Le commissioni, a spese del contribuente, palestra di allenamento per gli scontri in aula

di Cesare Pluchino
La seduta dedicata all’approvazione di proposte di regolamento per la detenzione, tutela e benessere degli animali offre il quadro di un sistema, nemmeno obbligatorio ma solamente consultivo, che non funziona e che non è stato migliorato dalle recenti modifiche al regolamento dei lavori delle commissioni
Nella nostra città, pare, il lavoro delle Commissioni consiliari si è svolto sempre nella norma, per numero di convocazioni e per rispetto dei regolamenti. Siamo lontani dagli scandali che, proprio sulle commissioni, hanno coinvolto diversi enti locali siciliani.
Ciò non toglie che il sistema mostra evidenti punti critici, che nemmeno le recenti modifiche al regolamento dei lavori d’aula e delle commissioni, sono riuscite ad eliminare. Basti pensare che, come hanno fatto rilevare, di recente, esponenti delle opposizioni a mo’ di minaccia, non c’è limite di tempo agli interventi dei singoli commissari, teoricamente una seduta potrebbe tirare avanti per ore e anche per giorni, fino all’esaurimento dei commissari.
Recenti normative regionali hanno eliminato l’esonero dalla giornata di lavoro, limitandolo alle ore effettive di presenza in commissione, riducendo di molto il malcostume di qualche consigliere comunale, soprattutto del passato che, con una minima presenza, anche solo di dieci minuti, evitava una giornata lavorativa, si beccava il gettone di presenza e per il quale, se dipendente di una ditta privata, il Comune doveva provvedere al rimborso della retribuzione alla ditta.
Senza soffermarsi sui costi dovuti al gettone di presenza per i singoli commissari, è palese l’inutilità di molte sedute che, senza affrontare problemi importanti o, addirittura, senza entrare nemmeno nel merito degli argomenti all’ordine del giorno, si risolvono solo in una estenuante diatriba fra consiglieri di opposizione e consiglieri di maggioranza.
Un rimedio agli eccessi dei lavori di commissione poteva essere lo streaming che il Movimento 5 Stelle voleva adottare anche per i lavori di commissione, ma, nonostante siano passati ventotto mesi di amministrazione, nulla si sa di una misura peraltro prevista dal programma elettorale.
Una delle ultime sedute di commissione, quella della 1ª, Affari Generali, dedicata all’approvazione di proposte di regolamento per la detenzione, tutela e benessere degli animali, ha fatto emergere, ancora una volta, la scarsa importanza di un organismo, puramente consultivo, che, in definitiva, risulta solo uno spreco di denaro pubblico, non apportando granché alla vita amministrativa, i cui dibattiti, quando ci sono, possono essere egregiamente sostituiti da quelli in aula durante i consigli comunali dove, spesso, gli stessi protagonisti, ripetono quanto detto in commissione.
Con in numeri detenuti dalla maggioranza, ora anche nelle commissioni, ogni confronto diventa inutile, anche per l’atteggiamento prevalente, della maggioranza 5 Stelle – Partecipiamo, di concedere poco o nulla agli avversari politici, come da tempo sperimentato.
Sedute che si risolvono, quando va bene, in estenuanti e stucchevoli confronti fra una opposizione che recita solo una parte e una maggioranza che non ha il coraggio di dire, chiaramente all’inizio, che non ci sarà spazio per concessioni.
È quanto si è verificato per l’esame dei regolamenti per la detenzione, la tutela e il benessere degli animali: ricordiamo che già la maggioranza non degnò di nessuna attenzione il regolamento proposto dalla consigliera Migliore che lo aveva redatto sul modello consegnato agli enti locali dall’ANCI.
Era quello il segnale che, non approvando neanche il modello suggerito dall’ANCI, non si voleva dare il minimo di spazi alle opposizioni, giusto o sbagliato che fosse.
Anche in questo caso si lavorava su due regolamenti, uno del consigliere D’Asta, ripreso dal modello del regolamento di Torino e uno su quello presentato dal consigliere capogruppo del Movimento 5 Stelle, Filippo Spadola.
Formalmente si doveva procedere all’esame di tutte e due le proposte con singole votazioni: considerato l’esito scontato, le opposizioni proponevano di unificare le proposte, ma Spadola si rifiutava di ritirare la sua. Se D’Asta appariva rassegnato all’evidenza del muro contro muro dall’esito scontato, gli esponenti delle opposizioni si soffermavano sulle rituali litanie di atteggiamenti poco opportuni della maggioranza, rilievi ineccepibili, dal punto di vista politico, ma inutili e solamente ostruzionistici alla luce dei comportamenti, ormai più volte replicati della maggioranza, indifferente verso ogni forma di possibile collaborazione.
Quindi solo polemiche su polemiche, accenno di scontri verbali fra consiglieri di opposta fazione, inutili auspici di un confronto e di un sereno dibattito che la maggioranza dei cinque stelle non contempla nel suo galateo istituzionale.
Legittima la delusione di Mario D’Asta per il rifiuto della controparte ad una serena integrazione delle due proposte, comprensibile per il partito di
appartenenza che del confronto e del dibattito ha fatto e fa il suo credo, anche se, come avvenuto di recente, il leader Renzi e la sua squadra, sui temi importanti, del confronto ne hanno fatto carta da buttare via.
Nel merito delle proposte, inevitabile rilevare una stranezza che, di fatto, fa pendere la bilancia dalla parte del Movimento 5 Stelle.
Due proposte presentate da valenti professionisti, l’uno, D’Asta, medico chirurgo specializzato in igiene, l’altro medico veterinario, docente universitario di chirurgia veterinaria.
A parte la considerazione, scontata, che porta a propendere per la proposta del medico veterinario, ci sia consentita anche la considerazione, che forse sarà giudicata spiritosa, sul perché D’Asta se la prende tanto per il regolamento sulla tutela degli animali e invece non è intervenuto in materia di atto aziendale dell’ASP dove legittimi e appropriati  sarebbero stati i suoi pareri su una materia sulla quale poteva anche vantare competenze specialistiche, a differenza dei tanti politici, almeno del suo partito, che a lui avrebbero dovuto lasciare spazio  nelle valutazioni su materia così importante che richiedeva anche competenze specifiche da opporre a quelle della direzione strategica dell’Azienda sanitaria.
Per la cronaca, in commissione è stata approvata la proposta di regolamento presentata da Spadola, dopo che D’Asta ha ritirato la sua, con assicurazioni pentastellate di una attenta valutazione su alcuni elementi del suo regolamento che potrebbero integrare, come emendamenti, la proposta principale.

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