Le avvisaglie che qualcosa non andava, e che il bubbone sarebbe scoppiato a breve, si erano manifestati già alla fine delle fasi congressuali di domenica 20 gennaio: la netta affermazione della mozione a sostegno di Zingaretti, che riportava 296 consensi, e i soli 7 voti a sostegno della mozione Martina facevano capire che qualcosa non funzionava.
Si cercava di capire chi doveva appoggiare Martina e perché chi lo doveva sostenere lo aveva voluto ridurre a questa vergognosa e squalificante impresa.
Piano piano si sono chiarite le cose, si è scoperto che era il gruppo di Mario D’Asta che doveva sostenere la mozione ma che aveva preferito non partecipare alla fase congressuale per presunte illegittimità nelle procedure seguite per il congresso.
Conferma del marasma in casa PD si aveva in occasione della seduta di Consiglio Comunale di martedì 22 gennaio, allorquando, platealmente, ma senza una dichiarazione ufficiale, D’Asta abbandonava lo scranno solitamente occupato, accanto al capogruppo del suo partito, Chiavola, per sistemarsi altrove, al momento sempre tra i banchi delle opposizioni.
Oggi, giunge un comunicato stampa, con intestazione del Partito Democratico e firma di Mario D’Asta come Presidente provinciale del PD di Ragusa, che parla già nel titolo di partito ‘da terapia intensiva’.
Detto da un medico, troviamo conferma alle nostre impressioni su un partito che, al di là delle sconfitte subite, a livello locale, regionale e nazionale, appeso alle minime percentuali di mantenimento del 17% di consensi previsti, si mostra, da tempo, come un partito che necessita veramente di una attenta assistenza e di terapie intensive per la rianimazione
Non stiamo qui a tifare per qualcuno dei contendenti, anche perchè pare sia solo D’Asta a volersi mettere di traverso in un partito che, faticosamente, sembra aver trovato la strada dell’unione per tentare di riavvicinarsi ai fasti del passato.
C’è bisogno, veramente, di terapie intensive per tutto il partito, dove a livello nazionale ci sono diatribe infinite fra gli aspiranti segretari, a livello regionale dove la recente nomina di Faraone non ha fatto sentire ancora i suoi effetti, a livello locale, dove i farraginosi, contorti e sempre ignoti regolamenti del partito consentirebbero l’avvio di contenziosi infiniti, senza autorevoli autorità in grado di riportare l’ordine necessario per mostrare, almeno in facciata, che c’è un partito che tale si possa definire.
Terapia intensiva quindi per quanti, anche delle correnti di maggioranza non chiedono a gran voce pulizia e ordine nel partito, con la conta puntuale di chi ha la maggioranza, specificando se questa si conquista per voto democratico, per numero di tessere, per volontà divina o imposizioni gerarchiche all’interno del partito.
Parimenti, ci permettiamo di auspicare una cura anche per D’Asta, peripatetico delle correnti del partito, da lungo tempo, che non ha mai trovato serenità politica per attestarsi su posizioni certe, sempre alla ricerca di qualcosa che non è riuscito ad afferrare.
Non volgiamo addentrarci minimamente sulle motivazioni delle scelte che lo hanno visto contro Calabrese, poi con Calabrese, poi contro Giorgio Massari, poi con Giorgio Massari, come prima era con Denaro e contro Denaro, con DiGiacomo e contro DiGiacomo, con Dipasquale e contro Dipasquale, desidereremmo leggere solo chiarezza nei rapporti interni al partito, con affermazioni chiare e limpide, che debbono pur sempre fare riferimento ai numeri e con i numeri confrontarsi con le altre forze politiche, anche quelle i cui consiglieri, anche avendo ottenuto più voti di Chiavola e D’Asta, sono fuori dal civico consesso.
Purtroppo, ci sono delle regole e vanno rispettate, ma queste regole devono essere notte a tutti.
D’Asta parla di gravissime illegittimità di portata straordinaria su cui penderebbero ricorsi, ma non dice quali sono, riesce difficile credere che uno come Zingaretti o Martina vogliano partecipare ad una contesa falsata già in partenza, a parte il fatto che chi vede del torbido non dovrebbe partecipare.
D’Asta parla di mancati pagamenti e mancate certificazioni del tesseramento, ma questa è storia vecchia del partito che non è mai riuscito a fare mettere i soldi sul tavolo, non è la prima volta che si parla di tessere non pagate e cose di questo genere, ma si frequentano sempre lo stesso partito e le stesse persone.
Per D’Asta, si tratta di un a questione meramente politica, ma si sa che alla fine prevalgono gli interessi di poltrona, parla di sconfitte, ma il compagno Calabrese vanta, invece, il contrario, in termini percentuali, parla di ncessità di rinnovamento e di necessarie comptenze, ma non si deve cadere nel dilemma di tutti i partiti: conta di più chi è competente o chi ha più voti ? Occorre stabilire le regole e giocare secondo le regole.
D’Asta parla di calo degli iscritti, ma anche sullo scenario nazionale non sembra vada meglio, per quanto il Presidente provinciale sembra voler addebitare qualcosa al deputato regionale che non avrebbe attirato il numero giusto di iscritti al partito: purtroppo nel PD, come in altri partiti, si parla sempre di iscritti, di tessere, ma tutte queste persone sembrano svanire quando ci sono votazioni, i numero parlano chiaro, 296 persone sono andate a votare per Zingaretti, gli altri si fossero riuniti, almeno, in un’altra sala per manifestare il dissenso, si sarebbero potuti contare.
Se la proposta è inopportuna, se il percorso è inadeguato, bene ha fatto Giorgio Massari ad andarsene e a fare un suo Movimento con il quale si è candidato a Sindaco, con ottimi risultati.
Se può essere legittima la valutazione sul segretario uscente e sulla classe politica che lo ha riproposto, non troviamo però la soluzione per uscire dall’impasse per un necessario cambio di rotta.
D’Asta ribatte sempre sulla necessità del partito delle idee da contrapporre al partito delle tessere, ma come si identifica l’idea che riscuote maggiori consensi non è dato sapere, si rifiuta a priori l’idea di una maggioranza e di una minoranza. Tesi e considerazioni, in verità incomprensibili
