È la nuova tendenza della democrazia partecipata, quella che vorrebbe il coinvolgimento di tutti gli attori sociali nelle scelte per la città. Una sorta di delegittimazione della politica che non può esprimere principi, tendenze e ideologie, se non attraverso il passaggio del confronto.
Per essere chiari, se una parte politica vuole chiudere la via principale al traffico veicolare, si deve passare da residenti, commercianti e dalla platea dei cittadini che devono esprimere il parere ancorché non vincolante.
Accade così che uno vota per gli ambientalisti ma questi abdicano al compromesso e se chiudono la via, la chiudono solo parzialmente. E il caos e la confusone proliferano.
Prendiamo per buona la prassi nuova del confronto e attendiamo i risultati che ne possono scaturire.
Ma le prime esperienze non sono esaltanti in fatto di comunicazione.
L’Alleanza delle cooperative italiane aveva diramato un comunicato stampa per annunciare gli incontri dell’associazione con i candidati a sindaco, ne avevamo dato notizia, interessati dai temi che potevano essere trattati.
Un secondo comunicato informa dei primi incontri avvenuti, con i candidati Tringali e Calabrese, ma né gli organizzatori degli incontri né i candidati si sono premurati di illustrare i contenuti del confronto.
Ancorché si sia trattato dei temi del comparto, una volta che si è voluta rendere partecipe l’opinione pubblica degli incontri, sarebbe stato opportuno significare quali le richieste e le proposte del mondo cooperativo e quali, soprattutto, le risposte dei candidati.
Analoghe perplessità, ancorché di tipo diverso, scaturiscono dall’incontro del candidato Calabrese con i residenti del centro storico.
Definite le proposte e le intenzioni del candidato in merito alla creazione delle zone di edilizia residenziale popolare nei centri storici e all’attuazione della legge 13 del 2015.
E’ stato l’architetto Giuseppe Cucuzzella a spiegare, nello specifico, sul piano tecnico, come, attraverso questi strumenti urbanistici, la città possa tornare a rivivere il proprio centro storico. In primo piano anche le Stu, ovvero le Società per la trasformazione urbanistica.
Calabrese ha anche accennato all’intenzione di zonizzare alcuni quartieri, quindi non solo il recupero delle abitazioni ma la costruzione di un tessuto sociale vivibile in cui il cittadino che decide di vivere in quella zona possa avere a portata di mano tutti i servizi di riferimento, dalla farmacia al negozio di vicinato.
Dopo questi programmi che è inevitabile definire a lunga scadenza, problematiche risolvibili nel breve e nel medio periodo quali l’isola pedonale di via Roma, integrazione nel centro storico e misure a favore degli stranieri che lo vogliono abitare, legalità per gli affitti, lotta alla prostituzione dilagante in centro, video sorveglianza per combattere la microcriminalità.
Tutte iniziative encomiabili, ma mancano le proposte dei residenti, sono favorevoli, o meno, all’isola pedonale? deve essere ampliata o si deve limitare il suo perimetro? Cosa ne pensano della presenza dilagante di immigrati ed extracomunitari?
Occorrerebbero precise indicazioni sulle posizioni del sindaco su questi temi, se ci si deve affidare al referendum il sindaco lo possiamo anche estrarre a sorte.
Né il candidato, né i cittadini hanno parlato di eventuali incentivazioni agli italiani per dimorare in centro, invece di favorire l’afflusso di stranieri, non si è parlato di esenzioni e di sconti sui tributi per nuovi e vecchi residenti, come pure non si è parlato di agevolazioni ad ampio spettro per nuove attività commerciali.
Se i confronti debbono avere per tema argomenti scontati, proposti solo come ipotesi tutte da verificare, restano momenti legittimi di propaganda, senza effetti concreti sulle problematiche.
