I giacimenti vanno sfruttati

di Vilnius Nastavnic
Se non quelli di gas e petrolio, almeno quelli turistico-culturali, ma ci vuole gente competente e capace

Mettiamo d parte, per un momento, le polemiche sullo sfruttamento del sottosuolo, diamo per buone le tesi di quanti vogliono superato il  modello di sviluppo basato sul petrolio, ancorché non viene a galla una maggioranza solida verso questa direzione e verso la rinuncia alle royalties che possono costituire fonte di sostentamento essenziale per tutto un territorio.
Rivolgiamo la mente, con sincera disposizione, verso gli altri giacimenti, di certo, non meno importanti che insistono sulla nostra terra.
Giacimenti naturalistico ambientali, culturali e artistico-architettonici che, in altri posti, costituiscono fonte di reddito e di ricchezza.
Appare subito evidente come questi beni, che, guarda caso, fanno parte tutti del nostro patrimonio, non sono sfruttati per innata e cronica incapacità di quanti sono stati e sono chiamati alla gestione delle politiche turistico culturali.
Basta solo l’esempio del riconoscimento UNESCO concesso al Val di Noto per la ricostruzione tardo barocca dopo il terremoto del 1693: dopo 13 anni di insana gestione, fatta solo di feste e di convegni per cercare di capire cosa fare, ci resta solo la sollecitazione e della Regione Siciliana che, sulla spinta dei vertici UNESCO, vorrebbe accentrare a Palermo anche questo tipo di settore, destinandolo, così, alla morte, come ha fatto con il turismo, con la formazione, con i rifiuti, e con tanti altri settori avocati alla centralità regionale, dove è più facile ‘muoversi’.
Per quanto una strategia unitaria regionale sarebbe efficace per le politiche turistiche e di sfruttamento dei beni culturali, non c’è più tempo di aspettare il miracolo: mancano le competenze e le capacità, i parlamentari delle varie province sono buoni solo per accogliere gli assessori di turno e fare ala al loro passaggio, senza il carattere adeguato per esprimere le giuste rimostranze sulla materia.
Ultimo baluardo per il turismo e i beni culturali furono le Aziende per il Turismo che, oggi, sono rivalutate in termini di operatività e di efficacia dell’azione a favore del territorio, dopo essere state considerate, a torto, solo fonte di sprechi e di clientele.
Per restare alla nostra terra basta ricordare i fasti della gestione Mauro che fecero della provincia di Ragusa un riferimento preciso in ambito regionale.
Oggi piangiamo gli effetti delle dissennate politiche regionali e ci restano isolate iniziative di organismi locali del tutto opinabili, indaffarati con tour operator e manifestazioni di dubbia efficacia, destinate solo al piacere di un pubblico esclusivamente locale.
Funziona solo il richiamo UNESCO e, altra prerogativa della nostra terra, l’effetto Montalbano che, però, è un po’ come il petrolio, destinato, un giorno, ad esaurirsi. I numeri, poi, li fa il mare, checché se ne voglia dire, ma le limitazioni per le spiagge, per gli alberghi, per i locali notturni, sono tali e tante che non si riesce ad intravedere come sfruttare in maniera ottimale questi giacimenti che abbiamo a nostra esclusiva disponibilità.
Osservando le criticità del settore, il provincialismo nella gestione dei siti e delle politiche turistiche, viene da chiedersi quando, con l’attuale classe politica, ci saranno occasioni di sviluppo compatibile con il territorio, quando verrà favorito il turismo e quando verranno garantiti livelli occupazionali stabili, tali da far diminuire l’apprezzamento per le royalties, il cui gradimento cresce proporzionalmente all’incremento della quota destinata al nostro Comune.  

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