di redazione
Richiesto l’intervento dei Ministeri competenti
Richiedere l’intervento dei Ministeri competenti per monitorare e arginare, fino a completa soluzione, il fenomeno delle false cooperative che drogano il mondo imprenditoriale con una concorrenza sleale nei confronti di quelle imprese efficienti che, invece, rispettano le regole, pagano le tasse e tutelano i diritti dei lavoratori.
E’ lo scopo di un’interrogazione parlamentare che il senatore Giovanni Mauro, commissario e portavoce di Forza Italia in provincia di Ragusa, ha presentato martedì sostenendo la campagna “Stop alle false cooperative” organizzata dall’Alleanza delle Cooperative Italiane.
“Avevo già aderito alla campagna – racconta Mauro – decidendo di partecipare alla raccolta firme in un banchetto presente, lo scorso 25 settembre, alla Fiera Agroalimentare Mediterranea di Ragusa, quando uno dei responsabili mi ha illustrato la questione.
Apporre la mia firma non mi è sembrato sufficiente e ho subito pensato che fosse necessario occuparsi della faccenda con un atto parlamentare”.
“Sono fermamente convinto che il sistema delle cooperative rappresenta un ottimo modo per fare impresa – aggiunge il senatore – a patto, tuttavia, che vi sia parità di condizioni per garantire una sana competitività tra queste realtà che, normalmente, sanno coniugare attività economica, solidarietà, mutualità e partecipazione dei soci.
Purtroppo, l’esistenza delle cosiddette ‘cooperative spurie’, cioè quelle che con diversi escamotage, per esempio consigli di amministrazione fittizi o amministratori riconducibili a dei prestanome, inquina il mercato perché queste sono in grato di offrire servizi a prezzi troppo bassi, a discapito dei diritti dei lavoratori o eludendo il fisco”.
“L’interrogazione che ho presentato – conclude Mauro – punta a interessare della faccenda il Ministro del Lavoro e il Ministro dell’Economia, chiedendo loro come intendono intervenire per fare in modo che il problema venga risolto”.
Questo il testo dell’interrogazione
Giovanni MAURO – Al Ministro del Lavoro – Al Ministro dell’Economia e delle Finanze
Premesso che:
– in Italia la prima cooperativa di consumo nacque a Torino nel lontano 1854, quella di produzione si sviluppò nel 1856, quella di credito nel 1864 e quelle agricole e dei lavoratori nel 1870;
– da dati del 2013 le cooperative attive in Italia risultano essere circa 70.000, di cui 376 banche di credito cooperativo e 1.904 consorzi. Le 67.062 cooperative hanno generato, nell’anno, un valore della produzione pari a 90,7 miliardi di euro, mentre iconsorzi 17,6 miliardi. Il valore della produzione stimato è pari al 8,5% del PIL italiano;
– il lavoro svolto dalle cooperative è valutato positivamente in quanto esse costituiscono una modalità di fare impresa (o altre organizzazioni) che sa intrecciare attività economica, solidarietà mutualità e partecipazione dei soci. Costituiscono una risposta importante oggi, proprio perché aiutano ad affrontare la trasformazione in corso nel nostro modo di consumare, di lavorare;
– queste imprese efficienti non sono solo un luogo di lavoro, rappresentano un volano per la crescita degli individui e delle comunità in cui sono inserite. Aiutano anche a superare diseguaglianze ed emarginazione, promuovono dignità e senso civico;
– sul “fenomeno” delle Coop, che ritengo, come già detto, molto positivo, si intreccia oggi, purtroppo, il sistema delle false cooperative dette cooperative “spurie” (non legittime, non autentiche, false) che attraverso escamotage diversi e variegati perseguono obiettivi illeciti,
– queste imprese anomale, quasi sempre senza Consiglio d’Amministrazione e con un Amministratore Unico spesso straniero, hanno ben poco di cooperative. Esse inquinano il mercato offrendosi a prezzi più bassi di quelle che agiscono correttamente rispettando i diritti di chi lavora: pagano meno i lavoratori, non adottano le misure di sicurezza nei posti di lavoro, spesso eludono il fisco chiudendo e riaprendo le attività sotto un nuovo nome. I controlli, anche per l’inadeguatezza di organico di chi sarebbe tenuto farli e per la carenza delle normative, sono rarissimi e le sanzioni insufficienti;
– le cooperative le troviamo in tutta Italia, ma permane tuttavia una forte disomogeneità rispetto alla dislocazione geografica del tessuto imprenditoriale cooperativo. Infatti, il 45% delle cooperative agricole italiane è concentrato nel Nord-Italia e da solo genera addirittura l’82% del fatturato totale, contro il restante 18% diviso quasi equamente tra Centro e Sud;
– le attività delle coop spurie sono di vario tipo: autotrasporto, logistica e facchinaggio, costruzioni ed infrastrutture, attività di consulenza e noleggi, servizi impropri nel ricco ed esteso settore della lavorazione delle carni ed agroalimentare;
– da un’indagine promossa da ACI Modena e dalla Fondazione Del Monte nei mesi scorsi su un campione di 195 cooperative è emerso che ben il 22% non deposita il bilancio, quasi la metà non lo deposita da almeno 3 anni, solo il 12% è sottoposto a un organismo di controllo e l’89% non è sottoposto a revisione;
– da settembre 2015 è iniziata la raccolta di firme – ai tavoli organizzati da Coopservice su tutto il territorio nazionale – a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare contro le false cooperative;
– questo impegno assunto da Coopservice è andato oltre il coinvolgimento dei soci, diverse personalità hanno deciso di sostenere la campagna;
tutto ciò premesso,
l’interrogante chiede di conoscere dai Ministri in indirizzo:
– se siano a conoscenza del fenomeno delle cooperative “spurie” e se in caso affermativo, come intendano intervenire affinché l’Italia torni ad essere un Paese diverso con una nuova economia in cui concorrenza leale, burocrazia semplificata ed efficiente, creatività e crescita per tutti, siano realtà ed in cui il benessere della comunità sia il vero fine ultimo del fare impresa;
– se non ritengano di dover intervenire affinché sia avviata una cabina di regia al Ministero dello Sviluppo Economico che coordini i soggetti che sono chiamati a vigilare sulle cooperative, evitando a monte sovrapposizioni e duplicazioni di adempimenti;
– se il Ministro dell’Economia è a conoscenza dei dati circa il mancato introito che, grazie ad imprenditori disonesti, non sono mai arrivati al nostro fisco;
– al Ministro del Lavoro se non intenda attivarsi affinché vengano riconosciuti i diritti a quei lavoratori “soci” che nelle cooperative oggi si spaccano la schiena per pochi euro l’ora, ma che domani sicuramente non percepiranno né Tfr, né pensione.
Roma, 6 ottobre 2015
