Brainstorming per il centro storico di Ragusa

Vero e proprio assalto mentale di Federico Piccitto per stanare le idee dalla testa di residenti, commercianti e artigiani del centro storico, e professionisti, a vario titolo, potenzialmente coinvolti nelle possibili strategie per una rigenerazione del centro storico superiore di Ragusa.
La tattica del sindaco e del vicesindaco assessore ai centri storici, già alla seconda riunione, mostra i risultati di segnali di proposte concrete che attendono solo una sintesi, invero poche e non strabilianti, ma che hanno il pregio di provenire dalla base, dalla collettività, da chi vive giornalmente il centro e ne conosce le criticità maggiori.
Prima del terzo incontro, il prossimo, programmato per metà maggio, dovranno pervenire le prime concrete proposte, non è escluso che sarà utilizzata la piattaforma di consultazione popolare digitale che, proprio a metà maggio avrà concluso la raccolta delle preferenze sulla destinazione del City.
Il tavolo ha funzionato, moltissime le richieste di partecipazione, dopo che il sindaco aveva scelto, con determina sindacale, i componenti: diverse associazioni hanno chiesto di poter intervenire, anche se le istanze più concrete, salvo conferme di fattibilità, sono venute solo dagli architetti e dai residenti.
Per il resto associazioni datoriali e associazioni socio-culturali non hanno saputo offrire idee innovative, si sono limitate a vantare la propria attività per una valorizzazione del centro storico, attività che per molti è concreta ma non in grado di risolvere da sola i mali del cuore della città.
Per il resto aleggiava sulla riunione una eccessiva cura dell’interesse particolare, sempre legittimo ma scevro da eccessive considerazioni sulle esigenze generali della collettività.
Non si è volato alto sul centro storico, si è guardato, di più, allo spazio circostante la propria residenza o la propria attività commerciale, senza voler capire che una vera rinascita del centro storico passa dalla attenzione verso le zone più periferiche, ma per questo non meno caratteristiche, del vecchio nucleo abitativo della città.
Le associazioni hanno vantato l’interesse rivolto al centro, hanno ricordato le varie iniziative e hanno anticipato quelle prossime, ma nulla di particolarmente esaltante, che non ha richiesto, nemmeno, interventi a sostegno, dell’amministrazione, per esempio di carattere logistico o economico.
Particolare la posizione dell’ASCOM, che è l’associazione che ha richiesto il tavolo ma si è trovata, palesemente, indisposta dal suo improvviso e inaspettato allungamento, con una malcelata insofferenza ai contributi spontanei che venivano fuori dai vari interventi.
Dire che il tavolo si era chiesto per sincronizzare gli interventi fra assessorato allo sviluppo economico e assessorato ai lavori pubblici e ai centri storici è apparso assai limitativo, di una visione troppo dedicata a interessi precisi, sia chiaro del tutto legittimi.
Ma chi ha saputo leggere fra le righe non può esimersi dal valutare come centrale l’obiettivo unico di riaprire al traffico la via Roma, una aspettativa solamente allucinante che, come trapelato per l’antipatia verso i birilli di cemento che delimitano la corsia di percorrenza da via Salvatore, è anche propedeutica alla tolleranza che verrebbe poi richiesta per brevi soste lungo il percorso, come già avvenuto per il tratto via Salvatore – Ponte Nuovo.
Anche l’ipotesi di cambiamento nel senso di marcia di corso Vittorio Veneto, considerandolo come naturale via di ingresso alla città, sembra strumentale a successive strategie, considerato che sarebbe un doppione della via Sant’Anna e del corso Italia.
I rappresentanti dell’ASCOM non possono sedere ad un tavolo sulla rigenerazione del centro storico preoccupandosi solo del piano del traffico per i prossimi lavori sulle condutture idriche, ma soprattutto, dopo decenni, dovrebbero dare una svolta alle loro politiche che risultano saldamente ancorate, ancora dopo anni, alla via Roma e a tutto quello che di limitrofo interferisce con essa.
L’associazione dei commercianti dovrebbe essere di tutti i commercianti associati, senza distinzione di via e numero civico, ma da anni si sente solo parlare dei problemi di via Roma, per le luminarie di Natale e per i festeggiamenti di San Giovanni.
Ci si preoccupa per i pochi commercianti rimasti in via Roma e nel centro storico, ma non c’è nessun intervento quando in estate o nei festivi gli associati abbassano le saracinesche tutti insieme e lasciano cittadini e turisti nel più assoluto deserto.
I residenti hanno sottolineato le diverse criticità, con il comune denominatore del necessario ripopolamento del centro, evidenziando come si guarda con più attenzione agli eventi e alle manifestazioni serali, compresa la movida notturna, ma non a trovare come movimentare il centro quando è giorno.
Ed esprimendo la necessità di doverose attenzioni alla logistica, in occasione di eventi e iniziative di vario genere, non si è potuto evitare di rinnovare il forte dissenso nei confronti di progetti che hanno stravolto e annullato l’identità della città.
C’è stato un appello dei residenti per il decoro urbano, per la sicurezza, per il recupero degli spazi e degli edifici abbandonati, con la intelligente proposta del prof. Flaccavento che ha proposto di propinare ai concittadini passeggiate istruttive per far meglio conoscere le criticità del centro storico.
I motivi dello svuotamento del centro storico sono ormai noti e addebitabili, l’attuale amministrazione deve provvedere al controllo, per esempio sui dehors, che invadono porzioni sempre più ampie delle vie, senza tenere conto degli ingressi alle abitazioni, con strutture per riparare dal sole che sono più grandi della strada.
Come si potrebbe pensare di cercar casa in centro, se per entrare dal portone si deve chiedere il permesso a persone agitate dai fumi dell’alcool o si deve fare la gimkana fra i tavolini, senza dire che si deve lasciare l’auto ‘a casa del diavolo’ mentre gli esercenti, di giorno, posteggiano l’auto sotto gli ombrelloni senza che nessuno controlli.
Quelle dei residenti, proposte migliorative, ma non risolutive.
La sintesi di quello che resta da fare, nell’intervento del Presidente della Fondazione ARCH, l’architetto Manganello, che ha mostrato la sua professionalità nell’approccio alla questione, pur deludendo per l’intervento sul metodo e sull’esito del progetto di riqualificazione di piazza Cappuccini, una pura rivendicazione di categoria che avrebbe potuto riservare ad altre sedi, come pure altre considerazioni sulle criticità della professione che non dipendono certo dall’amministrazione e a 5 Stelle né da altre.
Lo stesso Manganello ha sancito, da esperto e pluridecorato professionista, l’assurdità del progetto di via Roma che è ormai considerato, unanimemente, come la madre delle criticità del centro storico.
Un progetto giudicato ‘assurdo’, “che ha violato la specificità dei luoghi, che non ha compreso la vera funzione della via”, le parole di Manganello sulla via Roma che imporrebbero, e forse imporranno, di mettere mano ad un progetto di ritorno al passato.
Del resto, l’architetto deve ammettere che anche la via Roma è venuta fuori dalle idee di suoi colleghi, come pure la accecante illuminazione che ha costretto all’installazione di fari da cantiere, senza parlare delle recenti installazioni sul ponte nuovo che si volevano propinare definitivamente alla città, con l’aggravante di essere malauguranti per quel riferimento ondeggiante al terremoto.
Giustamente, l’architetto Manganello mette al centro della problematica centro storico la residenzialità, che va recuperata attraverso politiche di incentivazione, legate soprattutto alla leva fiscale.
Argomento che avrà atterrito il sindaco che già intravedeva il confronto con il suo assessore al bilancio, ma dai contenuti interessanti per quanto riguarda le possibilità di convenzioni con l’Ordine degli Architetti, degli Ingeneri, con gli Istituti di credito.
Ma importante, soprattutto, il progetto, che si può considerare improcrastinabile, di recupero e riutilizzo degli spazi e degli edifici dismessi che, forse, da soli, potrebbero rivitalizzare il centro storico, se dedicati in maniera opportuna ad attività che possano ricreare attrazione e movimento in città.
A margine dei lavori del tavolo va considerata l’assenza totale della voce delle opposizioni che su una problematica così vitale per la città, e per il suo tessuto socio economico, manifesta la più totale latitanza, segnale inequivocabile della consistenza dell’opposizione comunemente gridata e delle capacità politiche che, del resto, debbono coprire errori del passato, a vario titolo condivisi o tollerati.

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