Trasparenza e coinvolgimento della base: i cardini del pensiero a 5 Stelle

di Vilnius Nastavnic
Peccato che a Ragusa la visita di Cancelleri sia stata ammantata dal mistero e che per quella di Di Maio, di domenica mattina, cenere etnea permettendo, non siano stati avvisati nemmeno gli attivisti del Movimento 5 Stelle

Ufficialmente gli onorevoli Cancelleri e Di Maio fanno parte di una triade, con il collega Fraccaro, che si dovrebbe occupare di enti locali.
Per questa incombenza sarebbe venuto, lunedì scorso, in tarda serata, a Ragusa, Giancarlo Cancelleri, incontrando esponenti della Giunta Piccitto e consiglieri comunali, per lo stesso motivo dovrebbe arrivare a Ragusa, nella tarda serata di sabato 5 dicembre, o, al più tardi, nella mattinata di domenica, Luigi DiMaio, vicepresidente della Camera e attuale frontman del Movimento di Grillo.
Riserbo più fitto sugli argomenti dell’incontro con Cancelleri, si vorrebbe far passare l’idea che si è discusso di questioni generali, ma le questioni sul tappeto, il caso Stefania Campo, il mega appalto dei rifiuti, le note fibrillazioni in seno alla compagine consiliare impediscono di accontentarsi delle semplici spiegazioni fornite di sfuggita.
Si vorrebbe far passare come ordinaria amministrazione anche la visita di Di Maio, ma è ancora più difficile crederci dopo le indiscrezioni trapelate sulla prima riunione, nell’assenza totale di comunicazioni ufficiali che, di certo, avrebbero allentato la curiosità.
L’on.le Cancelleri, nella sua veste, quasi consacrata, di candidato alla Presidenza della Regione, avrebbe tutto da guadagnare in termini di consenso e gradimento da un rapporto più aperto, prima di tutto con la base del Movimento, con gli organi di stampa e con l’opinione pubblica.
Non resta che affidarsi, per capire qualcosa, riguardante la situazione politica al Comune di Ragusa, ai frammenti di un vero e proprio puzzle, raccolti qua e là fra gli ammessi a colloquiare con i vertici del Movimento.
Per il caso Stefania Campo, l’on.le Cancelleri ha ribadito la linea, evidentemente già concordata con il sindaco Piccitto, di considerare il gesto delle dimissioni dell’assessore l’unico possibile nel contesto dei principi del movimento, che permette, tra l’altro, alla stessa, di poter meglio impostare la sua difesa e la tutela della sua onorabilità per dimostrare  l’estraneità ai fatti contestati.
Esortazione ai componenti della commissione trasparenza per sforzarsi di trovare in tempi brevi elementi atti a dimostrare tale estraneità, ma nessuna parola per quello che dovrebbe accadere ove fosse dimostrata l’insussistenza delle notizie riportate dall’organo di stampa, peraltro isolato nel considerare come consolidate le responsabilità dell’amministratore.
Sarebbe interessante sapere, considerate le prime risultanze della commissione trasparenza che spostano le responsabilità verso i dirigenti e, quindi, verso l’assessore al ramo, per mancato controllo delle procedure, se l’eventuale nomina di un nuovo assessore debba essere considerata a tempo definito o indeterminato.
Assai più delicata la fase della riunione durante al quale quindici dei sedici consiglieri di maggioranza hanno espresso riserve sull’operato di un assessore della giunta, chiedendone la ‘testa’, evidenziando come la richiesta al sindaco, in tal senso, sia stata inoltrata già dallo scorso mese di luglio, e come, nonostante le assicurazioni di una verifica ufficiale sul da farsi, da realizzare dopo l’approvazione del bilancio, si continui ad andare avanti come se nulla fosse. Chiara la difesa del Sindaco per il suo assessore, manifestata già dalla mancata risposta alle istanze dei consiglieri, ma l’on.le Cancelleri ha dovuto prendere atto di una presa di posizione non di poca importanza, della quale il primo cittadino deve, comunque, tener conto.
Particolare non secondario quello secondo il quale i consiglieri, dopo l’esposizione della istanza quasi unanime, hanno lasciato la riunione come a significare di aspettare solo l’esito della richiesta.
Non è mancata la voce, sia pure singola, di un consigliere che ha, addirittura, chiesto l’azzeramento della Giunta, ma la proposta ha raccolto scarsa considerazione tenuto conto, anche, delle motivazioni che hanno spinto lo stesso ad una sorta di coup de théâtre.
La storia dei consiglieri che spingono per esautorare un assessore è vecchia, ci hanno ricamato sopra anche le opposizioni, ma il fatto che sia venuta fuori in una riunione comunque importante è segnale delle forti fibrillazioni che attraversano la maggioranza consiliare.
Inoltre, mentre all’inizio erano solo sei i consiglieri che volevano la testa dell’assessore, siamo ora arrivati a quindici consiglieri il che trasforma la vicenda in un problema più serio di quanto non lo fosse già all’inizio.
Una brutta gatta a pelare per il Sindaco che, godendo di una maggioranza solida ma non solidissima, numericamente di soli tre consiglieri sul mimino occorrente, ma due dei quali appartenenti all’alleato Partecipiamo, non potrebbe permettersi defezioni o appoggi esterni all’amministrazione.
Una situazione già scottante, diventata incandescente, anche perché i consiglieri hanno potuto dimostrare di non mirare ad un posto in giunta che potrebbe essere libero con le dimissioni della Campo.
Va considerata anche l’istanza che i consiglieri comunali, quasi all’unanimità, hanno rivolto al primo cittadino per respingere le dimissioni della Campo, per la quale non è arrivata nessun tipo di risposta.
In ogni caso un terremoto per il Movimento 5 Stelle di Ragusa che, fra l’altro, come componenti, si regge solo su alcuni assessori, nemmeno tutti iscritti al Movimento, sui sedici consiglieri e su pochi attivisti, fra i quali serpeggia anche del malcontento che via via li riduce di numero, sempre appartenenti al Movimento ma senza il furore politico della prima ora.
Difficile sarà sbrogliare la matassa, anche se le ipotesi risolutive non sono più di due: o via l’assessore o salta la maggioranza, insperato regalo degli avversari politici al ballottaggio. Perché, anche se si arrivasse ad una ricomposizione della vicenda con il rientro dei consiglieri nei ranghi, gli stessi resterebbero delegittimati, delle semplici comparse sullo scenario del consiglio comunale, inutili pedine di un quadro politico deteriorato irrimediabilmente, facile bersaglio delle opposizioni, preda ulteriore di indecorosi giudizi dopo quelli, impietosi, emersi dagli articoli di stampa a sostegno della tesi sulle responsabilità della Campo.
Su questo scenario, che si può definire politicamente apocalittico, atterra Luigi Di Maio, con l’autorevolezza della sua carica e del suo ruolo, che poco potrà fare, comunque, nei confronti di una truppa che, nonostante i giudizi negativi, dopo 30 mesi di attività politica, qualcosa comincia a masticare, e bene, di politica.
Questa volta, per il vicepresidente della Camera non si tratterà solo di gestire la vicenda di una semplice piattaforma in cemento per le trivellazioni, sarà un difficile banco di prova per chi aspira a diventare premier nazionale, potrebbe essere dannoso un approccio supponente alla questione, ancora peggio sottovalutare il gruppone che potrebbe fare molto male al Movimento dopo quello apportato dall’affaire Campo, rivelatosi un boomerang dai riflessi incalcolabili, al di là delle eventuali ma sempre più remote responsabilità dell’assessore dimissionario che pare sia stata già contattata da altre forze politiche, come futuro amministratore della città, a testimonianza di un consenso diffuso di cui godeva e che si rifletteva positivamente su tutto il Movimento che, in definitiva, non brillava, poi, solo di luce propria.

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