La ricerca di personale fatta in casa da un commerciante di un centro commerciale ha destato unanime sdegno per il fatto che venivano escluse donne sposate e conviventi.
Condannabile dal punto di vista etico, la pretesa non può essere perseguita dalla legge, altrimenti qualcuno avrebbe dovuto intervenire in tal senso, in ogni caso, all’atto della selezione il datore di lavoro è libero di scegliere chi vuole, riferendosi non solo allo stato civile ma anche ad altri requisiti.
D’altra parte il soggetto e il caso si commentano da soli, se è vero che il commerciante ha, dapprima detto che sarebbero state direttive aziendali, poi smentito da altri gestori della stessa catena, in seguito avrebbe tolto il cartello, segnale che si trattava di una strategia del tutto occasionale, studiata in maniera sbrigativa per arrivare a trovare, senza eccessive perdite di tempo, una collaboratrice per le vendite che rispondesse ai requisiti desiderati.
Quello che dovrebbe fare più scandalo è il coro di commenti sul caso, unanime sullo scenario del mercato del lavoro locale per i collaboratori alle vendite di ogni livello.
Il segretario territoriale della Fisascat -CISL, Salvatore Scannavino, uno dei sindacalisti più attivi e presenti in questo genere di vertenze, afferma, senza mezzi termini, che Ragusa, con questa storia, ripiomba in un medioevo lavorativo.
Ribadiamo che Scannavino, come abbiamo visto anche in occasione di recenti vertenze, è uno dei più impegnati nella tutela dei diritti dei lavoratori, ma ci permettiamo di dire che non c’è bisogno di questo episodio per dire che Ragusa è in un medioevo lavorativo.
Per limitarci al problema dei collaboratori alle vendite, è risaputo a tutti che, appunto all’interno dei centri commerciali, ci sono fenomeni strani.
Innegabile che l’entrata a Ragusa di aziende a carattere nazionale che hanno aperto punti vendita nei centri commerciali, ha portato una ventata di legalità nel mondo del lavoro.
La maggior parte delle aziende adotta per il personale i contratti nazionali che prevedono ogni tipo di tutela.
Spesso, accade però che, sotto la sigla di una grande azienda, la gestione del personale sia affidata al gestore locale e non sempre vengono adottati i contratti nazionali del settore.
Ci sono voci di tutti i tipi, ore di lavoro fuori dagli standard normali, ore di lavoro straordinario non pagate, turni festivi obbligatori e non retribuiti come tali, lettere di dimissioni in bianco richieste all’atto dell’assunzione e altre vessazioni a carico dei lavoratori che sarebbero perseguibili per legge.
Purtroppo, parlando di legge, è anche tragicamente scontato che, ove ci fossero dei controlli, il commerciante trovato in difetto se ne esce con una sanzione, con una multa e tutto finisce lì, anzi no perché se è stato il lavoratore a denunciare, finisce lì la sua carriera di collaboratore alle vendite, perché pare che nel settore sia attivo il passaparola che mette all’indice eventuali dipendenti ribelli che tentano si sollevare il coperchio di questo girone infernale.
E di questi aspetti il sindacato dovrebbe occuparsi, più che preoccuparsi per il cartello di un piccolo commerciante di paese che vende caramelle, il sindacato dovrebbe aiutare i dipendenti a stanare l’illegalità che dilaga nel settore, dovrebbe farsi paladino di una campagna fortemente repressiva verso i fenomeni descritti, dovrebbe assegnare una sorta di marchio di qualità a quelle aziende che sono in regola con il trattamento del personale, un bell’adesivo all’ingresso che mi certifica il negozio dove io sto comprando adotta ogni accorgimento di legge per tutelare il lavoratore.
