Un acquisto lungimirante che rende vivo il Castello di Donnafugata

di Cesare Pluchino
Nelle parole di Federico Piccitto e di Stefania Campo la sintesi di un acquisizione che può proiettare l’antico maniero e la città di Ragusa in ambito internazionale

Il paradosso è che a suggerire, per primi, l’acquisto della collezione di abiti d’epoca  Arezzo di Trifiletti sono stati esponenti delle opposizioni consiliari. Dopo l’acquisizione, anche questo tassello si aggiunge a quella che resterà, di certo, come una delle mosse più azzeccate dell’amministrazione Piccitto.
Non si potrà dire che le proposte delle opposizioni sono rifiutate o disattese per principio, anzi sono accettate e sviluppate con inusitata tenacia. Piuttosto, fra le opposizioni, dovranno provvedere ad accordare le voci dissonanti che emanano già critiche strumentali.
In una delle incantevoli sale dei bassi del Castello di Donnafugata, è stata presentata alla stampa l’acquisizione della collezione di abiti d’epoca di Gabriele Arezzo di Trifiletti. Il Sindaco e l’assessore Campo, lo stesso Arezzo e rappresentanti della Soprintendenza ai Beni Culturali, hanno illustrato, ai giornalisti, le peculiarità della raccolta, tracciando le linee programmatiche dello sfruttamento turistico-culturale della stessa, unitamente alla logistica espositiva e della conservazione.
Federico Piccitto, visibilmente orgoglioso del momento che ha coronato intense trattative nell’interesse esclusivo della città, ha parlato di un acquisto lungimirante, pendant prezioso dell’inestimabile valore del Castello. Insieme costituiranno, da subito, un rilevante attrattore di visitatori, ma più ancora – ha tenuto a sottolineare il primo cittadino – viene dato ossequio al mandato naturale dell’amministrazione che provvede a tutelare e a valorizzare, con la raccolta, il Castello, come bene della comunità.
Non ha mancato di esprimere un ringraziamento alla Soprintendenza per l’attenta e proficua collaborazione che auspica si rinnovi per poter apprezzare, nella loro interezza, gli aspetti storici della collezione.
Inevitabile il riconoscimento a Stefania Campo per l’ottimo lavoro svolto e per la tenacia con cui ha seguito le trattative, l’acquisto e la consegna che rappresenta, ora, l’inizio di un impegno quanto mai gravoso, ma coinvolgente, per ottimizzare il possesso del bene.
L’assessore, da parte sua, ha mostrato di avere le idee molto chiare su quello che c‘è da fare, non si è mostrata affatto disorientata al cospetto di una serie di incombenze e di iniziative che già bussano ai portali del Castello.
Ha voluto, innanzitutto, significare l’arricchimento della dimora di campagna del Barone Corrado Arezzo de Spuches, che già costituisce meta privilegiata di tanti turisti e visitatori, oltre ad essere meta amata e preferita dagli stessi ragusani.
La collezione renderà vivo il Castello, in particolare i pezzi che riguardano l’ ‘800 saranno esposti nelle stanze del piano nobile, già aperte al pubblico dei visitatori, contestualizzate nei vari ambienti.
Le 18 sale, planimetricamente disposte ad infilata, saranno, finalmente, valorizzate e rese ancor più fruibili.
Gli scenari che Stefania Campo ha fatto intravedere sono sicuramente frutto di un attento e certosino lavoro di analisi delle potenzialità che potrà rappresentare la raccolta, non solamente in ambito culturale, ma più ancora per quello che riguarda lo sviluppo economico e il rilancio turistico della città.
L’interesse di stilisti locali e di levatura nazionale e internazionale, per un rilettura in chiave  contemporanea della raccolta di abiti, lascia intravedere proficui rapporti di collaborazione con altri centri, a vario titolo con interessi nella storia e nella esegesi del costume.
Ragusa potrebbe diventare un polo di eccellenza nel meridione, il secondo in Italia, non solo per l’aspetto museale ma, più ancora, per quello di ricerca e studio della materia.
Il prof. Arezzo ha rievocato la storia della raccolta, il suo sviluppo e la necessità finale di garantire alla collezione una degna e funzionale collocazione che hanno trovato sintesi in questa dimora finale che è anche quella della sua origine, essendosi sviluppata la raccolta attorno ai primi esemplari costituiti da capi appartenuti alla famiglia Arezzo.
Evidenziate le peculiarità riferibili ai capi appartenuti alle famiglie più in vista dell’antica Contea, tutte con legami con vari rami della casata iblea, in risalto i pezzi più pregiati che l’Arezzo ha identificato nell’abito di Donna Florio e in quello della nobildonna Ciaceri Romeo, che furono protagonisti al G8 de L’Aquila, esposti alla visione e all’apprezzamento dei leader mondiali.
Un cenno a parte merita la collezione di pizzi e di merletti, rigorosamente fatti a mano nella Contea, espressione originale dell’arte locale che si imponeva, ai tempi, in tutto il continente.
Portate all’attenzione la rara collezione di scarpe e la presenza nella collezione dei quattro tipi di costume, il quotidiano, il festivo, il solenne e il rituale, nel contesto della triade dell’essenza sociale, costituita dai costumi profano, militare e religioso.
Ipotesi progettuali per il polo museale da costituire, di cui ci occupiamo in altra parte del giornale, sono state illustrate da uno studioso, l’architetto Iacono, presentatosi, inspiegabilmente, come semplice cittadino, al tavolo della conferenza stampa, in realtà titolato referente regionale delle Case della Memoria, circuito nel quale, dallo stesso, è stato curato l’inserimento del Castello di Donnafugata, nel corso dell’ultima sindacatura Dipasquale, assessore alla cultura Sonia Migliore.
Iacono è stato anche curatore–gestore della Casa della Memoria di Dante Alighieri e ha seguito con particolare trasporto tutte le fasi della trattativa per l’acquisto della collezione, attraverso il coordinamento di un movimento d’opinione su facebook che spingeva per una definizione dell’acquisto che veniva giudicato indiscutibile e inevitabile per l’amministrazione.
Le forti pressioni esercitate, la sua presenza alla consegna della raccolta e il malcelato auspicio del prof. Arezzo che ad occuparsi della collezione non sia un politico ma, piuttosto uno studioso, nel contesto di un ruolo prettamente artistico dell’incarico di curatore del giacimento museale, il suo presentarsi come semplice cittadino, ruolo ma visto al tavolo di una conferenza stampa, la sua frase: “E’ arrivato un bambino e bisogna accudirlo subito”, quasi a giustificare la sua presenza, hanno fatto sì che la prima domanda dei giornalisti fosse appunto : “Chi se ne occuperà ? “ (della collezione ndr)
Le risposte dell’assessore e del sindaco, su una scelta che verrà operata per competenze e sulla verifica di aspetti particolari, hanno confermato che non ci sarebbero posizioni privilegiate per l’ambito incarico, di cui dovranno essere perfezionati, comunque, ruoli, competenze e compensi.
Il curriculum dei candidati dovrà facilitare, di certo, la selezione per dare vita alla pianta organica del polo museale, sicuramente i problemi nasceranno per il coinvolgimento di qualifiche specifiche e del personale necessario, che potrebbe essere reperito all’interno del Comune, all’esterno tramite selezione o, come si vocifera, potrebbe essere proposto dallo stesso curatore incaricato, personale di cui il Comune potrebbe avvalersi tramite cooperativa o associazione culturale.

{gallery}collezione abiti{/gallery}      

Ultimi Articoli