Si sono fatti in quattro, i vertici della Azienda Sanitaria per farci tornare indietro nel tempo: nessuno, ora, si vanta di essere stato l’artefice dell’impresa, è, anzi, iniziato lo scaricabarile delle responsabilità, di certo dalla prossima settimana i vecchi ospedali di Ragusa, il ‘Civile’ e il ‘Maria Paternò Arezzo’ ritorneranno in piena efficienza, dopo che erano stati svuotati, eccezion fatta per l’emodinamica che vedrà rimontato, nel vecchio reparto, l’angiografo, ormai diventato un habitué del ‘va e vieni’ da contrada Cisternazzi, solamente fra una decina di giorni.
Questo è l’unico dato certo emerso dalla seduta della sesta Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Siciliana, convocata dal presidente, l’on.le Giuseppe Digiacomo, a Ragusa, presso l’aula consiliare del Comune: all’ordine dei giorno la situazione dell’Ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa e lo stato dell’arte del servizio sanitario ibleo.
In verità una grossa delusione per la mancata partecipazione, alla seduta, da parte dei componenti l’importante organo consultivo: oltre al Presidente Digiacomo, presenti solo il segretario della Commissione e l’on.le Arancio, hanno disertato la convocazione ben 11 componenti, oltre ad invitati eccellenti, il presidente della Regione, Crocetta, l’assessore regionale per la salute, Gucciardi, il dirigente generale dipartimento regionale osservatorio epidemiologico, Giglione, il dirigente generale dipartimento per la pianificazione strategica, Tozzo, il responsabile ufficio tecnico Asp Ragusa, Aprile, gli onorevoli Assenza, Dipasquale, Minardo, i senatori Padua e Mauro, i sindaci Raffo, di Acate, Gurrieri, di Chiaramonte, Spataro, di Comiso, Muraglie di Ispica, Pagano di Monterosso, Ammatuna di Pozzallo e Barone di Santa Croce Camerina.
Presente la Direzione Strategica dell’ASP, il Commissario Aricò, il direttore amministrativo, Elvira Amata, il direttore sanitario, Drago, gli onorevoli Ragusa, Ferreri, Lorefice, il padrone di casa, il sindaco di Ragusa Piccitto, i sindaci di Giarratana, Giaquinta, di Modica, Abbate, di Scicli, Giannone e di Vittoria, Moscato.
C’erano pure i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL, UIL, UGL, dell’ANAAO e dell’IPASVI.
Hanno assistito alla seduta numerosi operatori del settore sanitario.
Per quanto previsto all’ordine dei lavori, lo stato dell’arte del servizio sanitario ibleo è stato affrontato, in molti interventi dei partecipanti alla seduta, ma è stato considerato non prioritario, che esulava dalla problematica principale che era da tutti ritenuta quella della situazione del nuovo ospedale di Ragusa.
Cosicché molti degli interventi, primi fra tutti quelli dei sindaci di Modica e Vittoria, nonché di molti sindacalisti e degli onorevoli, si sono mossi sull’alveo della scontata retorica sulla criticità della sanità in provincia, senza essere determinanti per il bilancio della seduta.
Solo il sindaco di Scicli, Giannone, che ha definito i lavori, come tutta la vicenda del nuovo ospedale, di stampo pirandelliano, ha avuto la lucidità di affermare l’importanza del nuovo ospedale per tutta la sanità del comprensorio, del tutto svincolata da logiche campanilistiche e polemiche di ogni tipo.
Nell’economia della seduta hanno assunto valore preponderante e denso di contenuti solo gli interventi del Presidente della Commissione, l’on.le Digiacomo, e quelli del sindaco di Ragusa, Piccitto, oltre alle dichiarazioni rilasciate dai vertici dell’Azienda Sanitaria che, in verità, poco hanno aggiunto a quanto ormai di dominio pubblico.
Il Sindaco Piccitto ha espresso la necessità assoluta di soluzioni urgenti, svincolate da polemiche sterili: la distanza dal territorio della politica regionale è diventata una costante dei rapporti fra le istituzioni, con gravi ritardi sull’applicazione di leggi e normative ai quali il Comune ha dovuto rimediare rivolgendosi al tribunale amministrativo che ha già dato le sue risposte chiare.
Dopo quanto è accaduto per il trasferimento dei reparti ospedalieri al nuovo nosocomio, Piccitto ha affermato chiaramente che il Direttore Generale dell’Azienda ha mostrato di non avere le capacità tecniche e organizzative, per cui serve un interlocutore serio con cui potersi confrontare.
Concetti che ha ricalcato nel suo secondo intervento, denunciando che non ci sono notizie chiare in merito all’apertura del nuovo ospedale, per il quale il manager cincischia ancora con la storiella della SCIA, diventata ormai la barzelletta di questa tragicomica vicenda, per le tante reiterate assicurazioni di imminente presentazione.
Il Commissario Aricò ha rifatto la storia di quanto accaduto, con un eloquio elaborato quanto inconsistente e denso di contraddizioni: il programma di trasferimento sarebbe stato interrotto a seguito dell’attività ispettiva e al successivo sequestro, senza però metterlo in correlazione con la mancata presentazione della SCIA.
Per il manager è stato più conveniente soffermarsi sulle garanzie di cui avrebbe goduto il percorso di attività assistenziale, elaborato anche sfruttando la rete di sinergie con le altre aree ospedaliere dell’Azienda, e che avrebbe anche ottenuto il riconoscimento da parte dell’assessorato, dopo la visita ispettiva dallo stesso organizzata.
Aricò ha anche sottolineato come il piano di trasferimento fosse stato preventivamente illustrato, discusso e condiviso con il collegio di direzione, con i responsabili di dipartimento e con le diverse aree specialistiche, riconducendo il fallimento del progetto all’anomalia di percorso, all’ultimo rilevata dall’ufficio tecnico, circa la mancata verifica di un segmento di una sottostazione di spegnimento automatico a CO2 di un’area minoritaria dell’impianto non debitamente controllata.
In sintesi, il Direttore Sanitario, Dragi, ha confermato un piano di totale ripristino dei vecchi reparti al Civile e al Maria Paternò Arezzo, che si completerà lunedì con la piena attivazione di urologia e chirurgia, mentre si dovrà attendere la fine del mese per avere la piena funzionalità dell’angiografo per l’emodinamica.
Nessuna indicazione possibile, invece, per l’apertura del nuovo ospedale.
Il Direttore amministrativo ha voluto rappresentare l’amarezza per la mancata riuscita del programma di apertura del nuovo ospedale, mostrando interesse nella ricerca delle responsabilità del fallimento che, evidentemente, addebita ad altri senza considerare che, come ha detto lei stessa, pensava che fosse tutto a posto ma non lo era.
La sintesi della seduta e gli esiti dell’audizione nei diversi interventi del Presidente Digiacomo che ha, prima di tutto, preteso chiarezza sui tempi di ritorno alla normalità.
Per inciso, il Presidente della sesta Commissione ha voluto evidenziare come le cariche di direttore amministrativo e di direttore sanitario risultino svincolate da quella del commissario, facendo intendere che gli attuali direttori manterranno la nomina, almeno fino a diversa decisione del nuovo commissario, già indicato dall’assessorato.
In pratica, questa precisazione è sembrata voler sollevare da responsabilità su quanto accaduto i due direttori che sarebbero stati obbligati nelle scelte dall’allora direttore generale, altrimenti sarebbe impossibile non ritenerli coinvolti nelle decisioni che hanno portato al disastro esistente.
Del resto, i toni e l’atteggiamento nei confronti del Direttore Generale, nel contesto di un assoluto rispetto istituzionale, non sono stati per nulla positivi, a cominciare dalla sottolineatura di aver ricevuto notizia della prevista inaugurazione, come l’assessore, solo tramite invito elettronico.
L’intervento finale di chiusura della seduta è stato poi il suggello dell’atteggiamento decisamente avverso al Commissario Aricò: Digiacomo ha ritenuto opportuno porgere le scuse alla comunità, dal momento che quelli che lo dovevano fare non lo hanno fatto, ha detto che non meritavamo una “presa in giro di questa portata”, ha evidenziato come nulla sapesse del cambio del nome e del nuovo logo, esprimendo il rammarico per non essere stato consultato e mostrando un chiaro dissenso anche per queste scelte unilaterali di Aricò.
Ha vantato il reperimento degli ultimi 10 milioni occorrenti per il completamento del nuovo ospedale, intimando al commissario di limitarsi all’ordinario, come previsto dalla sua nomina.
Pesanti le considerazioni finali su Aricò, rivolte direttamente nella pubblica aula: “Lei è delegittimato, non è attendibile, non ci fidiamo più, è calato su di lei un velo di inattendibilità”
Il parlamento regionale, ha anticipato Digiacomo, vuole vederci chiaro su quanto accaduto e, a tal fine, tramite l’istituzione di una sottocommissione della sesta, parlerà con gli operatori sanitari.
Tutti sarebbero andati, allegramente, verso il disastro, si deve verificare tutto, è plausibile che, dopo venti anni di carte e di lavori, qualcosa risulti disallineato rispetto alle nuove normative, ma i controllori non si fidano più, né il popolo è una massa di bestie, di animali disposti a credere ad ogni cosa.
