Un appuntamento, quello con Davide Faraone, candidato alla segretaria regionale del Partito Democratico, che ha visto una grande partecipazione di iscritti e simpatizzanti, considerate anche le fisiologiche assenze tattiche di diverse componenti del partito.
Segnale che il frontman dei democratici iblei, Nello Dipasquale, sempre più onorevole del territorio e non solo della sua città, del capoluogo, riesce a catalizzare consenso e partecipazione che superano costantemente i tentativi di quanti considerano il partito solo come ascensore verso i posti di potere.
C’è stata, intanto, una qualificata partecipazione della provincia, con autorevoli esponenti del partito di Chiaramonte Gulfi, di Comiso, di Ispica, di Giarratana, di Pozzallo, di Vittoria, e, naturalmente, di Ragusa, con il capogruppo al Consiglio Comunale Mario Chiavola, c’era il segretario cittadino Peppe Calabrese, nonostante è comprensibile che per la segreteria regionale convoglierà il voto verso l’altra candidata, Teresa Piccione, sostenuta dal suo leader reginale Lupo, di importanti esponenti iblei mancavano solo quelli del gruppo di Calabrese, per il resto assenze che, a stento, sono state notate.
Ma quello che più ha colpito è il fatto di aver visto recepito l’invito di Nello Dipasquale da parte di simpatizzanti e di gente di atra estrazione politica che ha colto al volo il senso di una partecipazione che, come è stato anche spiegato nel corso degli interventi, deve andare oltre alla semplice appartenenza politica.
Ha introdotto la serata il segretario cittadino Peppe Calabrese che ha voluto evidenziare come si guarda, sempre più, al partito Democratico come alla formazione politica in grado di arginare i populismi e gli estremismi dilaganti.
Serve un rilancio del partito, dopo tante sconfitte, e si può iniziare a lavorare dalle primarie del 16 dicembre prossimo, mettendo da parte ambizioni e aspirazioni per posizioni verticistiche, per riportare a galla una nazione, una regione, una provincia e una città capoluogo che affondano in un mare di dati negativi.
Il coordinatore provinciale, dr. Lino Giaquinta, ha spiegato come ci si affidi al giudizio della gente, non solo del partito, per queste primarie aperte che saranno il primo passo verso i congressi di circolo e di federazione, propedeutici alla designazione del segretario nazionale del partito.
Non c’è una candidatura unitaria ma ciò, secondo Giaquinta, non è necessariamente negativo, il momento è difficile ma si deve eliminare l’immagine di un partito diviso, si deve arrivare alla linea unitaria dopo il confronto, dopo le aspre divergenze, rispettando i risultati dei congressi.
Un segnale importante è quello del segretario uscente, Raciti, che converge sul nome di Faraone, senatore in carica e già, due volte, sottosegretario.
L’attuale governo non è in grado di guidare il paese, serve un’analisi attenta degli errori commessi per elaborare nuove proposte, è importante il confronto e la vicinanza con forze vicine ai democratici, simili, per creare quel campo vasto, quelle convergenze più ampie che consentano, con gli uomini giusti, di guidare verso un’era riformista il partito stesso e la nazione.
Nello Dipasquale ha esordito esaltando la figura di Calabrese, ottimo segretario del quale si sente onorato di essere rappresentato, punta dell’iceberg di una comunità che lavora per creare un grande partito.
Ha plaudito alla presenza di tanti amici che testimoniano la voglia di avere un PD diverso, che possa rappresentare le sfide del prossimo futuro, l’alternativa agli attuali partiti sulla scena; alla partecipazione di tante persone che vedono in Davide Faraone una speranza per il cambiamento, la percezione che ci può essere il modo di uscire dall’impasse politica determinata da falsi populismi e realtà illusorie.
Nello Dipasquale, da politico navigato, ha fatto notare come, nel calo generalizzato di tutti i partiti tradizionali, il PD è il solo, nonostante le sconfitte e le divisioni interne, a tenere con il suo 18% ottenuto alle ultime nazionali, segnale che con una guida autorevole e importante si potrebbe tentare una risalita che molti considerano possibile solo da parte dei democratici, l’unico partito ancora in forze, con una sua struttura e con la voglia di ritornare ad essere protagonisti della politica e non della corsa alle poltrone.
E presenze come quelle ottenute per la venuta di Davide Faraone sono, secondo Dipasquale, un ottimo segnale che viene recepito con grande rideterminazione.
Dipasquale ha chiuso con l’appello a sostenere Faraone nella corsa alla segreteria regionale, considerando quello che ha fatto per il territorio, se la Ragusa-Catania è, comunque, arrivata al CIPE, se la Siracusa Gela è arrivata ad un passo dalla nostra città, se la metropolitana di superficie può essere considerata quasi una realtà, se importanti provvedimenti sono stati presi per la zootecnia, lo si deve anche, s enon esclusivamente, all’impegno di Davide Faraone che ha sempre risposto alle istanze di Nello e del territorio aprendo le porte giuste e in tempi estremamente solleciti.
Davide Faraone si è detto sempre felice di tornare a Ragusa, dove ha trovato successo e concretezza ad ogni appuntamento.
Il suo non è il solito appello per il voto, ha voluto, però, evidenziare il valore di primarie che costituiscono ancora, nel PD, un momento di alta democrazia, soprattutto interna.
Quelle primarie attraverso cui si vogliono identificare le personalità condivise per avere quelle leadership forti in grado di consentire il buon governo.
In passato sono stati fatti, di certo, tanti errori, ma occorreva una base vicina che avrebbe dovuto accompagnare tutto positivamente, perché sullo sfondo c’era una stagione di riforme profonde che stavano cambiando il paese. Si stavano cambiando le strutture istituzionali, si stava costituendo la base ideale per le riforme, ma non c’è stato, accanto, un senso di comunità.
Il rischio non è più quello di perdere ma di andare all’estinzione se non si comprendono le dinamiche delle nuove realtà, non ci sono più le classiche divisioni fra destra e sinistra, fra popolari europei e socialisti europei, non ci sono le coalizioni, si deve capire che l’Europa non è matura, in quanto non è ancora soggetto politico.
Non ci sono le visioni giuste per nord e sud, non si comprende ancora che Lega e 5 Stelle sono avanti grazie anche ad una contezza assoluta del valore dei social e del loro utilizzo ottimale.
Nel partito democratico c’è ancora chi si trastulla a giocare con la fionda, mentre dovrebbe essere la casa di chi si considera veramente alternativo, il 16 dicembre non può essere solo un fatto interno al PD, ma deve rappresentare l’occasione per delineare un soggetto, un modello in grado di vincere, si vince con il 50 %, occorre allargare la base perché con il 18, con il 20 % non si va da nessuna parte, si deve dare vita ad un progetto necessariamente difficile, ambizioso, che deve escludere, a priori, chi vuole solo galleggiare
