Lo arriva a dire un consigliere di minoranza che è reduce dai cinque anni di opposizione al governo grillino: si stava meglio quando si stava peggio.
Sgombriamo subito il campo da facili strumentalizzazioni, al centro delle critiche c’è l’attività del consiglio comunale e delle commissioni, l’attività dell’amministrazione, come per il passato governo 5 Stelle è solo lambita dalle contestazioni e prosegue la sua marcia, senza intoppi, peraltro, quella attuale, con un consenso diffuso che coinvolge anche quelli che erano oppositori in campagna elettorale.
Limiti forti si avvertono nell’attività del consiglio comunale e delle commissioni, di quelle parti che, più direttamente rappresentano i cittadini, le loro istanze da girare all’amministrazione, la voglia di cambiamento che determinò, a giugno, la scelta di soggetti nuovi, giovani, preparati, interpreti, soprattutto, di un modo nuovo di fare politica, dopo la delusione pentastellata.
C’è stata anche la scelta di un Presidente del Consiglio politicamente navigato che, in effetti, sa gestire il difficile compito superpartes per la guida della civica assise, ma, di fondo, si riscontra un asservimento totale all’amministrazione, senza una capacità di indipendenza dalla stessa e senza che si intraveda una intenzione di influenzare, in maniera determinante, le scelte della giunta, molte delle quali, addirittura, non sono nemmeno di conoscenza dei consiglieri comunali, non informati puntualmente di quello che fanno gli assessori.
Al di là delle scelte politiche, si avverte un condizionamento dell’atteggiamento della maggioranza nei confronti delle minoranze, di quelle che dovrebbero essere opposizioni e che, invece, sono coinvolte in una sorta di neocollaborazionismo, avallato e favorito dal Sindaco che preferisce intrattenere buoni rapporti con le minoranze.
Questo atteggiamento di falso buonismo, che non è riscontrato nei giudizi a microfoni spenti sui colleghi di opposizione, mostra limiti evidenti nel momento in cui la maggioranza sembra non riuscire a tenere testa ai soliti e sperimentati giochetti di alcuni consiglieri che, in maniera del tutto legittima, cercano di sfruttare ogni piega del regolamento, in nome del mandato ricevuto dagli elettori, per ritagliarsi visibilità approfittare di ogni minimo privilegio consentito dalle norme e dal regolamento.
Ecco allora che la maggioranza è già caduta nel giochetto della mancanza del numero legale, ecco allora che si scelgono orari per le sedute del consiglio e delle commissioni che non hanno nessun senso se non quello di favorire i desiderata di qualcuno, si rinnova la strategia di raddoppiare le sedute, si fa appello alla convocazione di un maggior numero di sedute del consiglio comunale, si aprono sedute di commissione che vengono chiuse dopo dieci minuti, si raddoppiano le sedute perché manca un funzionario o perché manca la documentazione di cui non si avrà mai contezza, si utilizza strategicamente l’adozione di una pausa dei lavori per prolungare il tempo della seduta in maniera conforme alle esigenze di qualcuno.
Oggi, dopo la drastica riduzione del gettone di presenza, non è più solo una questione di vile denaro, vale molto di più la giornata di esonero lavorativo, valgono le ore di permesso per partecipare alle sedute di commissione.
Il teatrino è lo stesso che al tempo dei grillini, che stigmatizzavano le pretese delle opposizioni in materia di convocazioni delle sedute di consiglio e di commissione, ma, praticamente, si adagiavano su un atteggiamento di disponibilità e ne approfittavano alla stessa maniera, in termini di gettoni di presenza e di esonero lavorativo.
Ribadiamo che tutto quello che avviene in aula e in sala commissioni è perfettamente regolare e legittimo, ma se si volesse fare veramente buona politica ed eliminare gli sprechi si dovrebbero boicottare e ostacolare i giochetti delle opposizioni, peraltro svelati, come avveniva anche in passato, dagli stessi consiglieri di maggioranza che, a parole si dicono scandalizzati ma, nei fatti, subiscono, senza reagire.
Il mandato di consigliere comunale, conferito dagli elettori ma scelto al momento della candidatura, è tutelato dalla legge: quindi si vorrebbe sapere perché non si convocano le sedute di consiglio comunale alle 8.30 del mattino, si vorrebbe sapere perché non si convocano le sedute di commissione di pomeriggio, perché non si stabilisce quale documentazione deve essere messa a disposizione dei consiglieri, quale in forma cartacea, quale in formato digitale, per evitare strumentali richieste a seduta iniziata.
Siamo solo all’inizio e si rinnovano le stucchevoli discussioni, in consiglio e in commissione, per denunciare la mancata disponibilità di questo o di quel documento, denuncia che ha come logica conseguenza la richiesta di rinvio della seduta.
Solo nel mese di ottobre, tre sedute del consiglio comunale con l’approvazione di soli tre punti, con 12 atti di indirizzo rinviati e mai esaminati perché già dopo le ore 21 i consiglieri scalpitano per tornare a casa, due le commissioni che si sono dovute riconvocare.
Il tutto, restando agli atti approvati in consiglio, per adempimenti di leggi e normative, in pratica delle prese d’atto, per la città poco o nulla.
Molto viene addebitato ai limiti del regolamento dl consiglio comunale e delle commissioni, ma nessuno pensa alle opportune modifiche che, peraltro, hanno iter abbastanza complessi e lunghi.
