di Vilnius Nastavnic
Dopo due anni di modifiche del regolamento che non arrivano, il rischio di una paralisi dell’attività del civico consesso e delle commissioni: c’è qualcosa che spaventa maggioranza e opposizioni, ma continuare a differire è ancora più dannoso
I Consiglieri Comunali del Movimento 5 Stelle, anche dopo l’insperato eclatante successo del candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle e la strategicamente esaltante trovata del duo Dipasquale-Cosentini che ha ‘’regalato’’ la maggioranza consiliare, hanno mostrato scarsa capacità di sfruttare le opportunità avute.
I complicati meccanismi elettorali, sulla base della schiacciante superiorità delle coalizioni avversarie, non hanno loro permesso di godere della maggioranza nelle commissioni e nella conferenza dei capigruppo. Anche in consiglio comunale la maggioranza, per l’esito del voto alle coalizioni e per le norme del regolamento, è stata sottoposta a dover fare da bersaglio ad una opposizione formata da 11 consiglieri di dieci gruppi diversi: su ogni argomento primo e secondo intervento più dichiarazione di voto di almeno 10 consiglieri che, in venti mesi, non hanno risparmiato critiche, sfottò, rilievi e inviti a tornare a casa.
Una situazione che ha portato allo sfinimento anticipato una maggioranza non adusa a uesti ritmi incalzanti e imprevisti, incapace di ribattere e di lavorare proficuamente.
Allora, ecco venir fuori l’idea delle modifiche al Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni, per arginare “le criticità di un sistema elettorale che ha prodotto una notevole frammentazione delle rappresentanze in Consiglio con una ‘polverizzazione’ della componente minoritaria, che avrebbe portato alla proliferazione dei monogruppi, consentiti dal vigente regolamento che rivela, così, i limiti attuativi in un contesto di rappresentatività completamente mutato”
In sintesi il furore politico dei grillini, a cui si affianca quello del rappresentante del Movimento Città, esige subito efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa: ancorché esito delle urne, dei meccanismi della legge elettorale, dei regolamenti vigenti, ci sono troppi gruppi e troppi capigruppo, un numero abnorme di componenti nelle commissioni, un allungamento artificiale e farraginoso dei tempi del dibattito politico, sia in aula che nelle commissioni.
Una sorta di veniamo al sodo, senza preliminari, per sfruttare i numeri di maggioranza e subito, senza norma transitoria che, di solito, viene condivisa in situazioni politiche di questo genere.
Una iniziativa assai discutibile in tema di democratico confronto fra parti politiche avversarie ma del tutto legittima sulla base delle norme di legge e dello stesso regolamento che si vuole modificare.
In sintesi, eliminazione dei monogruppi, ricostituzione di nuovi gruppi di almeno due consiglieri, riduzione del numero dei componenti le commissioni.
Sotto l’ombrello di efficacia ed efficienza, vengono proposte una serie di altre modifiche tendenti a limitare i tempi di intervento in aula, ma più ancora ad eliminare privilegi classici da prima repubblica.
Tempi di permanenza minimi in consiglio e in commissione per avere diritto al gettone di presenza, nuove normative per il prolungamento delle sedute oltre la mezzanotte.
Sembra che tutto scorra liscio per questi novelli costituenti, dalle competenze di imprecisata origine, la legge è dalla loro parte, i numeri pure, anche se già l’incipit delle modifiche allo Statuto mostra la prima grossa falla di una mancata pubblicizzazione all’albo pretorio. Ma siamo in Italia e le leggi sono fatte per non essere osservate, con gli uffici della regione che censurano ma rimandano al TAR che non trova unanimi i consiglieri di opposizione per il ricorso.
Ma la macchina non è messa a punto, potremmo dire che la carburazione non è registrata come si deve: passano le prime modifiche dello Statuto che viene pubblicato in gazzetta ufficiale della Regione, ma ci si blocca per l’esame delle necessarie modifiche al regolamento.
Il punto critico è la composizione delle Commissioni, di cui i grillini hanno voluto, a priori la maggioranza, senza saper indicare cosa, e come, resta alle opposizioni: dicono solo, ‘se non vi mettete d’accordo, fate un sorteggio’, cose da sagra della focaccia o da ciclistica di paese.
Constatata l’impossibilità di pervenire alla stesura totale delle modifiche in condivisione, si affaccia, sempre più auspicata dalla maggioranza, l’ipotesi di portare le proposte di modifica direttamente in aula e approvarle con la forza dei numeri bulgari.
Un esito a cui la maggioranza sarebbe potuta arrivare prima, senza approfittare per due anni, comunque, di inutili ed estenuanti sedute di consiglio e di commissione, criticate ma sempre partecipate con tanto di gettone di presenza, in alcuni casi del tutto, e talora artificiosamente, immeritato.
Sul fronte opposto le opposizioni: preoccupate, principalmente, per il contingentamento dei tempi di intervento in aula. Rassegnati per la rimodulazione dei gruppi consiliari e delle commissioni, dove si troveranno altrettanto limitati come presenza e nei tempi di intervento.
Uniti nello sdegno per delle misure globalmente antidemocratiche e per il tentativo estremo di allungare i tempi di attuazione delle modifiche, disuniti per una forte azione di protesta eclatante e di forte impatto, impegnati in una troppo lunga trattativa per la formazione dei nuovi gruppi che, ancora, a tempo ormai scaduto, non sono ufficializzati, né tantomeno definiti con tanto di capogruppo che, si spera, non venga fuori da compromessi estranei alla politica.
Ci sono, invero, proposte di rinuncia al gettone per le commissioni, proposte di eliminazione delle stesse, addirittura un provocatorio ordine del giorno per impegnare tutti a rinunciare a qualsiasi tipo di emolumento, ma manca una reale intenzione di una protesta vibrata, plateale e, soprattutto, ininterrotta sull’attività dell’amministrazione e della componente consiliare.
Atteggiamento che, da tempo, considerato un esito finale scontato, avrebbe dovuto rendere le armi al nemico (politico) con un cambio di strategia di opposizione e di comunicazione alla collettività che, gestite in maniera opportuna, potrebbero fare più male dei lunghi e sterili interventi in aula e nelle commissioni, spesso poco ascoltati e, ancora più spesso, riconducibili a pochi elementi, sempre gli stessi, di opposizioni che, negli ultimi tempi, hanno sempre di più ridotto i tempi di permanenza in aula, rispetto alla durata dei lavori.
