Una classe dirigente ‘estremista’ (riflessioni di Dario Prestana)

“Perché l’ultimo che passa, vale come il primo”

Life is sweet (Fabi, Silvestri, Gazzè)

Esiste un vuoto di rappresentanza politica, che spiega l’enorme quantità di astensionisti.
Ma questi cittadini non hanno smesso mica di esistere. A stento ci si riconosce in qualche leader, per i suoi valori politici, che si ispiri ad un nuovo umanesimo sociale di mercato, capace di interpretare sia i bisogni delle persone sia la libertà economica delle imprese, senza porli in conflitto reciprocamente tra loro in un mondo tecnologico e globalizzato, da cui non bisogna scappare, ma che sarebbe necessario governare meglio.
Prima ancora, però, manca un partito, una classe dirigente collettiva e diffusa nel territorio che sia capace di rappresentare al tempo stesso gli individui e le loro associazioni, con o senza lucro; un partito solido, affidabile, democratico e popolare, di ampio consenso, che sappia offrire una nuova classe dirigente per rinnovare lo Stato, senza il quale si finirebbe nel caos o nella prevaricazione degli estremisti nazi-fascisti di destra e di sinistra.
Tuttavia, viene il dubbio se tali mancanze non siano in realtà frutto della carenza di un progetto politico, che abbia una chiara visione della società verso cui vogliamo andare, e senza il quale ci sentiamo schiacciati tra un estremismo di centro, che è attuato da una classe dirigente incapace o corrotta, che resiste ad andarsene, dominata dai fanatici del liberismo più aggressivo, e le spinte populiste e demagogiche, inadatte e prive di competenze, oltreché di strategie.
L’arte politica, e con essa i destini di milioni di italiani, è declinata solo con volgari tatticismi di bottega, senza che nessuno definisca con chiarezza i valori politici del proprio progetto. Forse c’è, ed è inconfessabile.
Ma di certo non c’è quello che interessa la maggioranza dei cittadini, che non a caso si rintanano nell’astensionismo.
Al contrario, esiste un disperato bisogno di un tale progetto. Tanto normale ed assente che formularlo potrebbe sembrare rivoluzionario, seppur di buon senso, in modo che al tempo stesso possa offrire sicurezza e mercato, giustizia ed efficienza, altruismo ed onestà.
I cittadini non ripongono più fiducia nelle vecchie bandiere, sbiadite da incapacità o corruzione. Al contrario si sentono abbandonati e circondati da persone o imprese disoneste, che si approfittano di una tale situazione, in modo irresponsabile, poiché anche loro ne pagheranno il prezzo.
Questi cittadini vorrebbero solo veder sventolare ed attuare le bandiere della democrazia, dell’equità e della solidarietà. Valori politici di un progetto democratico e popolare, alternativo alla chiusura autoritaria di derive estremistiche medievali ed all’autodistruzione di un liberismo violento e sregolato.

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