Il declino di un consiglio comunale che si avvia alla fine della sindacatura, e che non ha brillato per la sua attività nel corso di quattro anni, si rivela anche attraverso la perdita di importanza delle sedute ispettive.
Già da tempo mancano interrogazioni e interpellanze, anche le comunicazioni, salvo due o tre interventi degni di nota, rivelano, sempre più, inutile retorica, opposizione strumentale e sterile propaganda politica che viene esaltata in questo periodo preelettorale.
La seduta ispettiva di ieri, mercoledì 13 settembre, è stata caratterizzata dalla presenza degli interessati al servizio di educativa domiciliare, addetti e familiari degli assistiti, per il quali il consigliere D’Asta ha sollecitato un incontro con l’assessore al ramo, Leggio, per conoscere i termini del ripristino del servizio, incontro poi avvenuto dopo la chiusura della seduta.
Per il resto, degni di nota l’intervento del consigliere Massari, che ha sollecitato attenzione per il servizio sociopsicopedagogico e per i criteri di selezione degli spettacoli, in relazione alle spese ad essi riservate.
Sintetico delle criticità segnalate l’intervento di Sonia Migliore che ha evidenziato, in particolare, l’esigenza di porre attenzione per tutte le materie che erano di competenza dell’assessore ai lavori pubblici che ha ritenuto di tentare l’approdo verso migliori lidi politici.
Tante, però, le cose lasciate insolute per la città, dal PRG al piano particolareggiato, dalle tante manutenzioni alle rotatorie incomplete, dal teatro comunale ai marciapiedi da completare, sullo sfondo di altre problematiche irrisolte, quali quelle del randagismo o della discarica.
Numerose altre segnalazioni per diverse criticità che si riscontrano in città, dalla desertificazione permanente del centro storico, alle tante emergenze minori per l’accessibilità, la pulizia delle strade e la manutenzione del verde pubblico e della pubblica illuminazione.
Al riguardo sono da annoverare i comunicati dell’amministrazione che hanno sottolineato la stipula degli atti necessari per la manutenzione delle condotte fognarie, del verde pubblico e della pubblica illuminazione, note positive per l’attività dell’amministrazione sulle quali, però, il consigliere Chaivola ha avuto da ridire ritenendole, comunque, tardive e definite, stranamente, in periodo preelettorale.
Sullo sfondo della seduta, appena accennate, le questioni relative al regolamento edilizio per la parte riguardante le modifiche, relativamente recenti, per il contenimento della risorsa idrica.
Come si ricorderà, con una iniziativa consiliare, portata avanti dal gruppo di Partecipiamo, si stabilirono delle norme per il contenimento della risorsa idrica, con particolare riguardo all’obbligo di provvedere nei progetti all’installazione di appositi impianti per il recupero e il riciclo delle acque grigie.
Si è trattato di una serie di norme che prevedono la progettazione di un doppio impianto, con conseguente aggravio di costi, per il quale c’è stata un fermo contrasto da parte delle associazioni di categoria, prima fra tutte quella dei costruttori che hanno sollevato numerose eccezioni, chiedendo al consiglio comunale di rivedere la norma e inoltrando apposito ricorso al TAR, che sarà esaminato il prossimo 20 settembre.
A larghe linee l’associazione dei costruttori, che, in generale, ha esercitato numerose pressioni per una rivisitazione profonda delle norme, ritenute troppo vessatorie ed antieconomiche, ha rivolto le sue proteste verso due profili, uno di illegittimità e uno di opportunità di applicazione delle norme.
Come ha evidenziato anche il consigliere Maurizio Tumino, con la sua solita chiarezza, nel corso della seduta del Consiglio, si profilano, innanzitutto, vizi nella procedura, trattandosi di una variante al piano regolatore che richiedeva apposita evidenza per i cittadini
I costruttori hanno, in particolare, lamentato la retroattività della norma anche per i progetti già rilasciati e sollevano le criticità per una applicazione della stessa per i vecchi edifici.
Nel mese di giugno, l’ANCE aveva inoltrato richiesta di incontro con l’amministrazione per trattare su possibili modifiche, dopo non si sono avute notizie ufficiali sulle trattative: era trapelato che, pur apprezzando le misure, l’ANCE si batteva per una modifica dei termini di retroattività, per i quali c’era stata una certa disponibilità da parte dei capigruppo.
Pare che non sia stato dato seguito alle richieste.
In data 7 settembre, ancorché a pochi giorni dal pronunciamento del TAR, l’ANCE ha inoltrato una richiesta al Presidente del Consiglio Comunale per una urgente calendarizzazione di una seduta del civico consesso per discutere della richiesta di annullamento in autotutela, presentata dalla stessa associazione, del regolamento, alla luce dei profili di illegittimità e di inopportunità emersi nel corso della conferenza dei capigruppo.
La stessa conferenza, ancora convocata per le ore 12.30. di ieri mercoledì 13 settembre, è andata deserta.
Sempre nel contesto di una serie di azioni che i protagonisti della vicenda non hanno ritenuto di portare a conoscenza dell’opinione pubblica, limitandosi a missive e a tentativi di riunione riservati, si registra la nota dell’associazione Partecipiamo che ha inoltrato diffida al Presidente del Consiglio Comunale e ai capigruppo consiliari, dandone comunicazione, per conoscenza, al Sindaco e al Segretario Generale, dal voler convocare la seduta del civico consesso per la materia in oggetto.
Il Gruppo consiliare di Partecipiamo, appreso della convocazione con carattere di urgenza, della conferenza dei capigruppo e avuta notizia dell’istanza di un capogruppo di trattare la richiesta dell’ANCE per l’annullamento della deliberazione del C.C. 77/2015, ha voluto diffidare il Presidente del Consiglio Comunale e i Capigruppo Consiliari a voler convocare il Consiglio Comunale stante la pendenza di ricorsi al TAR sostenuti dalla stessa Associazione di categoria per i quali è già fissata la data del 20 settembre p.v. e su cui il Comune di Ragusa, nell’interesse generale, ha già deliberato con deliberazioni di G.M. n. 340-341-342-343 di resistere in giudizio.
Partecipiamo sottolinea che “Altre decisioni tese a sottostare a palesi interessi particolaristici e privati, pur legittimi, si appaleserebbero in contrasto con il perseguimento degli interessi generali in capo ad ogni amministratore pubblico oltre a richiedere l’accertamento, rigoroso, di eventuali conflitti di interesse, diretti o indiretti”.
Si resta in attesa di sviluppi sulla questione, ritenendo che si arriverà, ormai, all’esito dell’udienza del TAR per avere chiarezza sulla stessa.
