Consiglio Comunale: la solita due giorni di misteri e di magie

Una seduta del civico consesso riservata a Ordini del Giorno e ad un Atto di indirizzo che si è rivelata appassionante anche nella sua breve storia.
Si inizia, lunedì pomeriggio, 22 maggio, con 18 presenti che per l’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila rappresentano un minimo di decenza nella scriteriata assemblea cittadina, ci pensa il Presidente Tringali a rendere viva la seduta con la ormai troppo replicata concessione della poltrona alla vice Presidente Federico.
In un clima d’aula non certo ordinato e consono all’istituzione, che spesso la vice Presidente non riesce a controllare, i cinque del gruppo misto, quello di Maurizio Tumino, sono in consultazione nei loro scranni e, redarguiti dalla Presidenza, pensano bene di abbandonare la seduta, subito dopo il consigliere Mirabella torna in aula, intimando di procedere alla verifica del numero legale che non c’è.
Si torna in aula un’ora dopo, plausibile pensare che, come altre volte, si sarebbe andati all’indomani, ma c’era la presenza di una rappresentanza dei Vigili del Fuoco discontinui, quelli precari, che attendono, da anni, in tutta Italia, la stabilizzazione.
Invitati in aula, con un post sulla sua pagina facebook, dal consigliere Mario D’Asta, alcuni Vigili per seguire l’esame di un Ordine del Giorno presentato dai consiglieri renziani del PD, D’Asta e Chiavola, sulla scia di una analoga iniziativa presentata da colleghi dello stesso partito e della stessa corrente nei comuni di Comiso e Vittoria.
Un impegno che non si poteva tralasciare, quello dei consiglieri PD di Ragusa, che non potevano non dare seguito ad una iniziativa già intrapresa con successo in due importanti comuni della provincia, comprensibile la necessità delle altre componenti politiche di mostrarsi solidali con l’approvazione dell’OdG che, pur all’unanimità, avveniva tra mille distinguo e precisazioni.
La sintesi era tracciata con la consueta colorita retorica da Maurizio Tumino che registrava quanto avveniva in consiglio comunale come specioso e comico, non sottraendosi, comunque, al voto finale favorevole.
Tumino metteva in luce come intanto come il Comune non avesse nessuna competenza e nessuna possibilità di incidere sulla vertenza dei Vigili del Fuoco discontinui, una vicenda che nel 2008 il governo Berlusconi, di centrodestra, aveva tentato di risolvere, ma alla quale il governo Monti e quelli seguenti, a guida del Partito Democratico, procurarono il definitivo affossamento per la scelta di non trovare le somme necessarie alla stabilizzazione.
Ora, nel 2017, la Commissione Affari Istituzionali della camera ha votato una risoluzione, all’unanimità, Pd, Forza Italia e 5 Stelle sono uniti per dare sostegno ai Vigili discontinui, ma per trovare le somme la risoluzione va inserita nei decreti attuativi della Riforma Madia e occorre trovare i fondi nella Legge di Stabilità.
Dal Consiglio Comunale di Ragusa, sottolinea Tumino, come al solito, possono arrivare solo solidarietà e pacche sulle spalle, ma nulla più.
Lo spettacolo è integrato dai 5 Stelle ragusani che tentano di far approvare tre emendamenti che vanno contro la risoluzione, e dagli interventi che sottolineano le colpe del Partito Democratico, mentre sono evidenziate le opportunità di ritirare gli emendamenti.
Alla fine 25 voti favorevoli, all’unanimità, perché un Ordine del Giorno non si nega a nessuno, ma sintesi egregia del nulla che riesce a produrre il civico consesso di Palazzo dell’Aquila, approvando un atto che tutti sono concordi nel definire inutile ai fini della risoluzione della vertenza dei Vigili del Fuoco discontinui.
Si passa poi al prelievo del punto 5, un Atto d’indirizzo presentato dalla consigliera Marabita, dissidente sospesa del Movimento 5 Stelle, riguardante la tutela del paesaggio rurale.
Alla votazione per il prelievo sono presenti solo 10 consiglieri, manca il numero legale e si rimanda alle 24 ore, fra qualche piccola protesta della consigliera e qualche plateale sorriso di scherno dei consiglieri 5 Stelle che si erano premurati di uscire dall’aula.
La seduta, in terzo appello del pomeriggio di martedì 23 maggio, si presentava minimamente avvincente per la possibilità che, con solo 12 presenti, assenti i grillini, le opposizioni avessero potuto approvare l’OdG della Marabita: l’ago della bilancia era costituito, come sempre dal gruppo di Maurizio Tumino, con i suoi 5 consiglieri.
Assente, fra le forze di opposizione, con le quali la Marabita è alleata, fin dai tempi delle variazioni di bilancio, forse solo il consigliere Ialacqua, per motivi di lavoro, ma che i colleghi davano per presente in tarda serata.
Ai vari Iacono, Castro, Migliore, Nicita, Massari, Morando e alla stessa Marabita si dovevano aggiungere D’Asta e Chaivola, ma erano determinanti i 5 del gruppo misto.
Gruppo di Tumino che permetteva l’apertura della seduta, dopo una breve presentazione dell’Atto di Indirizzo da parte della consigliera Marabita, si passava subito alla votazione e, come per magia, lo stesso gruppo svaniva nel nulla, scomparendo in una nube di fumo dove si perdeva anche il consigliere Giovanni Iacono.
Mancando ancora una volta il numero legale, la seduta veniva chiusa, con gli atti, in esame e da esaminare, che dovranno essere calendarizzati nelle prossime conferenze dei capigruppo.

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