di Cesare Pluchino
Esame accurato degli atti amministrativi, anche durante la pausa estiva, che produce interrogazioni dai quesiti sempre più penetranti
Da esponente politica navigata, Sonia Migliore percepisce spesso l’esigenza di una azione di opposizione di largo respiro, che possa volare alto sulle tematiche emergenziali della vita comunale, e di quella regionale che, direttamente, influisce sulla prima.
Ma la innata predisposizione alla lettura delle carte e degli atti amministrativi, che ha inculcato anche ai più stretti collaboratori, trova continuamente spunti per tirare fuori questioni che tanto chiare non sembrano.
Dalla sua parte, autorevoli scuole di pensiero e altrettanto autorevoli giudizi di politici esperti, anche di parte avversa, che riconoscono la valenza di questo tipo di opposizione, che non concede tregua e respiro all’avversario politico, tenuto costantemente sotto tensione.
Gente meno esperta di cose politiche, come chi scrive, disilluso dal sistema e dai tempi della giustizia, soprattutto amministrativa, valuta come spesso, di fronte a circostanziati rilievi, alcuni dei quali suffragati anche dall’avallo di autorità amministrative superiori, tutto scorra come prima, come quando, per esempio, l’ufficio ispettivo dell’assessorato agli enti locali diede ragione a rilievi della Migliore ma evidenziò come lo stesso ufficio non avesse competenze per sanzionare le irregolarità.
Come bussare in chiesa per avere aiuto ma sentirsi rispondere che hai bussato alla porta sbagliata dello stesso edificio sacro.
Non è nemmeno terminata la pausa estiva che la Migliore e il suo Laboratorio Politico, alla quale aderisce anche la consigliera Manuela Nicita, sfornano una complessa interrogazione su alcune forme di volontariato svolte in città. Una interrogazione per la quale gli amministratori interpellati avranno i canonici trenta giorni per rispondere in maniera circostanziata, ma che pone, sul tavolo, precise questioni di ordine amministrativo, contabile e politico, considerato anche che l’atto riveste anche forma di esposto, essendo stato indirizzato al Prefetto, al Comandante della Guardia di Finanza, agli assessorati regionali competenti per le materie trattate e agli organi nazionali e regionali delle Associazioni di Volontariato coinvolte.
Riservandoci una attenta analisi dell’interrogazione, per la quale la stessa istante, in apertura di conferenza stampa, ha confessato un certo imbarazzo nell’affrontare la complessità della materia trattata, restiamo in curiosa attesa della risposta alla interrogazione che può dirimere, intanto, un nostro ormai dato dilemma: ci troviamo di fronte ad una opposizione cavillosa a fini strumentali oppure siamo nelle mani di amministratori e uffici comunali dominati da incompetenza e incapacità conoscitiva delle norme ?
Al momento, possiamo solo rilevare come, di fronte all’appassionata carica di quesiti e di rilievi, faccia da contraltare una indifferenza di fondo della controparte per essere posta sotto i riflettori di una tentata inquisizione, quasi a considerare di poco conto accuse e rilievi di irregolarità.
Il tema del volontariato comunale a Ragusa viene affrontato per i delicati risvolti di carattere sociale, ma anche sotto il profilo di un abnorme utilizzo delle unità per attività lavorative che dovrebbero essere altrimenti espletate e inquadrate. Nelle questioni si inserisce anche un conflitto di interesse che vien ravvisato nella presenza di un consigliere comunale nei direttivi di associazioni di volontariato che svolgono attività per il Comune.
Se sul piano strettamente tecnico del profilo del volontariato le valutazioni attengono ad una problematica di carattere anche nazionale, lasciano interdetti ipotesi di amministratori e dirigenti che possano, con leggerezza sorvolare su ipotesi di sfruttamento delle unità di volontariato per attività lavorative, come pure possano non considerare palesi ipotesi di conflitto di interesse.
Irregolarità formali, mancanza di pezze d’appoggio per i rimborsi spese, volontari che vengono sottoposti ad attività lavorative senza poter essere garantiti dalle più elementari tutele di ordine assistenziale e contributivo, vistose irregolarità riscontrate nei libri soci, mancanza di requisiti previsti dalla legge, sono i rilievi passati in rassegna nel corso di una conferenza stampa, indetta dal Laboratorio Politico 2.0, che ha visto la partecipazione dei due consiglieri comunali, Sonia Migliore e Manuela Nicita, oltre al Presidente Claudio Castilletti e ai componenti del direttivo, Gianni Cappuzzello, Graziella Musco e Alba Orefice, al portavoce dei Giovani Lab 2.0 Alberto Di Stefano e a Giovanni Criscione.
Questioni che sono state poste all’attenzione del Laboratorio da volontari che ritengono di non essere stati trattati giustamente, che dichiarano di non aver percepito i rimborsi spettanti, aspetti esteriori di una complessa materia il cui esame ha fatto emergere rimborsi di decine di migliaia di euro in pochi mesi, l’utilizzo di volontari a supporto degli uffici o per la custodia di edifici pubblici o impianti sportivi.
In sintesi, secondo gli appartenenti al Laboratorio politico 2.0, sarebbe snaturato il concetto stesso del volontariato, rimandando a valutazioni di natura amministrativa le incongruenze rilevate a proposito dei rimborsi o dei requisiti di legge necessari.
