spinta tacita di identificati elementi delle opposizioni, sono arrivati in aula anche le dipendenti delle cooperative che gestiscono i due asili affidati a privati e le mamme dei bambini che frequentano gli stessi asili.
I consiglieri di opposizione erano presenti in massa, hanno parlato, il pubblico ha applaudito molti interventi, quando è toccato all’assessore Leggio esporre la sua posizione, che è anche quella dell’amministrazione, è stata inscenata la bagarre, sostenuta e pompata da qualcuno delle opposizioni, segnatamente dai consiglieri Lo Destro e Tumino che, se ricordiamo bene, non sarebbero intervenuti in aula fino a quando non si sarebbe risolta la questione dell’idrico. Ma il bocconcino odierno era troppo appetitoso per lasciarlo ai colleghi avversari delle opposizioni con i quali c’è una guerra sotterranea di paternità della vera opposizione al governo grillino della città.
Nel classico stile dei contestatori più beceri, non è stato consentito all’assessore di esporre le sue tesi, tardiva la sua decisione di interrompere l’intervento, in un contesto in cui mancava la presenza di tutta l’amministrazione e dei consiglieri del gruppo pentastellato che avrebbero dovuto difendere le decisioni dell’amministrazione, oppure, anche, esprimersi contrariamente come solo qualcuno con gli attributi, qualche volta, sa fare.
Una volta interrotta la seduta il pubblico ha invaso l’aula e ha minacciato una finta occupazione per la serata, solo il tempo, come specificato da una dipendente comunale animatrice della protesta, di far arrivare le televisioni per dare un senso alla protesta.
Non abbiamo nemmeno avuto la voglia di vedere come è andata a finire, perché quando già si dice chiaramente che si fa la finta di protestare, solo per farsi vedere in televisione, c’è già un consuntivo del livello della protesta e dei suoi partecipanti.
Quella di stasera un miscuglio di strumentalizzazioni fomentate dai consiglieri comunali che già avevano fatto intervenire le dipendenti in commissione per dare fuoco alle polveri, invito non previsto dal regolamento dei lavori delle commissioni consiliari.
Per chi non ha seguito la vicenda dall’inizio, riassumiamo quanto accaduto: nel contesto dell’esaurimento dei fondi PAC e del mancato rifinanziamento della misura, l’amministrazione ha pensato di sfruttare l’occasione per un carosello di provvedimenti e di misure convergenti.
Con i fondi PAC si erano affidati alla gestione privata due asili nido, Palazzello e Patro, gestiti da una cooperativa, non ritenendo di proseguire nell’affidamento ai privati, con la scusa della mancanza dei fondi PAC, ancor prima di sapere se fossero stati reintegrati, l’assessorato decide di togliere la gestione alla cooperativa e di reclutare il personale dal servizio di assistenza integrativa e doposcuola, un servizio quasi unico, del Comune di Ragusa, in funzione da oltre 30 anni con personale comunale appositamente ingaggiato, al tempo.
In pratica, eliminazione della gestione ai privati, mantenimento dei due asili nido con personale comunale già in carico all’ente, chiusura del servizio di assistenza integrativa che veniva espletato solo per circa 30 bambini.
Un considerevole risparmio per il Comune, secondo l’amministrazione, la cancellazione di un servizio storico della città, che viene colpita nel profondo della sua storia e della sua sensibilità nel welfare locale e nelle politiche sociali, educative e dell’integrazione, secondo l’espressione più nitida dell’opposizione, quella del gruppo Partecipiamo di Giovanni Iacono che ha saputo esprimere compiutamente, e in maniera ragionata, la sua non condivisone, comunque espressa in maniera del tutto rispettosa delle istituzioni e delle persone.
La protesta nasce dal rifiuto, perché di questo si tratta, di dipendenti comunali di essere adibite ad altro servizio, considerando un demansionamento il passare dal servizio educativo assistenziale a quello di assistenza negli asili nido, mobilità del tutto legittima secondo la giurisprudenza, come affermato da sentenze per Comuni vicini, per analoghe situazioni.
L’amministrazione guidata dal sindaco Piccitto ha presentato l’architettura dei provvedimenti adottati e da adottare come rimedio alle difficoltà di ordine economico per mantenere in vita i due asili nido.
Legittima l’opinione di chi vede nella strategia la volontà, già palesata negli anni scorsi, di cancellare il servizio di doposcuola e attività integrative, svolto da dipendenti comunali, solo per una parte dell’utenza scolastica.
Al riguardo va precisato, come specificato nel corso dell’audizione in commissione, che detto servizio pare dedicato, quasi esclusivamente, ai bambini extracomunitari figli di immigrati e di rifugiati.
Se così fosse, per quanto encomiabile ed espressione della politica di accoglienza e di integrazione della città, andrebbe sostenuto con appositi fondi del governo che tanto spende per la questione immigrazione, per l’accoglienza e il mantenimento degli immigrati, senza distinzione fra rifugiati politici e il resto, e non a carico della collettività.
Per il resto ci troviamo di fronte alla tragica realtà di un assetto democratico che non si vuole riconoscere e che, ancora dopo tre anni e 10 mesi caratterizzati, soprattutto per alcuni, dalla disperazione della sconfitta, è contrastato ora, con ogni mezzo per acquisire visibilità presso l’elettorato alla ricerca di un consenso che si ritiene ancora recuperabile.
C’è una disordinata e scomposta azione politica che non è opposizione ma ricerca della candidatura e di spazi ogni costo, l’azione dell’amministrazione Piccitto, per quanto non possa essere condivisa è del tutto legittima e non intacca livelli occupazionali, salvo quelli della cooperativa privata che nulla possono addurre al Comune.
Se fosse al contrario avremmo gli specialisti del ricorso all’Assessorato agli Enti Locali, alla Corte dei Conti e al TAR già in giro per distribuire esposti e denunce, con tanto di legali al seguito e di conferenze stampa sulla materia.
Non riusciamo a capire l’allarme fra le file dell’opposizione per ogni mossa non condivisa della giunta, ogni passo falso di Piccitto e della sua squadra dovrebbe essere musica per i consiglieri dell’opposizione che dovrebbero intravedere il calo del borsino pentastellato.
Così, invece, non è e ogni decisione dei grillini è fumo negli occhi degli aspiranti al ritorno al passato. Perché?
