Lettera alla redazione
Sono un diversamente abile, più semplicemente un disabile, più comunemente un handicappato. Penso sia naturale che leggendo un giornale venga attirato da articoli che riguardano la disabilità, in tutte le sue sfaccettature.
Viviamo in una città che, senza dubbio, è abbastanza avanti nell’affrontare le problematiche dei portatori dì handicap, non per niente è dotata, mi pare per merito dell’attuale amministrazione, di un ufficio accessibilità. Non si contano le manifestazioni, direttamente organizzate da enti pubblici e associazioni, in favore della disabilità, il Comune è sempre presente, l’interesse delle autorità sempre vivo, scarsa la partecipazione dell’opinione pubblica normodotata ai momenti di riflessione sulle problematiche dell’handicap.
Come scarsa è l’attenzione, anche dei giornali, ma soprattutto dei politici verso o veri problemi che ogni giorno si devono affrontare per vivere, non certo come gli altri, come reciterebbe la legge, ma, almeno a livelli accettabili.
Sui giornali date spazio ad ogni singola iniziativa che riguardi l’handicap, nei giorni scorsi avete, addirittura riferito di un convegno sull’accessibilità, giorni addietro di una iniziativa dell’INAIL per la fruibilità delle spiagge. Giornalmente molti consiglieri comunali scrivono comunicati, non si capisce bene se rivolti alla stampa o indirizzati all’amministrazione, su ogni minimo problema ma quasi mai si rilevano i problemi delle persone disabili.
Spesso è proprio l’istituzione che, da un lato, si impegna, dall’altro ha delle cadute di attenzione che rasentano l’assurdo. Le foto che allego sono l’espressione di quanto ora detto.
Una si riferisce alla trovata di un comune della provincia per l’accesso alla spiaggia, con una pedana-scala, certo rara a trovarsi, l’altra all’abituale sosta di vetture del Comune di Ragusa (malvezzo da voi anche ripreso in passato) nell’ingresso del Palazzo, proprio dove sarebbe previsto l’ingresso per disabili.
La persistente cattiva abitudine, evidentemente non rilevata da nessun organo del Comune, testimonia come il più semplice degli impedimenti arrecati ad una persona diversamente abile non venga nemmeno considerato.
Ma cosa dire allora se nel cortile della sede INPS di Ragusa, dove insiste l’ingresso dell’ambulatorio per le visite di accertamento dell’invalidità, apposito cartello indica di suonare per far aprire il cancello e far passare un’auto con il pass disabili: tralasciando che il disabile sarà costretto a scendere dall’auto solo per suonare il campanello ( e Dio solo sa a quale fatica si sottopone qualcuno solo per salire e scendere dall’auto), risulta del tutto particolare la disposizione per cui l’ingresso è consentito per lasciare il disabile o farlo salire in macchina, ma non è permessa la sosta. Il disabile che arriva alla guida della sua auto deve andarsi a cercare il parcheggio.
Con questo non voglio e non posso dire che l’INPS abbia poche attenzioni per la disabilità, ma sono episodi che testimoniano come spesso ci si perde in un bicchiere d’acqua.
Più spesso è la mancanza di adeguata cultura dell’handicap che fomenta il mancato rispetto di diritti esigibili, non facoltativi.
Prendete, per esempio il parcheggio di piazza Poste, già realizzato con diverse discrasie riguardanti l’accessibilità per i portatori di handicap: un cartello, peraltro piccolo e non eccezionalmente visibile, avverte che il piano strada è riservato ad anziani, donne in gravidanza e portatori di handicap.
Questi ultimi hanno anche posti riservati, un paio di parcheggi rosa e quattro o cinque per disabili. Nessuno osserva la disposizione, nessuno la fa osservare, solo quando il livello è pieno si cerca posto al piano sottostante, ma non è raro trovare utenti che approfittano dei posti riservati ai disabili e alle mamme in attesa.
Arrivo al dunque: se ci si perde per le piccole cose, facilmente risolvibili, senza repressione, tantomeno esagerata, figurarsi per le cose più importanti, di cui i giornali non parlano, i politici non si interessano (forse qualcuno lo fa ma per far disattendere la normativa) e l’opinione pubblica non rileva nulla come nulla eccepiscono gli stessi disabili.
L’abbattimento delle barriere architettoniche è legge dello stato ma la loro creazione dovrebbe essere un reato e come tale perseguibile. La mobilità e la fruizione di spazi pubblici sono un diritto, l’accessibilità deve essere a tutti garantita, senza discriminazioni né differenze, se in uno spazio pubblico il normodotato entra ed esce da una porta, lo stesso deve poter fare il disabile, non esiste che si debba utilizzare altro ingresso, meno che mai da altra via. Tutte cose, purtroppo, ordinariamente disattese.
Come farà un disabile a fruire del passaggio fra la piazza San Giovanni e la via Mario Rapisardi ? Mistero.
Come farà un disabile ad entrare all’ex cinema Ideal ?
Ma questi sono i regali degli stessi progettisti del Comune !
Poi ci sono quelli dei progettisti privati, ma i controlli sono pochi o inesistenti, con iter delle pratiche che, spesso, pare, riescano a trovare legittimi escamotage per aggirare l’ufficio accessibilità, una volta con l’autocertificazione, una volta girando da altri uffici per ottener autorizzazioni, nel caso di subentri o volture.
Labirinti che meriterebbero di essere attentamente esplorati e verificati passo dopo passo.
Basterebbe andare a controllare tante nuove attività che, giocoforza, hanno dovuto chiedere le necessarie autorizzazioni, per rendersi conto di quanto e di come l’accessibilità sia tenuta in conto: negozi, rivendite di tabacchi, bar, paninerie, tutti con tanto di gradini, senza pedane, senza scivoli, spesso con dubbi requisiti di accessibilità e fruibilità dei servizi igienici.
Mi voglio fermare e lasciare a voi il commento sulla situazione nelle zone di mare.
Lettera firmata
