Completata la prima parte dell’iter per l’ambizioso progetto di candidatura della città a Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020.
Con la presentazione del dossier, il cui termine era fissato appunto al 15 settembre, si chiude la fase progettuale della candidatura, il Ministero dei Beni Culturali effettuerà già nel mese di ottobre una prima selezione delle 46 candidature, delle dieci che risulteranno meritevoli di designazione, a gennaio del prossimo anno, risulterà la vincente che avrà due anni di tempo per prepararsi all’importante appuntamento.
La Giunta Municipale, diretta dal Sindaco Federico Piccitto, nei giorni scorsi, aveva adottato apposita delibera per approvare la lettera d’intenti per la condivisione progettuale e la definizione delle azioni necessarie per la candidatura di Ragusa come Capitale Italiana della Cultura 2020.
Lettera di intenti che viene sottoscritta anche dal Libero Consorzio comunale di Ragusa, dalla Camera di Commercio I.A.A. di Catania, Ragusa e Siracusa, dalla Diocesi di Ragusa, dalla Sovrintendenza Beni Culturali e Ambientali di Ragusa, dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa, dalla Struttura Didattica di Lingue e letterature straniere dell’Università di Catania.
Nel corso di un a conferenza stampa, appositamente convocata, nella mattinata di venerdì 15 dicembre, il Sindaco Piccitto ha illustrato l’iniziativa, affiancato da alcuni componenti il Comitato promotore, Saro Distefano, Pippo Gurrieri ed Emanuele Cavarra, e da Giuseppe Dimauro dell’Ufficio per la Cultura della Diocesi di Ragusa.
Nessun cenno, nella conferenza stampa, sulle assenze dei rappresentanti degli enti citati, sottoscrittori dell’iniziativa.
Il primo cittadino ha sottolineato l’impegno dei diversi soggetti che hanno contribuito alla stesura del dossier, che ha completato la prima parte dell’ambizioso progetto di candidatura.
L’obiettivo è importante per il prestigio e la visibilità, nazionale e internazionale, che vengono offerte alla città prescelta e che vengono supportate dal congruo contributo di un milione di euro.
Piccitto considera vincente la candidatura, giudica positiva la presenza di altre candidature siciliane della zona del sud-est, ancorché non limitate alla singola città candidata ma che, appunto per questo motivo, dovrebbero essere escluse, candidature tutte che sono sintomo di una vivacità e di una effervescenza culturale che ben depongono per una visione globale dell’ambito culturale.
E’ stato Saro Distefano, per il Comitato promotore, a illustrare la genesi dell’iniziativa che il sindaco Piccitto ha accolto con entusiasmo e concreta attenzione.
L’idea nasce all’interno del gruppo che organizza Lib(e)ri a Ragusa, nel dicembre del 2015: si pensava di potercela fare per la candidatura 2018, si è pensato di concentrarsi su quella per il 2020.
Già nel gennaio del 2016, lo stesso Distefano e i professori Giorgio Massari e Giorgio Flaccavento proposero al Sindaco di abbracciare il progetto.
L’elaborazione dello stesso ha visto il coinvolgimento di circa 60 associazioni culturali ( ‘larvatamente tali’, come li ha definiti il Distefano) che hanno impegnato circa 250 aderenti, campione più che attendibile delle attività e della vivacità culturale cittadina, testimoni che a Ragusa la cultura si fa, si consuma e fa crescere la collettività.
Dal lavoro propositivo dei componenti le associazioni sono scaturiti 11 gruppi di lavoro, composti ciascuno da circa 12 elementi, che hanno dato vita ad una bozza di lavoro elaborata, infine, da circa 20 persone che hanno prodotto il dossier.
Un lavoro particolare, di pregio, specie se raffrontato ad altri dossier, anche di candidature vincenti.
I promotori hanno sottolineato, con forza, il valore e la consapevolezza che concorrere come comunità ragusana alla selezione per “Capitale italiana della cultura”, abbia significato sostenere, incoraggiare e valorizzare l’autonoma capacità progettuale e attuativa della nostra città, si è inteso diffondere l’importanza rivestita dalla cultura nell’assicurare coesione sociale, integrazione senza conflitti, conservazione dell’identità, creatività, innovazione e benessere individuale e comunitario.
Come aveva evidenziato, in suo intervento, dello scorso febbraio, Giorgio Massari, ispiratore, animatore e coordinatore del comitato “Verso Ragusa Capitale Italiana della cultura 2020”, la scelta strategica di concorrere al bando 2020, ha rappresentato un punto di forza, sia per la qualità delle riflessioni e delle proposte che il tempo a disposizione ha permesso di mettere in campo, sia perché la comunità ragusana ha potuto prendere coscienza che la cultura è il nuovo motore della città e che un nuovo modello di sviluppo locale passa attraverso la costruzione di un ambiente culturale aperto che permetta lo sviluppo di conoscenze e creatività, risorse fondamentali per l’innovazione in tutti i settori produttivi.
Anche il rappresentante della Diocesi ha voluto esprimere il compiacimento della Chiesa ragusana per il coinvolgimento, altra sfaccettatura delle molteplici attività rivolte al sociale, alle azioni caritatevoli, all’accoglienza, ai beni culturali, tutti componenti della cultura locale per cui la Diocesi riveste un ruolo attivo.
I partecipanti all’incontro hanno voluto, altresì evidenziare che Ragusa è inserita, dal Ministero, nel secondo dei quattro gruppi in cui sono suddivise le realtà cittadine italiane: nel primo gruppo ci sono solo Roma, Venezia e Firenze, come città d’arte, Ragusa rientra nel secondo gruppo, dove ci sono città come Palermo, Napoli, Bologna, Torino, mentre Pistoia, capitale italiana della cultura 2017, o Matera, capitale europea 2019, rientrano nel terzo gruppo.
Un fondamentale atteggiamento di fiducia per l’esame della giuria, ma l’intento e l’impegno dei protagonisti, primo fra tutti il sindaco, di far tesoro del progetto, che potrà essere valorizzato con la realizzazione delle proposte, indipendentemente dall’esito della candidatura.
Piuttosto ci sarà da verificare l’impegno degli altri sottoscrittori, protagonisti, nel giorno della presentazione di una preoccupante assenza che non depone bene, non tanto per i rappresentanti che hanno mancato l’appuntamento, quanto per le realtà istituzionali che, certo, non godono di un momento particolarmente qualificante, accomunati dalla dipendenza istituzionale gerarchica superiore, quasi sempre la regione, che non li rende affidabili e, spesso, degni di credibilità politica.
In ogni caso, l’impegno dell’amministrazione comunale, attraverso la persona del primo cittadino, che detiene, peraltro, la delega alla cultura, segna un punto di merito per il governo della città, chiamata, al di là delle competenze e dell’azione riconosciuta del comitato promotore, ad essere la presentatrice della candidatura, un importante tassello dell’azione nel campo della cultura e dei beni culturali che non potrà non essere considerata, nel contesto delle politiche di settore, con le dovute attenzioni.
