Aspettavamo un intervento dell’unico faro rimasto di tutta l’area di moderati di centro destra, eravamo in attesa di una nota dell’amico Maurizio Tumino che si inserisse nell’ormai disvelato dibattito politico per la candidatura a sindaco della città.
Abbiamo sempre apprezzato la persona e il politico, abbiamo acceso ceri al Santo Patrono della città perché il Movimento 5 Stelle aprisse le maglie della sua struttura a militanti ed ex militanti di altri partiti e movimenti, – e il santo Patrono, pare, ci abbia ascoltato – abbiamo sempre considerato Maurizio Tumino, in ogni caso, fra i pochissimi, se non l’unico perché più vicino al nostro sentire politico, in grado di contendere degnamente la poltrona di primo cittadino all’attuale sindaco di Ragusa.
Ci ha deluso, e lo abbiamo evidenziato, solo la sua scelta di uscire da Forza Italia e di arruolarsi in un piccolo, insignificante movimento politico locale, una sorta di embrione di lista civica, senza una leadership degna di questo nome e, in ogni caso inadeguata alle potenzialità di Maurizio Tumino e della sua squadra, perché Maurizio Tumino non fa parte di una squadra ma ha la sua squadra.
Quando abbiamo visto lampeggiare la spia dei messaggi abbiamo aperto con foga la custodia, i nostri occhi si sono illuminati quando abbiamo letto la scritta del movimento di Tumino, perché, di solito i comunicati, che normalmente cestiniamo, arrivano via mail, quando il vettore è Whatsapp è Tumino che parla.
Ma che grande delusione, da abile stratega, ma c’era da intuirlo, Maurizio non si tuffa nella querelle comune di chi sgomita per la sindacatura, ma ci delizia con una nota sulle consultazioni popolari tramite piattaforma digitale che sono operate dall’amministrazione Piccitto.
Grande, grandissima delusione, anche perché, forse, per l prima volta, non condividiamo la posizione di Maurizio Tumino.
Questo il testo integrale della sua nota:
La democrazia diretta: una forma sconosciuta per l’amministrazione grillina.
Si preferisce fare ricorso alla rete anziché incontrare direttamente la gente di Ragusa per chiedere quale utilizzo risulta più congeniale per l’area di villa Margherita abbandonata colpevolmente da questa amministrazione.
Il 34,4% di 148 partecipanti al voto facile ovvero appena 50, e solo 50, cittadini della nostra comunità hanno inteso dare un’indicazione precisa al sindaco riguardo il miglior utilizzo da fare di quell’area destinandola per attività ludico ricreative.
Aldilà di potere o meno condividere la indicazione maggioritaria appare opportuno invece registrare la inconcludenza di questa amministrazione che, come al solito, decide di non decidere trasferendo ad altri la responsabilità delle scelte.
Fare buon governo significa anche assumere il coraggio di un’azione amministrativa.
E di coraggio questi grillini, in questi anni, ne hanno mostrato veramente poco.
Oramai siamo al resoconto di un’intera consiliatura e mai una volta questa compagine grillina si è distinta per la capacità di stare tra la gente.
Ha preferito restare nascosta, senza mai mostrarsi forse perché le rare volte che lo ha fatto ha registrato solo fallimenti.
Gli insuccessi continui in termini di partecipazione “vera” sul bilancio partecipato, sul forum cittadino sul piano strategico, sul PRG, solo per fare alcuni esempi, sono la testimonianza netta di una mancanza di collegamento con la comunità.
Fare continuamente appello, senza tra l’altro appurare una forte partecipazione, alla partecipazione virtuale è proprio sinonimo di una manifesta inadeguatezza.
Lo strumento di coinvolgimento dei cittadini alla partecipazione della vita democratica della città denominato “Votofacile” è risultato l’ennesimo fallimento dell’amministrazione.
Chi governa una città ha il dovere di scegliere, se non si è capaci di farlo esiste solo un’alternativa: ammettere la propria inconsistenza e restituire, subito, la possibilità ai cittadini di tornare a nuove elezioni.
Dissentiamo totalmente: potremmo ammettere solo che il Sindaco non sta tra la gente, ma è un dato caratteriale, salvo Nello Dipasquale, tutti i predecessori hanno tenuto le porte ermeticamente chiuse, controllate a vista dal guardiano, più o meno intimo, di turno.
In ogni caso la consultazione popolare non vuole e non può sostituire il contatto diretto.
Come abbiamo avuto modo di esternare in altra parte del giornale, poche ore prima, il fatto che solo 148 cittadini (e non 50) abbiano “inteso dare un’indicazione precisa al sindaco riguardo il miglior utilizzo da fare di quell’area” va solo a grande demerito della collettività che non ha risposto, ma si deve considerare che l’iniziativa non è stata adeguatamente propagandata, neanche sui social tanto cari ai grillini.
Dovevamo essere subissati di inviti alla partecipazione, invece ci sono persone totalmente all’oscuro della possibilità di esprimere un parere e dei temi in discussione attualmente.
Da uomo politico abile, scaltro e navigato, e per i buoni rapporti che Tumino intrattiene con molti pentastellati, soprattutto delle superiori gerarchie, sa bene che Piccitto e la sua Giunta sanno quello che vogliono fare, le idee le hanno molto chiare, non hanno, casomai, quel senso di orientamento e quella ‘praticità’ che permette a uno come Tumino di arrivare alla meta in tempi dimezzati.
Ma pensare che si possa credere che l’amministrazione voglia affidare le scelte alla consultazione popolare perché non capace di decidere è una amenità che Tumino ci avrebbe potuto risparmiare.
Gli esiti delle decisioni, dei provvedimenti, delle opzioni preferite fanno ormai parte del bagaglio valoriale di questo governo della città che sarà giudicato dagli elettori esattamente fra un anno.
La scarsa partecipazione della città agli importanti appuntamenti, bilancio partecipato, piano strategico, PRG, piano per la mobilità sostenibile esprimono, di certo, la distanza con la collettività, ma sono anche indice di un disinteresse per la politica provocato da anni di nefandezze che ha disilluso la gente.
E, in ogni caso, gli assenti hanno sempre torto e non possono recriminare: Tumino sa che una diversa partecipazione alle ultime amministrative avrebbe cambiato, molto probabilmente gli esiti del voto, segnatamente per la sua lista.
La scarsa partecipazione non è inadeguatezza dell’amministrazione ma inadeguatezza, forte, delle opposizioni che parlano, gridano, sbraitano, ma non sanno organizzare il dissenso in maniera efficace, opposiizoni dalle quali Tumino e compagni della squadra, si distinguono troppo poco.
Per mandare a casa un Sindaco non servono le pregiudiziali e i ricorsi al TAR, lo abbiamo visto in questi quattro anni: basterebbe imporre delle scelte facendo votare 1.000, 5.000, 10.000 cittadini.
Sarebbe una dimostrazione di forza che lascerebbe da parte ogni strategia.
Quella utilizzata, dei comunicati stampa che vantano solo consensi, adesioni e grande seguito, è da apprendisti della politica e sembra solo una riedizione de “L’uomo delle Stelle” di Tornatore.
