Rubrica “Si alza il Sipario su…” a cura della Fondazione Teatro Carlo Terron – Regione Sicilia e dell’Osservatorio Interpartitico Pari Opportunità

L’Italia e l’immigrazione

L’Italia è oggi alle prese con un grave problema, che affonda le radici in tempi ormai lontani, ma per il quale non è ancora tardi trovare la soluzione.
L’immigrazione infatti non ha ancora trasformato il nostro Paese, né rappresenta una parte considerevole della sua popolazione, e nemmeno è stata causa di disordini, come invece è successo in Francia ed in Gran Bretagna. Per questo non è ancora tardi per trovare una soluzione alle questioni che essa pone: tuttavia, stringono i tempi per un altro motivo, legato agli avvenimenti mondiali. 
Nonostante gli immigrati, non rappresentano una grossa fetta della popolazione italiana, richiedono lo stesso una particolare attenzione. Noi Italiani non ci definiamo razzisti, eppure il trattamento che riserviamo ai cittadini degli altri Paesi non si discosta molto dal razzismo: forse non è un razzismo “fisico”, ma a livello “mentale” abbiamo ancora molta strada da fare. Noi ci limitiamo ad importare manodopera da Paesi meno fortunati, e la importiamo con modalità non dissimili dal commercio di schiavi di un tempo. Gli immigrati, per molti imprenditori, sono solo bestie da peso, di cui discutere a cifre ed a cui lesinare salario e diritti, senza nessuna seria politica sociale e industriale. I diversi Governi della Repubblica, non hanno fatto nulla per cambiarne la situazione.
Nemmeno la comune mentalità è cambiata verso di loro, al massimo s’è rivestita d’ipocrisia, e continua a ragionare secondo luoghi comuni falsi ma difficili da cancellare. Eppure, molti tra gli immigrati hanno trovato gente per bene ad accoglierli o a dare loro un impiego, hanno trovato la Terra Promessa qui in Italia, un luogo dove vivere e dove crescere i loro figli.
Ecco dunque la prima natura del problema, l’integrazione. Finora non abbiamo né saputo né voluto portare avanti una vera politica d’integrazione: il laissez-faire s’è imposto verso la manodopera industriale, nessuno ha mai pensato di creare alloggi per gli immigrati e le loro famiglie, né scuole per loro ed i loro figli, nonostante l’indiscusso contributo offerto alla claudicante industria italiana; e la situazione è, se si vuole, peggiore nei riguardi di quegli immigrati che vengono come lavoratori autonomi, regolari o irregolari che siano; in sostanza, non molto è cambiato dai tempi di Verga e di Dickens.
Noi non solo possiamo, non solo dobbiamo, ma abbiamo il dovere profondo di integrare gli immigrati ed i loro figli nella nostra società: dobbiamo dare loro non solo il permesso di soggiorno, ma anche la cittadinanza, specie quando decidano di crescere una famiglia qui tra noi; dobbiamo dare loro un lavoro se possibile, ma anche un’istruzione, insegnare loro la nostra lingua, la nostra storia e geografia, educarli civicamente, tutte cose che in effetti mancano anche ad alcuni cittadini “autoctoni”, ma che aiuterebbero assai la loro integrazione; dobbiamo garantire loro i diritti riconosciuti ad ogni italiano, tanto quelli ufficiali sanciti dalle leggi, quanto quelli non scritti ma che permettono ad una persona di non diventare un cittadino di serie B, come il poter trovare una casa ed averla allo stesso prezzo di un “indigeno”; ed infine dobbiamo far sì che essi diventino italiani e che si sentano italiani, pretendere da loro il rispetto delle leggi e dei  nostri principi e  non pretendere d’imporre i loro principi e le loro leggi a noi.
La seconda natura del problema, la più recente e la meno evidente, ma anche la più inquietante e pericolosa, ossia i possibili agganci con il terrorismo. Non servono leggi speciali per il terrorismo, bastano quelle già esistenti, al limite si potrebbero utilizzare quelle riguardanti lo stato di guerra per coloro che operino contro le Forze Armate; forse una procura nazionale ed internazionale anti-terrorismo sarebbe d’aiuto, per necessità logistiche; quello che può davvero aiutare a sconfiggere i nemici dell’Occidente sono una minore ignoranza ed un maggiore buon senso, uniti alla fermezza nelle parole come nei fatti, a politiche rivolte al miglioramento della situazione di molti immigrati ma anche rivolte alla durezza  verso coloro che vengono individuati come cellule fondamentalistiche.

Sofia Pellegrino e Noemi  Pulizzi

Classe II  B sez. Turismo  –  Istituto Tecnico Statale “ G. Garibaldi” – Marsala

Referente del progetto: prof.ssa Teresa Titone

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