di Cesare Pluchino
La seduta dedicata alla presa d’atto dell’approvazione regionale del Piano di Intervento è stata sospesa e, a tarda serata rinviata, per l’invasione dell’aula consiliare da parte di alcuni lavoratori dell’igiene urbana che hanno bloccato i lavori
Il civico consesso era stato convocato per la presa d’atto dell’approvazione, da parte dei competenti uffici regionali, del Piano di Intervento del Servizio di Igiene Ambientale dell’ARO Ragusa, coincidente con il territorio del Comune di Ragusa e per l’approvazione quadro economico e capitolato speciale d’appalto.
Il punto all’OdG era passato dalle Commissioni Ambiente e Risorse, convocate in seduta congiunta; le opposizioni aveva tentato di allungare i tempi, con la richiesta di copiosa documentazione in formato cartaceo; nell’ultima seduta, svoltasi nel pomeriggio di lunedì 30 novembre, prima della seduta di consiglio comunale, avevano dovuto constatare il parere positivo sull’atto.
Come era stato ventilato, nella mattinata, presenti a Palazzo dell’Aquila i lavoratori dell’igiene ambientale che, con il tacito consenso delle opposizioni, rivendicavano la mancata concertazione preventiva sulla materia, essenzialmente per tutelare i livelli occupazionali di tutti gli attuali dipendenti della ditta che svolge il servizio per il Comune e di Ragusa.
La mancanza di preventiva concertazione era stata fatta rilevare anche dagli organi regionali, anche se sulla questione l’amministrazione eccepiva perplessità, ritenendo che la concertazione dovesse avvenire con la ditta che si aggiudicherà l’appalto e che il rilevo sarebbe stato solo di pertinenza per quei comuni che gestiscono il servizio in house.
I lavoratori, con i rappresentanti sindacali, dopo una lunga riunione nell’anticamera della sala consiliare, hanno dapprima occupato gli spazi riservati al pubblico, rumoreggiando affinché l’atto fosse modificato con specifiche sulle garanzie occupazionali di tutti i lavoratori
All’apertura della seduta, alle ore 18.20, i consiglieri Tumino e Agosta chiedevano subito una sospensione per dirimere la questione riguardante la mancanza dei verbali di concertazione con le parti sociali.
Un tentativo di riprendere la seduta veniva reso inutile dall’invasione di alcuni lavoratori che occupavano gli scranni conciliari e bloccavano di fatto il consiglio, per la ferma posizione dell’amministrazione che riteneva di non poter inserire nessuna clausola, non prevista dalla legge, per tutelare i livelli occupazionali.
I lavoratori hanno insistito sulle loro posizioni, nonostante le lunghe e diverse trattative che hanno visto protagonisti il Presidente del Consiglio e i capigruppo consiliari. Le opposizioni, con una tacita condivisione della protesta, hanno contribuito ad esasperare gli animi, non tenendo conto della grave lesione dei diritti democratici ad opera di quanti non hanno permesso il regolare svolgimento dei lavori d’aula.
Si insiste sulla questione dei livelli occupazionali che non possono essere tutelati più di quanto non prevedano le leggi e le normative sulla materia: ma, di fondo, c’è un tentativo, malcelato, che vede il tacito consenso di esponenti politici di aree diverse, di procrastinare il nuovo appalto, di mantenere lo status quo e andare avanti a proroghe del servizio senza tenere conto dei benefici che il nuovo servizio arrecherebbe alla comunità, soprattutto in termini di vivibilità ambientale.
Le lunghe ore di sospensione hanno visto anche lo scontro verbale fra alcuni consiglieri comunali di opposte opinioni su quanto stava accadendo.
Per la mattinata di martedì 1° dicembre è previsto un incontro in prefettura per cercare di addivenire ad un accordo fra le parti, prima della nuova convocazione del Consiglio comunale che il Presidente ha annunciato sarà fissata in tempi brevi.
Per tutto il corso della seduta, ancorché sospesa, l’aula consiliare è stata presidiata da numerosi agenti della polizia municipale, da diversi uomini della DIGOS e da Carabinieri che hanno tenuto sotto controllo la situazione, non gravissima, che difficilmente sarebbe potuta degenerare in forme di protesta più eclatanti ma che, in ogni caso si presentava delicata.
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