La Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne si avvia a diventare, se già non lo è diventata, una Giornata come tante altre, l’occasione per ribadire slogan e rivendicazioni da mettere nel cassetto, dopo 24 ore, per rispolverali fra un anno.
Qualcuno parla di lotta alla violenza sulle donne, di violenza di genere, di femminicidio, ma sull’ argomento, come su tanti altri, si fa solo salotto e propaganda.
Oggi su tanti giornali, prima della fatidica data del 25 novembre, si torna a parlare di violenza sulle donne e di femminicidio.
Si leggono articoli interessanti che fra due o tre giorni non si leggeranno più, ma gli articoli e i contenuti sarebbero validi in ognuno dei prossimi 365 giorni.
L’Europa ci dice che l’Italia fa troppo poco per evitare i femminicidi e questo lo sappiamo. Lo dicono gli esperti di Grevio, (Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence), organismo del Consiglio d’Europa che monitora in ogni paese l’applicazione della Convenzione di Istanbul e che sta preparando un rapporto sul nostro paese su questi temi.
Mancano più di 5mila posti letto per chi fugge dalle mura domestiche, teatro dell’80% dei maltrattamenti; i fondi pubblici sono scarsi e utilizzati male. Di quelli disponibili ne sono stati spesi solo lo 0.02%.
Le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono 49.152, di queste 29.227 hanno iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Il 26,9% delle donne che si rivolgono ai centri sono straniere e il 63,7% ha figli, minorenni in più del 70% dei casi.
Sono i dati raccolti dall’Istat che per la prima volta ha svolto l’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità le regioni e il Consiglio nazionale della ricerca.
L’Osservatorio Pari Opportunità e Politiche di Genere dell’Auser aderisce alla manifestazione di domani indetta dal movimento Non Una Di Meno. “E’ molto difficile misurare la violenza, perché quella contro le donne (e contro le donne anziane, sottostimata e sottovalutata) è ancora una violenza sommersa e taciuta”.
Da gennaio a ottobre sono state oltre 70 le donne uccise per mano di chi diceva di ‘amarle’.
Da gennaio a fine luglio sono state 1.646 le italiane e 595 le straniere che hanno presentato denuncia per stupro. L’Istat stima che siano 1 milione 404mila le donne che hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro da parte di un collega o del datore di lavoro.
Incalcolabili gli episodi di sessismo, che permeano la vita delle donne: obbligare una donna a cambiare strada perché davanti a quel bar le dicono battute oscene, subire apprezzamenti non graditi sul proprio corpo o su come è vestita, la scelta delle aziende di assumere più uomini che donne, il divario salariale tra uomo e donna, l’incessante prova delle donne per dimostrare la propria competenza e professionalità, il carico del lavoro di cura che pesa quasi totalmente sulle donne, le immagini pubblicitarie che schiacciano le donne in ruoli stereotipati, spesso umilianti”.
Domani, dalle 14, a Roma, partenza da piazza della Repubblica, per “Non Una di Meno” che torna in piazza con una manifestazione nazionale a Roma “contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del governo”.
‘Non una di Meno’ denuncia “la strumentalizzazione di stupri e femminicidi, ricordano ancora una volta che la violenza contro le donne non ha colore: è sempre violenza maschile. Quest’ultima comincia nel privato delle case ma pervade ogni ambito della società e diventa sempre più strumento politico di dominio, producendo solitudine, disuguaglianze e sfruttamento.
Nella nostra città, nonostante recenti episodi di inaudita violenza e nonostante casi sul territorio che hanno interessato anche le cronache nazionali, non si sente, non si legge, non si vede nulla sull’argomento.
Fino ad oggi, a due giorni dalla ricorrenza della Giornata Mondiale non c’è notizia di manifestazioni, di iniziative, di eventi dedicati.
Solo un comunicato stampa del Comune di Scicli, del settore servizi sociali, per informare di alcune iniziative, simboliche come tante altre, fra cui quella del ‘Posto occupato’, una sedia con un drappo rosso, per ricordare le donne vittime di violenza, la cui sedia è rimasta vuota. Vuota a teatro, vuota al cinema, vuota ai concerti. Vuota.
L’amministrazione comunale di Scicli, su proposta della Case delle Donne, ha collocato nel cortile dell’ufficio servizi sociali una sedia per segnare il posto occupato di una donna che non c’è più perché vittima di violenza.
Inoltre, domenica 25 novembre, le donne non pagheranno nei siti culturali del Comune di Scicli e in quelli della cooperativa Triskele, la chiesa di Santa Maria La Nova e la chiesa Maria Santissima della Consolazione.
Dai social apprendiamo anche di una iniziativa a Ragusa, per il giorno 28, organizzata dal Comune, dalla Consulta Femminile e dalla Commissione Pari Opportunità del Comune dell’Ordine dei Commercialisti, un convegno su Contrasto alla violenza di genere nelle politiche sociali e nel diritto.
Qualificato parterre di organizzatori e di relatori, è sempre qualcosa in una città che sembra sconoscere la problematica.
Partiti, associazioni e organizzazioni varie sono dediti ad altre problematiche, quasi mai si occupano di violenza sulle donne, nulla si sa sul Centro Antiviolenza sulle Donne, né di quello che fa il Comune per esso.
Durante la passata amministrazione, ci fu una audizione in Commissione delle volontarie che si occupavano del Centro, anche quella, come tante, fu una passerella per i politici che, subito dopo, dimenticarono l’argomento, né, tanto meno si attivarono per qualche iniziativa a favore, nonostante le tante criticità eccepite dalle volontarie.
Forse nessuno dei candidati a sindaco ha inserito specifici interventi per il Centro nel suo programma elettorale, se qualcuno lo ha fatto è stato solo un elemento di facciata, perché non se ne è parlato negli appuntamenti elettorali.
Questa amministrazione annovera due donne in giunta, il consiglio comunale ne annovera 5, delle quali quattro di maggioranza, ma in cinque mesi di attività nessuno ha parlato mai di violenza sulle donne, nessuno ha pensato di fare un comunicato in occasione di tragici eventi locali, nessuno si è interessato al Centro Antiviolenza, non sappiamo se è aperto, se funziona, chi se ne occupa.
Forse, il problema non esiste.
