Tentativo di alleggerire le norme per le costruzioni in verde agricolo

di redazione
Architetti ingegneri, geologi, geometri, ANCE e CNA uniti per cercare di rendere meno vincolanti le norme per le costruzioni in verde agricolo

Nel corso di un incontro, con la presenza dei rappresentanti degli organi di informazione e con la partecipazione dell’assessore comunale Stefania Campo, in rappresentanza dell’amministrazione Piccitto, è stato presentato un documento finalizzato a suggerire diverse linee guida alla Giunta comunale, in materia di costruzioni in verde agricolo, in riferimento alla Delibera di G.M. n.142 del 24 marzo 2015 variante art.48 N.T.A.
Il documento è stato sottoscritto, oltre che dall’Ordine degli architetti, rappresentato dal presidente Giuseppe Cucuzzella, dall’Ordine degli ingegneri, con il presidente Vincenzo Dimartino, dall’Ordine dei geologi, con il consigliere regionale Saro Di Raimondo, dal collegio dei geometri, con il presidente Salvatore Cascone, dalla Cna, con il presidente territoriale Giorgio Biazzo, e dall’Ance, con il presidente Sebastiano Caggia.
Alla presentazione del documento è intervenuta, a nome dell’Amministrazione comunale, anche l’assessore Stefania Campo che avrebbe manifestato la disponibilità della Giunta a valutare le linee guida in questione nel corso di un apposito confronto che sarà convocato prossimamente.
L’iniziativa nasce dall’esame delle nuove dinamiche sociali che hanno comportato l’insediamento di numerosissime abitazioni in zona agricola, per fini esclusivamente residenziali, con una pressione edificatoria sul territorio che ha provocato un notevole impatto ambientale e paesaggistico.
La costruzione di villette, adibite per lo più a seconde case di campagna, ma recentemente anche a prima abitazione, ha stravolto un  equilibrio che si era formato nei secoli. Interi insediamenti abusivi, caratterizzati da un’edilizia di scarso valore, in seguito perimetrati nell’ambito della formazione dei piani di recupero, hanno aggravato enormemente l’impatto sul territorio.
Le presenti norme intervengono su questi processi di costruzione che potrebbero portare, se non regolamentati, alla perdita dell’identità storica del nostro territorio.
Per i tecnici coinvolti nell’iniziativa, si tratta di materia attinente alla qualità architettonica degli interventi, evidenziata come aspetto più importante nel contesto del mantenimento del decoro della campagna che si desidera non abbandonata ma, dignitosamente, mezzo per tenere in ordine il territorio.
Il documento è finalizzato ad imporre interventi maggiormente rispettosi del contesto e aventi una più alta qualità costruttiva e dell’architettura. Occorre  un controllo qualitativo dei diversi livelli del processo costruttivo, per realizzare  interventi, nelle zone agricole, con un alto quoziente di qualità architettonica che si traduca, semplicemente, in spazi costruiti caratterizzati da un’architettura strettamente collegata al contesto paesaggistico, che reinterpreti in modo contemporaneo le caratteristiche di semplicità e rigore formale  delle costruzioni rurali tradizionali.
Ma gli estensori del documento, oltre a queste norme di carattere qualitativo degli interventi, suggeriscono anche modifiche ad aspetti fondamentali della delibera della giunta Piccitto.
In particolare, la lobby del mattone entra nel merito della questione inerente l’estensione dei lotti minimi, proponendo di modificare gli attuali criteri, (lotto minimo di 20mila metri quadrati in zone non tutelate e 30mila in zone tutelate da Piano paesaggistico) abbassandoli a diecimila nelle zone non tutelate e a 20mila in quelle tutelate.
Inoltre, si preoccupano di osservare come, da quanto si evince nella stesura della delibera di Giunta, il diritto a costruire in verde agricolo sia riservato solo ai conduttori a titolo principale del fondo agricolo.
I firmatari del documento fanno notare come la giurisprudenza urbanistica, come, del resto, l’assessorato regionale Territorio e ambiente, forniscono orientamenti completamente diversi, sostenuti, ulteriormente, da un articolato contributo offerto dalla Consulta regionale degli ingegneri.
Ci permettiamo eccepire una incomprensibile preoccupazione, considerato che giurisprudenza, assessorato regionale e organo regionale della categoria considererebbero inutili norme istituite dalla giunta di Ragusa ma inapplicabili come evidenziato.
Il documento sottolinea comunque che il diritto a edificare in zona agricola è di tutti, purché si osservino le regole urbanistiche, che sono, tra l’altro, quelle dettate dal Piano paesaggistico e da tutto ciò che ne deriva.
La sostanza del contributo, presentato e sottoposto all’attenzione del Comune di Ragusa, recita che la concessione a soggetti privati non imprenditori agricoli della possibilità ad edificare potrebbe essere sottoposta al mantenimento del fondo annesso alla residenza tramite la elaborazione di un piano agricolo di mantenimento del fondo che fissi tutte le opere e le attività previste per la conduzione del fondo stesso.
Oltre alle valutazioni dell’amministrazione che, come detto, intenderebbe istituire un confronto sulla materia, si aspettano le reazioni delle associazioni ambientaliste e dei grillini ortodossi che, in più occasioni, hanno inneggiato al ‘’consumo di suolo zero’’

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