di redazione
La professione non gode di buona salute
La professione, purtroppo, non gode di buona salute come negli anni passati. A farlo emergere i dati resi noti questa mattina in occasione della celebrazione della giornata internazionale dell’infermiere promossa, come ogni 12 maggio, dal collegio provinciale Ipasvi di Ragusa.
Ad aprire i lavori il presidente Gaetano Monsù, con il vice Vincenzo Iacono, il segretario Luigi Di Marco e il tesoriere Peppe Occhipinti. Ed è stato quest’ultimo a descrivere il quadro venutosi a creare con riferimento soprattutto al 2014.
“Se il nostro collegio – ha detto Occhipinti – ha la possibilità di potere contare su bilanci assolutamente in ordine, tanto è vero che, sabato 16, inaugureremo la nuova sede in via dei Frassini a Ragusa, lo stesso non possiamo dire per quanto concerne la professione infermieristica. I numeri parlano chiaro.
Nel 2014, su 75 neolaureati che abbiamo iscritto nel nostro collegio professionale, ben 48 sono andati a lavorare fuori Italia, tutti in Inghilterra.
Ciò significa che c’è un blocco delle assunzioni degli infermieri sia a livello pubblico che privato, sia a livello intraospedaliero che extraospedaliero. Una situazione complessa che fa sì che i nostri ragazzi scappino dall’area iblea.
Così, non solo perdiamo professionalità ma facciamo i conti con la mancanza di quel rinnovo generazionale che era uno dei punti di forza della nostra professione. Il ricambio, insomma, non avviene più”.
La giornata è stata caratterizzata anche dalla consegna delle targhe celebrative a tutti i professionisti che hanno celebrato i 25 anni di iscrizione al collegio. Un momento speciale così come ha avuto modo di sottolineare il presidente Monsù. “Devo dire che questa cerimonia – ha spiegato – è una prerogativa del nostro collegio. Vogliamo essere vicini ai nostri iscritti ricordando, nel corso di questa giornata internazionale, il traguardo da loro raggiunto. E’ una simpatica dimostrazione d’affetto da parte nostra nei loro confronti ma anche la riprova del senso di appartenenza al collegio e al fatto che la professione sia stata esercitata sul territorio ibleo. Per un quarto di secolo, gli infermieri sono stati a contatto con la sofferenza umana, con i pazienti, con l’utenza in genere. E di certo c’è che 25 anni segnano una persona”.
Molto interessante, poi, il tema sviluppato nel corso della relazione tenuta dall’avvocato Stefano Giannone che si è soffermato sull’utilizzo dei social network nei posti di lavoro, con particolare riferimento all’aspetto della professione sanitaria.
“Abbiamo presentato – chiarisce Giannone – una relazione che ha approfondito le implicazioni di carattere negativo con riferimento all’uso dei social network sul posto di lavoro. Abbiamo approfondito il significato della parola social network e quali gli ingredienti che hanno portato alla loro diffusione capillare tanto da poter definire il fenomeno odierno come virale.
Alla base di tutto c’è una forte esigenza di partecipazione mentre al centro di tutto viene posto l’utente che diventa fruitore e soggetto produttore della notizia e del contenuto informativo digitale.
Per quanto riguarda le estreme conseguenze, abbiamo cercato di considerare le implicazioni più gravi”.
