Pillole fra le lunghe attese dei dati dello scrutinio elettorale

In uno scenario da paese del terzo mondo, lo scrutinio delle votazioni per le elezioni regionali si muove con i tempi di una tartaruga.
Per la città di Ragusa, alle ore 13 risultano scrutinate solo 39 sezioni sulle 71 totali.
Sono rilevabili i primi dati sulle votazioni ed è possibile iniziare a tracciare le varie valutazioni sul consenso per i singoli candidati.

Le lunghe attese sono riempite da notizie strettamente attinenti e collegate alle elezioni e ai risultati elettorali.

Il Presidente del Senato Grasso, seconda carica dello Stato, risponde, indirettamente, alle critiche indirizzate alla sua persona dal PD e, segnatamente dal sottosegretario Faraone:
“Imputare a Grasso il risultato che si va profilando per il Pd, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie, è una patetica scusa”.
Così una nota del portavoce del presidente del Senato, Pietro Grasso.
“Sullo stile e l’eleganza dei commenti di alcuni importanti esponenti del Partito Democratico in merito al coraggio del presidente Grasso – prosegue la nota – non resta che confermare ancor di più le motivazioni per le quali il presidente si è dimesso dal gruppo del Pd: merito, metodi e contenuti dell’attuale classe dirigente del partito sono molto lontani da quelli dimostrati dal presidente in tutta la sua opera a servizio dello Stato e delle Istituzioni”.

La notizia del giorno è quella del ritiro della partecipazione al confronto in TV, da parte di Luigi Di Maio che aveva invitato Renzi a un dibattito moderato da un giornalista.
Sui social ha scritto: “Il Pd è defunto” – “Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier”.
La mossa, di chiara ispirazione propagandistica, serve per significare come, dopo i risultati delle elezioni siciliane, Di Maio ritenga Renzi in predicato di essere cacciato, non considerandolo più come catalizzatore del consenso interno dei democratici e offrendo la sua disponibilità al confronto solo con un leader riconosciuto.
Una mossa che può essere ritenuta efficace, in termini mediatici, ma azzardata perché vuole entrare nelle faccende interne di un altro partito, peraltro rifiutando il confronto che era stato da lui stesso richiesto, con colui che rimane sempre il segretario politico del PD.
Forti le reazioni provenineti dal PD: Matteo Richetti, portavoce del Pd, ha detto: È talmente ridicolo che ogni commento rovinerebbe questa commedia”
Matteo Orfini ha dichiarato: “Spero che Floris mantenga il confronto. Al limite con una sedia vuota. Tanto non si noterà granché la differenza”
Dura la replica di Renzi: “Oggi Di Maio scappa. Mi spiace pensare che gli italiani rischino di essere guidati da un leader che è senza coraggio. Che ha paura di confrontarsi. Che inventa scuse ridicole”
“Se un leader che vuole governare l’Italia ha paura di uno studio televisivo, semplicemente non è un leader. Io ci sarò lo stesso e risponderò su tutto, dalla Sicilia alle tasse, dai vaccini alle banche, dall’economia alla politica estera.
Se Di Maio ha un sussulto di dignità lo aspettiamo in studio. Altrimenti faremo con i giornalisti”, incalza il segretario dem. Che conclude così: “Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie, cioè la democrazia interna. Non lo decidono le correnti, non lo decide il software di un’azienda privata, non lo decide Di Maio.
Lo decide un popolo meraviglioso che viene ogni giorno insultato sul web da profili falsi e odiatori veri”.

Intanto a Torino sono stati notificati gli avvisi di garanzia per la tragica serata del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo a Torino, costata il ferimento di oltre 1500 feriti e la morte della 38enne Erika Pioletti.
Tra i destinatari del provvedimento ci sono la sindaca Chiara Appendino e il questore.
“Pochi minuti fa mi è stato notificato dalla Procura di Torino un avviso di garanzia per i fatti di piazza San Carlo”. Così la sindaca di Torino in una nota: “Offrirò come sempre la massima collaborazione agli inquirenti – aggiunge -, poiché è interesse di tutta la cittadinanza che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno

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