Più che la Commissione Trasparenza serve una Commissione di Indagine

Siamo già a due convocazioni della Commissione Trasparenza e, come ha fatto giustamente notare la consigliera Gianna Occhipinti, chissà cosa immagina la gente che ci sia dietro, addirittura se si convoca una seduta nel pomeriggio della Vigilia di Natale.
Se poi si riascolta la registrazione audio-video della seduta, si resta basiti che il Sindaco, all’inizio del suo intervento, e il capogruppo di maggioranza, Andrea Tumino, alla fine della seduta, entrambi avvocati, sollevano forti perplessità sulla opportunità della convocazione della Commissione Trasparenza, dal momento che la stessa si dovrebbe convocare solo per esprimere pareri, proposte, suggerimenti, relazioni, raccomandazioni e censure all’attuazione della trasparenza e della imparzialità dell’attività amministrativa.
Il Presidente della Commissione, il consigliere D’Asta, ritiene che la convocazione sia legittima e, pur dovendosi riconoscere che sono state sollevate questioni importanti, alle quali qualcuno deve dare riposte chiare, si continua a utilizzare questo organo consultivo con estrema leggerezza e con scelte del tutto arbitrarie che non sembrano, spesso, seguire il dettato del regolamento dei lavori del Consiglio Comunale e della Commissioni.
Peraltro, le questioni poste all’oggetto, che riguardano l’appalto per i parcheggi a pagamento, le cosiddette ‘linee blu’, risalgono, quasi tutte, soprattutto quelle più degne di attenzione, al periodo di inizio affidamento dell’appalto, per cui sembra inopportuno sollevare ipotetiche eccezioni sull’attività di questa amministrazione che, come per tante altre problematiche, ha solo ricevuto in eredità questa ed altre gatte da pelare.
Cionondimeno, come abbiamo sottolineato, il consigliere D’Asta solleva questioni assai importanti e delicate per le quali pensiamo di ritenere opportuno l’istituzione di una Commissione di Indagine, più adatta, nelle sue funzioni, ad affrontare questo e altri problemi che il consigliere D’Asta ha anticipato di volere discutere.
Si auspica che, almeno i componenti di maggioranza, abbandonino il bon ton istituzionale e si rifiutino di partecipare a questo tipo di riunioni se non ne ricorrano gli elementi per la legittimità della convocazione.
Tante le irregolarità riscontrate sull’appalto delle linee blu, che a stento sono state esposte con ordine dal Presidente della Commissione che, più volte, vista archiviata una eccezione, ne usciva subito un’altra.
Un determinante contributo al dibattito è venuto dal consigliere Alessandro Antoci, del Movimento 5 Stelle, presente in forze nella seduta, con l’altro componente Gurrieri e con il vicecapogruppo Firrincieli.
Antoci, come sempre chiaro e pragmatico, ha analizzato le difficoltà del gestore come derivanti da un’eccessiva offerta al rialzo in fase di gara, il 43,69% contro il 15% della seconda ditta e il 5% della terza.
Tentativi di rimediare all’errore di valutazione, secondo Antoci, sarebbero tardivi e non ci vorrà molto, come sarà doveroso da parte dell’amministrazione, controllare che il capitolato venga rispettato.
Ma quali sarebbero le inadempienze della ditta?
La prima sollevata, il fatto che, nei primi mesi dall’affidamento, la gente continuava a pagare per stalli di sosta che erano stati esclusi dall’appalto, sul Ponte Nuovo e anche in corso Italia, un errore dell’amministrazione che non aveva provveduto a cancellare le linee blu, un problema risalente alla precedente amministrazione, difficile da risolvere perché occorrerebbe che tutti gli automobilisti vittime dell’errore presentassero i tickets per un eventuale rimborso.
Un problema sollevato con enorme ritardo, peraltro da un consigliere anche allora in carica e dovuto alla grave carenza di comunicazione sull’avvio del nuovo appalto.
Poi c’è, o, meglio, c’è stata la questione dell’inquadramento degli ausiliari del traffico che, ormai da tempo, svolgevano serenamente il loro lavoro senza problemi con il datore di lavoro.
Inopinatamente, alla fine del rapporto con il gestore precedente, firmano delle dimissioni volontarie, non se ne conoscono i motivi, se obbligati o per convenienze personali, la nuova ditta li assume con contratto di custodi di autorimessa e lavaggi, con notevole ridimensionamento dello stipendio mensile.
Prima, tutti firmano, poi sollevano la questione. Il capitolato parla chiaro, addirittura, fatto assai strano, pare che la ditta sia disponibile a rispettare il capitolato, ma da giugno 2019, il che fa assumere alla questione i contorni della farsa, perché o hanno ragione i lavoratori, secondo il capitolato e, allora, hanno diritto anche agli arretrati, oppure la rivendicazione non è legittima, senza dire che non si comprende, né in seduta di commissione nessuno è riuscito a chiarire, se l’ausiliario per qualifica ma non per ingaggio può elevare le multe.
Fino a qui l’attuale amministrazione non c’entra, la Giunta Cassì sopraggiunge quando accoglie le istanze della ditta, secondo quanto previsto dal capitolato, per l’aumento degli stalli di sosta, per l’adeguamento ISTAT delle tariffe e per un ridimensionamento delle concessioni per il pass rosa.
Istanze che vengono subito accolte, mentre, alcontrario, si concedono tempi lunghi per altri obblighi della ditta, previsti dal capitolato, obblighi che, comunque, risalgono, anche questi, al periodo della precedente amministrazione che avrebbe dovuto vigilare in maniera opportuna, pretendere il rispetto del capitolato e agire di conseguenza, ma non lo ha fatto.
La ditta avrebbe dovuto adeguare o sostituire i parcometri, con idonee funzioni, previste dal capitolato, per il pagamento con bancomat o carta di credito, oltre a quella di erogare il resto, obblighi ai quali non ha ottemperato, non solo entro i trenta giorni dall’affidamento dell’appalto, ma nemmeno dopo oltre nove mesi.
Pare che alla base ci siano i termini troppo onerosi del contratto, ma qualcuno fa notare che le istanze della ditta sono state subito accolte, per gli obblighi della stessa si attende da mesi.
E non sembra, salvo questo ultimo particolare, che siano questioni da Commissione Trasparenza, come l’altra questione sollevata da D’Asta che critica la scelta, tutta politica, di stringere le condizioni per la concessione del pass rosa, un pass destinato ad agevolare le future mamme durante il periodo di gravidanza, poi esteso fino al secondo anno di vita del bambino, ora ridotto ad un anno ma con pretese, esternate dal consigliere, di tollerare l’utilizzo da parte di chiunque al servizio del bambino, nonni, papà, governante, babysitter e chiunque si occupi del bambino e debba svolgere compiti al suo servizi, cosa che, per esempio, non è prevista per l’utilizzo del pass per i disabili per il quale occorre sempre la presenza dello stesso a bordo.
Con la differenza che, quasi sempre, del bambino si occupano persone giovani e piene di salute, mentre per i disabili sono spesso anziani ad accudirli e a sbrigare faccende di vario tipo.
Quella di restringere le condizioni per il pass rosa, scelta di natura eminentemente politica, è quella che più di ogni altra esula dalle competenze della Commissione Trasparenza.
Nonostante la presenza del Sindaco, del capitano Ravallese, del nuovo assessore alla Polizia Urbana, nessuna risposta è stata data a domande importanti: quanto incassa il Comune da queste ‘linee blu’? La ditta ha versato regolarmente, ogni trimestre quanto dovuto? Conviene alla ditta e al Comune continuare con questa gestione?
Sono risposte che dovranno arrivare, il Sindaco ha parlato di una situazione poco lineare, in gran parte ereditata dalla passata amministrazione, se ci saranno altre sedute dedicate all’argomento, almeno queste risposte potranno aiutare a capire come sarà opportuno muoversi.

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