Era il posto ideale per Falcone e Borsellino

Dobbiamo ammettere che quando una iniziativa, un evento, una manifestazione catalizzano consensi in eccesso, risulta difficile far emergere criticità, o anche solamente punti deboli.
Il Festival di Street Art che si svolge a Ragusa, arrivato alla terza edizione, Festiwall, ha portato in città una ventata di arte, nuova, moderna, frutto della maestria di esperti graffitari che hanno calcato scenari urbani internazionali
Nulla da eccepire sulla validità dell’iniziativa, sulla scelta lungimirante di modificare in meglio scenari urbanistici cittadini, alcuni dei quali da brivido, massimo apprezzamento per tutti gli artisti, senza distinzioni e senza classifiche, che, senza riserve, hanno abbellito Ragusa.
Siamo stati fra quelli che hanno approvato, incondizionatamente, il Festival, riconoscendone la valenza culturale nello scarno panorama locale, fra l’altro una delle iniziative più condivise fra quelle portate avanti dall’amministrazione a 5 Stelle di Federico Piccitto.
Non possiamo che reiterare quanto già espresso a proposito di quello che è diventato un evento fisso della città, un momento di festa per la città, un momento di crescita culturale e di promozione turistica, di proiezione internazionale,
Un grande valore strategico per l’urbanistica della città, attraverso una materia, un fenomeno, che è diventato oggetto di studio anche nelle università, una espressione artistica che vive un momento di grande vitalità.
Ragusa è stata arricchita, nel 2015, da opere di artisti, rinomati nell’ambiente dell’arte urbana, che hanno operato in zone centrali e frequentate dell’abitato, fattore che ha contribuito ad una diffusione massima dell’evento che non è stato solo considerato per la sua realizzazione finale.
Ci fu, nel 2015, una partecipazione diffusa dei cittadini alle fasi di preparazione e realizzazione dell’opera, un vero coinvolgimento della città, un’attenta e professionale attenzione per tutte le fasi della comunicazione, con una cornice di eventi che concorrevano ad una decisa condivisione dell’evento.
Nel 2016 gli organizzatori scelsero di prediligere ancora una attenta analisi urbana e, quasi, fu messo da parte l’aspetto artistico, che fu nettamente inferiore all’anno precedente, per privilegiare quello sociale o, per meglio dire, quello dell’urbanistica sociale.
Fu scelta un’area a netta predominanza di edilizia popolare, sofferente per una dissennata cementificazione, con un degrado urbano diffuso.
Una scelta di campo ‘politica’ che portò ad un disinteresse diffuso per l’evento, ancorché sempre meritevole di attenzione, ma, molti si sono ritrovati ad ammirare, a soffermarsi davanti alle opere del 2015, pochi sono andati, apposta, nella zona del Selvaggio, per ammirare i soggetti che avevano anche delle connotazioni politiche.
La stessa scelta del quartier generale, e l’opera che sullo stabile insiste, un edificio incompleto e abbandonato che doveva servire come residenza per anziani e disabili, sembrò voler far rivivere lo scempio dell’incompiuta, provocando sentimenti negativi anche per la stessa opera realizzata.

L’attuale terza edizione vuole mettere al centro dell’attenzione il centro storico che si va spopolando, l’intento è quello di rivitalizzare quella parte della città che conserva ancora l’identità antica ma è sottoposta alle difficoltà della convivenza con i ceti meno abbienti e con il fenomeno dei migranti e degli extracomunitari, ormai padroni incontrastati di vie e piazze.
C’è attesa per l’esito di questa terza edizione, permane un rispetto di fondo per l’iniziativa che non lascia spazio a valutazioni diverse dal consenso diffuso, ma va registrato l’intervento assai profondo e misurato dell’ex sindaco Lorenzo Migliore che ha espresso alcune considerazioni, in post sulla sua pagina facebook:

Dice Lorenzo Migliore:
“La terza edizione di FestiWall è in atto con tutto il corredo innovativo e artistico che porta con sé.
Attendiamo con fiducia, e anche con apprensione, quanto di bello potremo vedere sui cosiddetti “muri parlanti” da parte di artisti che saranno portatori di vari linguaggi e matrici letterarie che speriamo possano far rivivere con garbo ed equilibrio alcune zone del nostro centro storico.
Talune perplessità, tuttavia, insorgono proprio dalle esperienze precedenti realizzate nella nostra città che hanno registrato alcuni disequilibri e stonature tra cui quelle, molto stridenti, della biblioteca comunale e del complesso edilizio di via Berlinguer da destinare, a Dio piacendo, a casa di riposo per anziani e disabili.
Ma questi episodi non sono i soli.
Ciò dimostra che il Comune deve essere vigile e attento ai contesti edilizi e urbanistici in cui si opera, specie all’interno del centro storico, facendo visionare le bozze alla commissione risanamento, al fine di evitare che i danni, in quello specifico contesto, possano superare gli arricchimenti.
Mi auguro che il Comune e la Sovrintendenza se ne facciano doverosamente carico.”

Le considerazioni di un autorevole espressione della città hanno sdoganato la possibilità di procedere ad una analisi critica di alcuni aspetti dell’iniziativa e di uno in particolare, fra le opere in corso di realizzazione.
In riferimento all’auspicio dell’ex sindaco, è stato appurato che, preventivamente, quest’anno, trattandosi di centro storico è stata coinvolta la soprintendenza e l’ufficio centri storici, che hanno rilasciato pareri favorevoli ma per le pareti scelte.
È venuto fuori che le opere non vengono prima sottoposte ad approvazione, forse solo gli organizzatori conoscono quello che sarà realizzato.
È venuto fuori che gli artisti vengono da fuori, anche dall’estero, ma si scopre che il soggetto rappresentato sul murales che si ammira da via Padre Anselmo è un personaggio noto, ma non si sa chi lo ha scelto e per quale motivo.
Anche per le opere che sono in corso di realizzazione, si scopre che il soggetto rappresentato sul palazzo del Ponte Vecchio è un ragusano notissimo: ma com’è che viene un artista da fuori e trova, guarda caso, a Ragusa, il soggetto per la sua opera, con tanto di celebrazione della sua attività?
Desideriamo precisare che si tratta di persona stimabilissima e amabile, un vero signore, detentore di un patrimonio culturale, sia materiale che immateriale, quello dei vinili di un tempo che, ancora oggi si ostina a vendere e a diffondere fra gli ‘amatori’ dei vecchi 33 e 45 giri.
Ma come si sono trovati l’artista, dei paesi baschi e il soggetto ragusano? sarebbe andato a comprare dei vinili, ma se trovava chiuso, cosa dipingeva sul muro del palazzo ex SIP ?
l’artista ci è stato presentato come un grande talento pittorico, da giovanissimo dedito alla Street Art e all’architettura.
Legato a una pittura iperrealistica, caratterizzata dall’intreccio di ambienti metropolitani e grazie ad un’abilità pittorica incredibile, Sebas Velasco è uno degli esponenti di spicco della Street Art internazionale.
Lavora a stretto contatto con il tessuto urbano e rielabora gli scenari cittadini che diventano protagonisti inconsapevoli delle sue opere.
Ci è rimasta la celebrazione di un benvoluto e stimato cittadino, possiamo apprezzare il talento pittorico al limite del fotografico, ma di street art, di arte urbana vediamo poco.
Fra l’altro è stata imboccata una strada impervia, perché, dal prossimo anno, non potendo credere che si tratti di una scelta spontanea dell’artista, fioccheranno le raccomandazioni, ci sarà chi vorrà nuovi protagonisti delle opere sui muri più importanti della città, tanti ragusani illustri e meritevoli al pari di Gino Nobile, saranno in fila per fare da soggetti, almeno fra quelli che hanno portato il nome di Ragusa in giro per la Sicilia, l’Italia e il mondo, Peppino Leone, Enzo Dipasquale, Angelo Tidona, I fratelli Agnello, Franca Schininà, per citare quelli più amati dai ragusani, ma c’è anche una fila di politici, di tutte le colorazioni, sportivi, uomini del clero, uomini di cultura e chi più ne ha più ne metta.
Una scelta azzardata, ancora più inconsulta per la location che sarebbe stata ideale, per l’attiguo tribunale, solo per accogliere il murales di Falcone e Borsellino nella loro più famosa e diffusa inquadratura.
Ma chi siamo noi per dare suggerimenti agli artisti e ai promotori dell’arte?

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