Di birra ce n’è una sola

di Vilnius Nastavnic
La manifestazione dedicata alla birra ha scatenato un putiferio di reazioni, passato sui social network, mezzo oggi preferito dalle giovani generazioni.

Sui giornali, cartacei e online pochi resoconti e ancor meno commenti, c’era, comunque, un certo movimento nella serata di sabato, meno il venerdì e la domenica.
Il giorno dopo, come sempre accade, fra la gente, commenti di vario genere, positivi e negativi.
Polemiche su Facebook sono nate attorno ad un post dei giovani di Youpolis a cui non è andata giù l’organizzazione di una festa della birra che ricalcava l’iniziativa del Birrocco 2013, organizzato da altra associazione ma che Youpolis aveva appoggiato in maniera particolare.

Questi i tratti salienti della riflessione di Simone Digrandi:

“Nulla deve scoraggiare l’operato dei giovani che cercano di fare cose buone in città, specie se ciò che è da loro concepito con passione e ‘sforzo creativo’ risulta oggettivamente superiore a qualsiasi tentativo d’imitazione”.
“Chi ha deciso di restare qui e di lottare, sia per costruirsi un futuro inventandosi un lavoro, sia per dare a Ragusa momenti importanti di aggregazione tramite eventi originali e sapientemente studiati, con sforzo e sacrificio, va assolutamente ammirato e rispettato”
“Giovani da ammirare anche perché tra loro, nonostante facciano parte di diverse realtà ed associazioni, hanno preferito alla competizione la collaborazione, al ‘copia e incolla’ la diversità e originalità in ogni evento, decidendo che non serve sfidarsi a colpi di egoismi, ma aiutarsi l’un l’altro, condividere difficoltà, confrontarsi, ognuno con cose diverse organizzate e da tutti gli altri sostenute” Ed, in effetti, n’è uscito, in questi anni, un disegno meraviglioso: un’offerta culturale e di eventi eterogenea, senza ripetizioni ma con manifestazioni varie e che riescono ad abbracciare qualsiasi tipo di pubblico e passione.
Dispiace, secondo i giovani dell’Associazione, che invece qualcun altro non abbia voluto contribuire a questo disegno di “unità nella diversità” tra gli eventi cittadini, non compiendo nessuno sforzo nell’immaginare e mettere in opera qualcosa d’innovativo che s’integrasse con gli altri, preferendo attrarre pubblico facilmente emulando chi si era adoperato inventando qualcosa di nuovo, con una “strategia del consenso” dunque eticamente discutibile.
Ma il gruppo esorta a non scoraggiarsi: “Ricordiamo a tutti quelli che hanno già organizzato cose buone, e che vorranno continuare a dare vita ad eventi per amore della propria comunità, che l’originalità e l’iniziativa organizzata con passione e sacrifici pagano: per questo invitiamo tutte le realtà genuine della città ad andare avanti, senza paura ma con l’orgoglio e la forza delle proprie idee”.
Dal post si è scatenata una miriade di commenti, ma come ha fatto notare qualcuno, le recriminazioni dei giovani e la delusione per essere stati scavalcati nell’organizzazione del Birrocco sono non solo inutili ed esagerate ma, soprattutto, denotano che i ragazzi non hanno capito che impagabile esperienza hanno fatto.
Hanno avuto l’occasione, e si spera ne facciano tesoro, di capire come ci si muove nella giungla della vita odierna. Loro fanno appello ad un’etica ‘professionale’, criticano, come lo chiamano, loro, il “copia e incolla” di una manifestazione che avevano ideato e realizzato l’anno prima.
Ma devono capire che chi li ha voluti scavalcare nell’organizzazione della kermesse della birra può avere solo una responsabilità morale nei confronti dei ragazzi di Ideology, e non è detto che la debba avere, ma da un punto di vista commerciale e professionale il suo fare è del tutto legittimo.
Se accuse si devono muovere, invece, e lo si scopre dalla messe di commenti al post, la colpa è dei ragazzi di Ideology che per il Birrocco avevano coinvolto proprio colui che, quest’anno, gli ha soffiato la manifestazione, espressione che è anche sbagliata dal momento che i ragazzi si erano ritirati, per questa stagione, per motivi logistici che avevano consigliato di rinviare la seconda edizione del Birrocco alla prossima primavera. 
D’altra parte non sono i cantieri culturali o sangiovart, che, anche loro, riproposti sotto altro nome, si possono clonare, è difficile poter imporre un marchio di paternità ad un’iniziativa come ce ne sono a decine in tutta Italia e anche all’estero.
A conti fatti, forse, per i ragazzi è stato un bene perché non si sono visti miglioramenti rispetto alle criticità emerse lo scorso anno, qualche birra in più non ha stravolto i limiti di una manifestazione che, come quella dell’anno scorso, risulta, comunque, una copia di ben altre iniziative meglio organizzate.
C’è di buono che i tempi sono cambiati e non c’è lo sfruttamento dei soldi pubblici, anzi, dal prossimo anno potremo avere due ‘’birraday” (ops, ora mi fregheranno il titolo), in concorrenza fra loro, con benefici effetti sul sollazzo del popolo.
Con la speranza che queste manifestazioni, organizzate con il solo sostegno del privato, siano d’esempio per tutte le altre che ancora vanno cercando contributi in nome di ritorni culturali, d’immagine e turistici.

Nella discussione si è inserito anche il coordinamento cittadino del Movimento Idee per Ragusa, che esprime il plauso per una manifestazione che avrebbe dimostrato come si può rivitalizzare il centro storico senza spendere cifre enormi e, soprattutto, senza sostegno economico del Comune.

Questi privati cittadini, e il riferimento deve essere necessariamente anche rivolto agli organizzatori dell’anno scorso, senza chiedere alcun finanziamento ed utilizzando la birra come pretesto sono riusciti a rivitalizzare il centro storico con una manifestazione riuscita, capace di coinvolgere diverse fasce d’età.
Peccato che il comunicato risulti strumentale, dal punto di vista politico, perché prima si afferma l’importanza del costo zero per il Comune, poi si prende a pretesto la spesa per l’esperto del web e per quello esperto in promozione d’eventi culturali per ipotizzare l’impegno delle casse comunali con somme da destinare, piuttosto che per esperti, per organizzare, ogni ultimo fine settimana d’ogni mese, un evento diverso.
Ma se ci sono quelli che lo fanno a costo zero per le casse comunali, a cosa serve sprecare altri soldi?

 

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