Le alluvioni disastrose sono un sintomo acuto e locale di un malessere diffuso in tutto il territorio. Mie iniziative parlamentari per stabilire norme sul dissesto idrogeologico.
Dopo i tragici eventi dello scorso 4 Novembre con la morte di 12 persone, la maggior parte di loro morte annegate perché il Milicia, un fiumiciattolo, ha straripato, necessitano regole e norme chiare e definite.
Un evento che sommato ad altri simili non è accettabile che avvenga in un Paese moderno e civile qual è l’Italia. E non è accettabile che accada per inerzia e irresponsabilità. In Sicilia la situazione è molto critica.
Non c’è un piano di investimenti per la pulizia dei corsi d’acqua degli alvei dei fiumi, dei costoni rocciosi di tutte le aree potenzialmente a rischio. Eppure, abbiamo un esercito di forestali che dovrebbe essere impiegato, tra le altre cose, per la pulizia degli argini e per riforestare i territori dei bacini.
A tal proposito in queste settimane ho avviato diverse iniziative parlamentari per stabilire delle norme che “guariscano” questo malessere diffuso in tutti i territori.
Regole per lasciare libere da costruzioni le aree a rischio: invece l’edificazione nei territori dei bacini e’ aumentata dappertutto e tutti i piani regolatori comunali hanno ampliato la superficie edificabile.
Purtroppo, spesso nei Comuni alluvionati c’è stata una duplice gara: realizzare grandi arginature e mettere a punto nuovi strumenti urbanistici per poter costruire ancora di più!
Le cause dei disastri verificatisi in questi anni sono molte ed interagenti. È chiaro che, di fronte a tutto questo, si tratta di operare per ricreare le condizioni minime per risanare il nostro territorio, agendo in tutti i campi (agricoltura, urbanistica, controlli) invertendone la tendenza.
Al fine di non aumentare la quota di territorio impermeabilizzato, occorre, in tutto il bacino, calmierare la nuova edificazione, subordinandola ad una corrispondente decostruzione, ed incentivando invece il riutilizzo delle superfici già coperte.
Occorre rimuovere, finanziandone integralmente il costo, ogni insediamento improprio che deturpi lo stato naturale e che mette a rischio l’incolumità dei cittadini sia se si tratta di abitazioni, sia se si tratta di impianti o di infrastrutture.
Norme chiare e precise che intervengano anche nei confronti dei trasgressori con sanzioni amministrative che variano, a seconda della gravità, da diecimila a centomila euro.
On. Nino Minardo
