Riceviamo e pubblichiamo una gradita riflessione del prof. Dario Prestana che si sofferma sull’indifferenza che porta al disinteresse per la politica
Esiste un filo rosso che lega la strage di un pazzo negli States, l’attacco di un fanatico contro persone innocenti, la violenza di un uomo su una donna e su una bambina, l’annegamento di un bambino immigrato, la morte di un tossicodipendente, l’oppressione di un mafioso, la corruzione di una persona, la ristrutturazione aziendale sulla pelle di un lavoratore, la povertà di una famiglia, la mortificazione di un laureato, la demagogia di un populista, la sordità di un estremista, l’ignoranza di un mediocre pre-potente, la frammentazione della rappresentanza politica, le voglie di separatismo, l’indebolimento del sogno europeo: per tutte queste tragedie, solo apparentemente sconnesse tra loro, non esiste un insieme corposo di elettori che riesca ad esprimere una classe dirigente all’altezza e capace di contrastarle.
Basta questo per decidere di rassegnarsi e di fuggire, per il pessimismo.
Ma se ci si rende conto che questo filo rosso è tenuto dall’indifferenza di molte persone nei confronti degli altri e della comunità, dalle paure e dal disorientamento di queste persone per colpa di crisi economiche e cambiamenti tecnologici che non sanno più affrontare, e dalla rabbia di aver scoperto che il mondo dorato di 20 anni fa era solo un’illusione…bhe…allora non c’è che da essere ottimisti: abbiamo sufficienti traguardi con cui tagliare questo maledetto filo rosso, ricostruendo innanzitutto il senso della comunità contro la tendenza all’isolamento di queste persone, abbattendo i confini culturali e i muri ideologici, come riuscirono a fare i ragazzi del 1989, quando buttarono giù quello stupido Muro di Berlino, aiutati dalla stupidità di ogni divorzio.
Questa è una visione politica.
