di redazione
Non è solo lo sbocciare dei contrasti che hanno determinato l’abbandono della maggioranza, ma emerge anche una analisi politica che tende a ‘smontare’ il verbo del Movimento 5 Stelle
La nascita e lo sviluppo del Movimento 5 Stelle ha apportato alla politica italiana un numeroso gruppo di esponenti di ‘primo pelo’ che con passione e dedizione stanno facendo esperienza e vogliono costituire, almeno in parte, le forze nuove per il futuro.
In qualche caso, questo patrimonio, creatosi sulla scia del verbo grillino, è risultato accresciuto, valorizzato e organicamente adeguato alle esigenze del movimento. Qualche elemento si è perso per strada, ha cambiato partito e ha vivificato altre componenti non aduse, secondo i canoni della vecchia politica, a posizioni eclatanti e propagandate secondo schemi e iniziative personali.
E’ il caso della consigliera Manuela Nicita che, anche fra le file del Movimento 5 Stelle, dove era stata eletta, faceva trapelare, nei suoi interventi, posizioni che, se non erano dissonanti, rivelavano, in ogni caso, autonomia di pensiero.
Dopo 26 mesi di esperienza fra gli scranni dell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila, acquisita una maggiore verve comunicativa, ancorché grezza nello stile politico, Manuela Nicita rivela carattere nell’imporre una sua linea di profonda contestazione, argomentata, al Movimento 5 Stelle.
Anche se, talora, rivela qualche componente negativa di sterile opposizione strumentale, emerge, comunque una invidiabile autonomia di pensiero che rifugge da condizionamenti di ogni tipo.
Ecco allora che, alla fine della conferenza stampa condotta con i vertici del Laboratorio Politico 2.0, chiede che sia ascoltata una sua dichiarazione attinente all’argomento all’Ordine del Giorno, rilevante per alcuni aspetti, che riteniamo opportuno pubblicare integralmente, nella speranza di suscitare un approfondito dibattito, considerato il severo atto d’accusa mosso nei confronti del vecchio Movimento di appartenenza.
Questa la dichiarazione della Nicita, rilasciata ai giornalisti:
“Qualche tempo fa, la nostra attenzione di cittadini e consiglieri venne attirata da una stranezza, contenuta in un documento.
Era la presa visione dello Statuto di una associazione che aveva avuto un appalto su servizi di sussidio alla vigilanza, che riportava, tra i nomi del Direttivo, quello di un consigliere comunale del Movimento 5 Stelle.
Stranezza di poco conto, sulla quale, forse, molti altri, pur notandola, non hanno ritenuto di dover effettuare nessun controllo.
Certamente dover controllare l’operato del ‘popolo dell’onestà’ è imbarazzante, come sempre, considerando, però, che alla vanteria più sfacciata in campagna elettorale non consegue altrettanto granitica saldezza di principi quando, infine, si riesce a “comandare”
Abbiamo iniziato a far domande, a richiedere documenti, che, uno alla volta, ci venivano rilasciati dagli uffici. Approfondendo l’argomento, veniva fuori un quadro che lasciava apparire un vecchio malcostume che, forse, avrebbe potuto rivelare un particolare carattere di sciatteria e imprecisione, atteggiamenti gravissimi in un pubblico amministratore, non fosse altro che per le conseguenze sull’uso del denaro dei cittadini.
Oppure, cosa ben più grave, avrebbe potuto segnalare alcuni comportamenti che, speravamo, dopo le dichiarazioni del M5S in campagna elettorale, non avremmo più riscontrato in città.
Oggi siamo qui a fare domande e a pretendere risposte… quelle risposte che possono e debbono essere pretese in una Repubblica Democratica dove spesso chi partecipa ad un confronto elettorale pensa che, con la propria vittoria, la democrazia e il rispetto dei cittadini, una volta corteggiati elettori, possano cessare a favore di una politica dispotica dai bassissimi interessi.
Scoprire che chi urlava nelle piazze “Onestà, onestà”, chi dava del “Ladro” a qualsiasi componente politica che non fosse la propria, oggi, con il proprio comportamento, si rivela, nella migliore delle ipotesi “leggero”, è cosa assai grave.
Ma ancor più grave sarà se, a queste domande, più che legittime, non verrà data una risposta precisa che smentisca quanto da noi esposto.
Per chi ha fatto della diffamazione generalizzata l’arma di propaganda politica, riteniamo che non sia possibile non porgere le scuse alla cittadinanza con le dimissioni del Sindaco, in quanto responsabile della scelta dei suoi collaboratori, che, con l’arroganza che contraddistingue il Movimento, hanno offeso e danneggiato la città di Ragusa.”
