Siano nelle loro mani !

di Cesare Pluchino
Tocca al Presidente del Consiglio Comunale e al Segretario Generale sciogliere la grave impasse che paralizza i lavori del civico consesso per le inique strategie di maggioranza e opposizioni

In un recente incontro culturale, nella vicina Marzamemi, il giornalista Corradino Mineo, senatore del Partito Democratico, ha lasciato una testimonianza di grande significato: «Le notizie non sono come pere che si raccolgono sugli alberi – ha concluso – ma vanno interpretate, indagate, discusse. Non c’è verità senza confronto e discussione. Se si discute, ci si mette in gioco, si rischia, si fa “politica”, ma nell’accezione più alta del termine».
Parole che inducono ad una riflessione, in merito alla, ormai, stucchevole, vicenda delle modifiche allo Statuto e al Regolamento dei lavori d’Aula al Consiglio Comunale di Ragusa. Vicenda che i depurati comunicati di opposizioni e maggioranza vorrebbero far passare nell’alveo della naturale contrapposizione fra chi sostiene l’amministrazione e chi rema contro.
Occorre, invece, andare a fondo nella questione per rendere conto di una situazione assai grave che la collettività deve conoscere perché i protagonisti sono gli stessi che ha eletto a rappresentarla, situazione in cui è venuta fuori una miscela esplosiva determinata da inesperienze e incapacità che sono andate a sbattere contro la furia disperata dei perdenti, ancora, dopo due anni, non rassegnati, per la quasi totalità, al ruolo di comprimari sulla scena politica locale, incamminati sul viale di un tramonto politico che, nelle ultime amministrative hanno evitato di un soffio.
L’analisi dell’impasse per i lavori d’aula vuole solo dare conto delle rispettive posizioni, senza la presunzione di voler affibbiare meriti o demeriti, senza la pretesa di stabilire chi ha ragione: le parti agiscono, entrambe, nella piena legittimità, c’è chi vuole il cambiamento, c’è chi si oppone sfruttando ogni cavillo amministrativo e giuridico, ma occorre dare conto alla città delle vere motivazioni sulle modifiche a Statuto e regolamento, delle incapacità che hanno fatto piombare i lavori d’aula ad un livello squalificante, dell’immobilismo di un consiglio comunale che denuncia in continuazione, reciprocamente, criticità a non finire, la maggioranza per l’operato delle opposizioni e delle precedenti gestioni amministrative, le opposizioni contro amministrazione e maggioranza, di una ben identificata parte politica, che non risulterebbero adeguate al ruolo di guida per la città.
A baluardo dell’istituzione restano Presidente del Consiglio e Segretario Generale che hanno ecceduto troppo nell’indulgere a richiamare le parti, in nome di un libero confronto democratico che speravano fosse foriero di una sintesi, impossibile per l’inadeguatezza dei protagonisti al ruolo che volevano rivestire.
Da loro si attende ora una soluzione definitiva che possa restituire un minimo di efficienza al Consiglio Comunale.
L’impasse attuale è determinata da modifiche allo Statuto approvate e pubblicate in Gazzetta ufficiale che esigono conseguenziali modifiche al regolamento dei lavori d’Aula e delle commissioni, senza le quali si rischia di andare avanti irregolarmente, tanto da consigliare una momentanea stasi delle convocazioni del Consiglio Comunale.
Ma incombono importanti scadenze che consigliano di non tirare troppo la corda, per evitare improbabili, ma non del tutto escluse, possibilità che i protagonisti di questa non esaltante consiliatura vengano restituiti, anticipatamente, agli affetti familiari
Tutto gira attorni all’eliminazione dei monogruppi, ormai sancita, a cui deve seguire una rideterminazione dei gruppi consiliari e dei componenti le commissioni che potrebbero anche vedere qualche sfiducia a Presidenti non graditi o non allineati.
A queste modifiche, indifferibili, se ne aggiungono altre previste dalla maggioranza e caparbiamente osteggiate dalle opposizioni.
Ma i veri motivi del contendere, he analizziamo in altra parte del giornale, lasciano da parte e irrisolti i veri problemi della città e della gente che del regolamento dei lavori d’aula  non ha cosa farsene.
In nome di una disponibilità, non del tutto spontanea e sincera ma, appunto per questo, inspiegabile, al confronto democratico i sostenitori delle modifiche al Regolamento sono scivolati, con leggerezza provocata dalla inesperienza, nelle sabbie mobili dell’esame in commissione per una proposta che avrebbero dovuto far arrivare, in tempi brevi, in aula per sottoporla alla cura dei numeri bulgari, vitamina del cambiamento e antidoto dell’opposizione strumentale.
Così ci ritroviamo i proponenti, rappresentanti del Movimento 5 Stelle e del Movimento Città, per questa occasione organico alla maggioranza, impelagati nell’esame delle proposte di modifica, con atteggiamenti che ora vogliono mostrare apertura, più tardi arroccamento sulle posizioni, più tardi ancora che denotano incapacità a condurre la battaglia con abbandono del tavolo di confronto.
Dall’altra parte le opposizioni, disperate, che non riescono nemmeno a mettersi d’accordo per un ricorso al TAR, dagli esiti sicuramente favorevoli, per la mancata pubblicizzazione delle modifiche allo Statuto all’albo pretorio prima dell’esame in aula: basterebbe solo questo per allungare i tempi di almeno 6 mesi e vanificare i già troppo tardivi provvedimenti della maggioranza.
Una mossa che potrebbe risultare letale per l’immagine dei cinque stelle e degli alleati del momento, ma che dovrebbe indurre, contestualmente, ad accettare le modifiche che, prima o poi saranno inevitabili per i numeri in aula.Un gioco che ha stancato le parti, prima di tutti, destinato a stancare e ad allontanare dalla politica i cittadini, da un lato per la conclamata inesperienza e incapacità della maggioranza, dall’altro per il tentativo esagerato di evitare modifiche pur sempre legittime in nome di un cambiamento, a parole, auspicato da tutti.

Ultimi Articoli