Dopo la solita nottata fatta di instant pool, exit pool e proiezioni varie, seguite dal lento evolversi delle sezioni scrutinate, sono venuti fuori i risultati definitivi per l’elezione del parlamento europeo.
Soliti meccanismi complessi delle leggi elettorali studiate per non permettere a chi vince di governare.
I sovranisti, in generale, vincono in Europa, si affermano le forze che, fondamentalmente, sono contro questa Europa, ma negli anni i partiti tradizionali, che ora nessuno vuole, hanno costruito una impalcatura a difesa delle loro istituzioni, difficile da abbattere.
In Inghilterra ha prevalso Farage che, in due mesi ha creato un partito sul modello del Movimento 5 Stelle, conquistando seggi in quel parlamento che l’Inghilterra e lo stesso Farage vogliono abbandonare.
In Francia La Le Pen, la destra, ha prevalso sui liberali di Macron, in Germania i partiti di governo hanno perso, Polonia, Ungheria e Italia hanno visto prevalere le forze sovraniste.
Ma se qualcuno pensa che, da domani, qualcosa cambierà in Europa, si sbaglia. I partiti tradizionali sono pronti a qualsiasi ammucchiata pur di resistere, per il parlamento di Bruxelles si parla già di una alleanza fra popolari, socialisti e liberali, pur di non cedere alle forze nuove.
Situazioni strane anche in Italia dove la Lega supera il 34 %, Fratelli d’Italia arriva quasi al 7%, con l’8% di Forza Italia non ci sarebbero alternative ad un governo di centro destra, si potrebbe andare subito a votare, ma ci sono forti resistenze, lo stesso Salvini non ha intenzione di rifare alleanze con Berlusconi.
Addirittura, si legge nei giornali di strategie sottotraccia quirinalizie per eventuali governi tecnici che dovrebbero scongiurare elezioni che nessuno vuole, considerate le tendenze attuali.
In Italia ci sarà ancora una situazione di stallo, perché il Movimento 5 Stelle ha avuto un crollo verticale, dimezzando i suoi consensi e determinando una situazione anomala per la conduzione del governo.
C’è, in pratica una maggioranza di ministri 5 Stelle e un premier da questi indicato, c’è un numero di deputati e senatori della maggioranza che appartengono ad un partito crollato ai minimi, tutti alleati di una forza che ha conquistato un consenso che va la di là del semplice dato numerico.
A fare da contraltare, la ripresa del Partito Democratico che arriva al 23 % e da segni di vita finora scomparsi.
Ripresa non determinante per chiarire la consistenza delle forze in campo, ininfluente dal momento che la sola alleanza possibile sarebbe quella con i 5 Stelle, impresentabile se non per rischiare di far aumentare, ancora, i consensi per la Lega.
Presumibile che si andrà avanti, salvo colpi di testa dei 5 Stelle o per l’auspicabile deposizione di Di Maio, con un Salvini che si presenta come uomo di pace, moderato, che non vuole nemmeno una poltrona di ministro ma, di fatto dirigerà l’orchestra riducendo Conte e Di Maio a semplici paggetti di corte.
Intanto, sullo scenario della penisola, la Lega conquista e controlla anche la regione Piemonte, scalzando anche un uomo di punta del PD, Chiamparino, una delle vecchie cariatidi su cui insistono i democratici, assumendo il controllo politico di tutto il settentrione.
La Sicilia va in controtendenza, intanto con un astensionismo da record, con il Movimento 5 Stelle 1° partito, condizioni che, in teoria, allargano il solco fra l’isola e il continente.
In controtendenza anche Forza Italia, che, quasi, riesce a doppiare la percentuale nazionale, con Messina prima provincia azzurra d’Italia, con il 23,76% dei consensi.
E’ la vittoria di Pirro del leader siciliano Miccichè che, di fatto, ha creato tante spaccature in un partito ai titoli di coda, come numero di voti e come immagine di subalterno a Lega e Fratelli d’Italia.
La Lega conquista un dignitoso 20%, con Salvini che fa il vuoto nella circoscrizione con 239.000 preferenze.
Il Partito Democratico si ferma ad un modesto 16, 63%, puntando molto sul medico di Lampedusa che stride molto con le politiche della Lega che, fortunatamente, limiteranno le smanie di accoglienza scelte dalla sinistra per racimolare strumentalmente voti.
A Ragusa, in particolare, risultati in controtendenza.
Primo partito il Movimento 5 Stelle, con i consiglieri comunali che indovinano la mossa di appoggiare la iena Giarrusso che ha la meglio, per pochi voti, 1.411, a livello regionale, sull’uscente Corrao, ma che a Ragusa spopola con 2.330 preferenze.
Primo partito con il 31,34 %, nonostante le fibrillazioni interne e i risultati di cinque anni di amministrazione certificati dai rilievi della Corte dei Conti.
Secondo partito il Partito Democratico con il 25,47%, ottimo terzo posto della Lega di Salvini, con il 22,41 %, grazie all’eccellente lavoro di Massimo Iannucci che ha appoggiato la candidata Tardino, piazzatasi al secondo posto nella lista, dietro il leader Salvini.
Nelle retrovie, Forza Italia, al 7,37 %, e Fratelli d’Italia che pure sale al 6,76 %. Inesistenti tutte le altre forze politiche.
Qualche curiosità viene fuori dall’esame del voto nella città di Ragusa: risaltano i pochissimi voti di Forza Nuova, solo 29, irrisorie le preferenze per +Europa, Italia in Comune e PDE italia, solo 391 voti, come irrisorie le preferenze per La Sinistra, 286, e il Partito Comunista, 103.
Sbirciando nei risultati di lista, ancora un voto controtendenza in quella di Fratelli d’Italia, dove Stancanelli arriva secondo, dietro la Meloni, a livello di circoscrizione, ma a Ragusa è superato dall’avolese Cannata.
Nel Partito Democratico, oltre ai consensi per il plurisostenuto Bartolo, buon risultato ha ottenuto la Giuffrida che non ha trovato adeguato sostegno nelle altre province, classificandosi solo quarta, alla fine.
Va notato che Bartolo, nella sua Lampedusa, è arrivato secondo, con sole 250 preferenze contro le 624 di Salvini.
Pochini i voti raccolti da Forza Italia, nonostante l’avvento di commissario e vicecommissario: solo 1693 voti per la lista del Cavaliere che, nel capoluogo, raccoglie solo 843 preferenze, come pochissime le preferenze raccolte dal pupillo di Miccichè, Milazzo, che ne raccoglie solo 134, a livello di un consigliere comunale scarso.
Anche a Modica, città del commissario Minardo, non esaltante il risultato di Forza Italia che si piazza dietro Movimento 5 Stelle, Lega di Salvini e Partito Democratico, con 1994 voti, con sole 896 preferenze per Berlusconi e 416 per Milazzo.
