Anche i parlamentari 5 Stelle non resistono alla sceneggiata sulla Ragusa-Catania

La vicenda della Ragusa-Catania assume toni pirandelliani e rasenta i limiti della comicità: l’ultima è del Ministro Toninelli che invita a incrociare le dita, poco ci manca che qualcuno chiami un mago per conoscere il futuro dell’infrastruttura.
Un aspetto nuovo è che i sindaci e i comitati vari si riuniscono con i sindacati, ma non c’è sfoggio di comunicati, né foto tradizionali per annunciare che per l’apertura dei cantieri è questione di settimane: forse i protagonisti di queste passerelle che da anni sollazzano, in particolare, i ragusani, hanno compreso che non fanno una bella figura e qualcuno spera che il silenzio sulla questione possa aiutare a rimandare una possibile definitiva uscita di scena
I politici nuovi, invece, non hanno capito come funzionano le cose, quelli del passato sono silenti, capiscono che hanno poco da dire e, navigati come sono, restano in attesa di intervenire al momento opportuno.
Quelli che non resistono senza intervenire sono quelli nuovi, i 5 Stelle, che non hanno capito la lezione: presidenti del consiglio, ministri, sottosegretari, prevalentemente del Partito Democratico, hanno riempito le pagine dei giornali e i microfoni di parole, di assicurazioni, di certezze sul fatto che la riunione successiva sarebbe stata quella ultima prima dell’apertura dei cantieri.
Ora i 5 Stelle sono in una situazione difficile, perché sanno di appartenere al partito di governo e dovrebbero dare le risposte definitive sulla Ragusa-Catania, in contrapposizione alle prese in giro dei governi passati, alle false promesse di politici incapaci e poco autorevoli: o dicono che la Ragusa-Catania si farà, ad ogni costo, costi quel che costi, perché è una infrastruttura indispensabile per il territorio, oppure debbono spiegare, in maniera chiara e senza infingimenti, i motivi che impediscono di andare avanti, definendo il futuro dell’opera in maniera precisa.
Siamo passati dal silenzio di Di Maio, che nel ragusano era di casa con tanto di pasta al forno a casa di amici degli amici e granita mattutina, all’indifferenza di un altro habituè del territorio, il leader siciliano Cancelleri.
Toninelli stava muto e girava, e continua a girare alla larga da Ragusa, l’unica avventata era stata la Lezzi ma ben presto si è convinta di essersi introdotta in un campo minato.
A proposito di Campo, la nostra Stefania, che di tutto si occupa e di tutto comunica, proprio a proposito della strada per Catania ha capito che è meglio defilarsi, l’unica che non ne parla.
Chi è caduto nella rete della sceneggiata è la deputazione nazionale 5 Stelle del territorio, l’onorevole Lorefice e il senatore Pisani, che si avventurano su una strada che non è la loro, dovrebbero pensare all’autostrada e, magari, consigliare di utilizzare la Siracusa-Gela per raggiungere Catania, così da valorizzare il proprio territorio di appartenenza, che poi sarebbe la soluzione migliore, più veloce e, forse, conveniente, in termini economici. Lorefice e Pisani trovano sponda anche nel collega parlamentare Ficara e si presentano con un comunicato che ha del paradossale.
Da una triade così eccellente non una sola certezza sulla Ragusa-Catania, non si comprendono i motivi del comunicato.
L’incipit vorrebbe, in verità, essere assai rassicurante – l’autostrada Ragusa-Catania è tra le infrastrutture prioritarie del nostro Governo, ma nessun 5 Stelle lo ha detto, finora.
I tre portavoce di Camera e Senato sono intervenuti alla riunione organizzata, ma tenuta riservata, dalle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, alla quale sono intervenuti le associazioni di categoria, sindacati, comitati e la delegazione dei sindaci.
L’importanza strategica dell’opera sarebbe assodata per i benefici diretti e indiretti alla viabilità dell’area iblea: dai flussi turistici di tutta la Sicilia Orientale, ai tempi di percorrenza del trasporto merci, in particolare l’ortofrutta, fino al miglioramento generale dei trasporti nell’area.
La volontà politica c’è tutta assicurano i 5 stelle, ma attenzione alle modalità. Ma allora siamo al punto di prima, al tempo dei democratici.
Paolo Ficara della Commissione Trasporti della Camera viene fuori con “Non si deve perdere tempo in esercizi di alta burocrazia come fatto dai Governi precedenti, ma valutare attentamente il piano economico dell’opera, su cui ci deve essere la massima trasparenza e tutela dell’interesse pubblico.”

Le tariffe richieste dal concessionario ad infrastruttura realizzata infatti, richiederebbero interventi di sostegno da parte della Regione per abbassare i costi di transito, gravando quindi una seconda volta sulle tasche dei cittadini.
Valutare tutte le opzioni significa anche quella di un intervento pubblico, che eviterebbe di certo l’aumento spropositato dei costi.
Il nodo sarebbe di carattere finanziario, ma potrebbe essere approvato nell’ottica di una razionalizzazione degli investimenti pubblici, a partire dal no al Tav e dirottando i fondi su interventi nel Sud Italia, che ne ha estremo bisogno.
Dirottare i fondi dalla TAV alle infrastrutture in Sicilia sarebbe epocale! Vedremo, ma si è portati a pensare che di epocale resterà il contenuto della dichiarazione.

Il senatore Pino Pisani, Segretario dell’Ufficio di Presidenza del Senato viene fuori con la summa del nulla: “Se si dovesse decidere di procedere con l’attuale soluzione del project financing, bisognerà garantire ai cittadini una tariffa congrua ed adeguata che produca il giusto profitto all’impresa concessionaria. Questo è un nodo centrale su cui è necessario che le parti, Ministero, Regione, concessionario e territorio si confrontino prima, in maniera chiara e immediata.”

La Lorefice sottolinea la ribadita volontà politica del governo a partecipazione grillina di realizzare quest’infrastruttura, strategica.
Massimo impegno e senso di responsabilità per accelerare su un progetto che sia effettivamente sostenibile e fruibile per i cittadini.
Perdita di aderenza con il richiamo alla Lezzi e al suo impegno, noto e apprezzato (ma lo è ancora NdR) anche dagli amministratori locali.
Poi la conclusione con la bella affermazione che “alla Sicilia servono opere utili che possano davvero avvicinare le comunità e migliorare la competitività dell’isola. La Ragusa-Catania è una di queste”

Ma, da tutte le dichiarazioni, nessuna certezza pe le sorti della Ragusa-Catania, ma nemmeno idee concrete su quello che si deve fare per arrivare all’apertura dei cantieri.

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