Castello aperto e centri commerciali chiusi: mettetevi d’accordo

La giornata di Pasquetta ha riportato all’ordine del giorno la questione del lavoro festivo, che, sempre più spesso, viene utilizzata a sproposito e in maniera strumentale.
Viviamo, o, meglio, crediamo di vivere, in una epoca di liberalizzazioni, in realtà ognuno cerca solo la propria convenienza, soprattutto economica, e per i bisogni della collettività non c’è nessuna attenzione.
Molti non considerano che il lavoro domenicale e festivo, in molti settori, è cosa normale, è uno dei soliti problemi all’italiana su cui si discute ad libitum, inutilmente, una di quelle questioni che, servono solo, come in questo caso, a riempire pagine di giornali.
Perché, in Italia, ci sono quasi 5 milioni di persone che lavorano nei festivi, in tantissimi settori, due terzi dei quali sono lavoratori dipendenti. Alberghi e ristorazione i settori maggiormente interessati, ma c’è anche il commercio, la pubblica amministrazione, la sanità, non ultimo il settore dell’informazione.
Chi va a fare il medico o il pompiere sa che potrà essere di turno il giorno di ferragosto o la notte di San Silvestro, chi non è disponibile all’eventualità di turni festivi vada a fare il professore o l’impiegato postale.
Il mondo è in evoluzione, chi non si adegua è tagliato fuori.
Naturalmente vanno intensificati i controlli sull’applicazione delle leggi riguardanti il lavoro e il riconoscimento degli emolumenti previsti per ore di lavoro straordinario e festivo, regole che, ove non siano rispettate, dovrebbero prevedere severissimi provvedimenti, anche di ordine penale, per i datori di lavoro.
Riconosciamo che questo aspetto è spesso una utopia, perché il datore di lavoro ha il coltello dalla parte del manico e impone condizioni limite, minacciando anche il licenziamento.
Ma, se ci fossero leggi adeguate, basterebbe la sanzione severa per uno, al fine di educarne cento.
Dalle nostre parti, la questione si è posta, in passato, per i centri commerciali, che hanno imposto orari e ritmi di lavoro diversi. La situazione sembra stabilizzata, la domenica di Pasqua tutti chiusi, il giorno di Pasquetta un centro commerciale ha chiuso i battenti, un altro ha preferito restare aperto, ma non si sono avvertite polemiche o contestazioni, segnale che il sistema è ormai a regime. Anche i supermercati alimentari sono rimasti aperti mezza giornata per il lunedì dell’Angelo e i dipendenti non hanno mostrato eccessiva contrarietà.
Qualcuno ha voluto sollevare polemiche per i turni di apertura del Castello di Donnafugata, nella giornata di lunedì. Sono stati i consiglieri renziani del PD, D’Asta e Chiavola, a segnalare come, pure in presenza di tanti turisti, il portone del Castello sia rimasto chiuso dalle ore 12.45 alle ore 14.45, per una ‘pausa pranzo’ ritenuta inopportuna, considerata la giornata di grande afflusso di visitatori.
Quello dell’ingresso al Castello di Donnafugata, come pure per gli orari e i turni degli uffici di informazione turistica, è una delle questioni che coinvolge il lavoro festivo.
Il rilievo dei due consiglieri comunali resta esclusivamente lo spunto per discutere di un aspetto evidente della questione, trattandosi di un attacco puramente strumentale e privo di qualsivoglia credibilità, un attacco di tipo politico all’amministrazione di parte politica avversa.
Perché l’amministrazione in carica tenta di destreggiarsi, da quattro anni, fra carenza di personale, esigenze di apertura e, pensiamo noi, resistenze del personale stesso a ricercare soluzioni confacenti alla bisogna.
Fin troppo evidente che, per offrire servizi degni di questo nome, gli stessi debbono essere esternalizzati, ricercando, però aziende e organizzazioni serie, così da non avere i disservizi come quelli per i gabinetti pubblici o i cancelli della villa di Ibla, per i quali, sembra, il personale fa quello che vuole.
La pausa di chiusura del Castello non sembra una tragedia, non si può fare una polemica per degli orari, peraltro annunciati con regolare comunicato stampa e noti attraverso il sito istituzionale del Comune, nonché attraverso l’app turistica di recente attivata, ancorché non sufficientemente propagandata.
Senza dire che è in corso di verifica la possibilità di eliminare l’intervallo di chiusura in determinate giornate.
Ma anche questo è lavoro festivo, e va detto che proprio il lunedì è giorno di chiusura al Castello, mentre si sono aperte le porte in concomitanza con la Pasquetta.
Piuttosto, se di turismo si vuole parlare, vanno rilevati altri aspetti che una gestione non sempre efficiente del settore, in seno all’amministrazione pentastellata, non è mai riuscita a rendere efficienti e funzionali.
Sono gli aspetti che chi vanta di occuparsi della cosa pubblica per mandato dei cittadini dovrebbe mettere al centro dell’attenzione.
Come al solito, centro storico superiore deserto con i locali pubblici chiusi, trovare un esercizio aperto all’ora di pranzo era un’impresa, solo il ristorante di piazza san Giovanni accoglieva clienti, il resto tutti locali specializzati per la movida notturna a base di alcool.
Anche a Marina di Ragusa molti locali hanno preferito aprire solo per la serata, a qualcuno, in una piazza Torre invasa da tavoli e sedie, è capitato di sentirsi dire: “c’è stata la Pasqua di mezzo, oggi, fra l’altro è lunedì (!?!?), per l’aperitivo possiamo darvi solo la vostra scelta, senza stuzzichini, non siamo pronti”.
Allora, se si parla di turismo, vanno anche valutati questi aspetti, non trasformiamo anche il centro storico superiore e Marina di Ragusa in un bazar esercizi di ristorazione notturna per i locali, se vogliamo accogliere degnamente i forestieri.
Di questo dovrebbe preoccuparsi anche l’associazione dei commercianti e distinguere bene fra sviluppo economico e sviluppo turistico che sembrano coincidenti ma hanno percorsi diversi.

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