di Cesare Pluchino,
Un emendamento sulle royalties, che riguarda anche la legge su Ibla, rinnova le antiche discussioni sulla caratura politica dell’unico parlamentare espressione del capoluogo
Non è stato, certo, un 14 febbraio da innamorati fra l’on.le Nello Dipasquale e il sindaco di Modica, ai quali, ultimamente, era stato attribuito un feeling politico in relazione ai contenuti dell’atto aziendale dell’Azienda Sanitaria che vedevano spostato il baricentro della sanità ragusana verso le periferie, con particolare attenzione verso Modica.
Si diceva di particolari strategie dell’onorevole del Partito Democratico che preparava il terreno per future competizioni elettorali, su una piazza dove insistevano suoi nemici storici.
Un atteggiamento poco gradito a favore di un primo cittadino combattivo ed eccessivamente spregiudicato, con il malcelato obiettivo di sottomettere il capoluogo Ragusa, una volta eliminate le province.
Promotore di un nuovo libero consorzio dove Ragusa non era nemmeno compresa, in subordine Modica doveva diventare il comune capofila del nuovo libero consorzio, tutte ipotesi tramontate appena fu evidente che altri comuni, primo fra tutti quello di Noto, avrebbero ridimensionato le ambizioni modicane.
Ma la furia antiragusana del sindaco, originario della frazione rurale modicana di Frigintini, non ebbe soluzioni di continuità, proseguì con la sanità ma c’era stato anche il passaggio della pretesa di spalmare le royalties, provenienti dalle perforazioni petrolifere, e destinate solo al capoluogo, sui comuni adiacenti alle zone di ricerca.
Nessuno, ingenuamente, tenne in conto le pretese di questo ‘rambo’ istituzionale che pretende di decidere anche sulle sorti dell’ospedale di Scicli ed esprime tesi a difesa della sua città che fanno anche dubitare della sua lucidità, ma non possono esimere dall’apprezzare la grinta che tutti vorrebbero vedere espressa dai propri amministratori.
Primo cittadino di un comune da sempre ai limiti del dissesto economico, protagonista di tante vicende economiche della città da far accapponare la pelle, è anche il sindaco di una città senza soldi che stanziò 200.000 euro per portare il cioccolato modicano all’EXPO, con una riuscita operazione di marketing strategico che riuscì ad annientare realtà nazionali della prelibata liccumia come Perugia e Torino.
Oggi questo signore si trova beneficiario di una mossa politica dell’onorevole Dipasquale, di un emendamento che, in fondo, gli porterà pochi euro perché ci sarà solo un terzo di torta da dividere con altri 10 comuni, sia pure in proporzione al numero degli abitanti, ma ne trae vantaggio politico personale e, come se non bastasse, sbeffeggia l’onorevole, con comunicati di fuoco nei quali contesta la paternità della misura governativa che sarebbe da ascrivere alle sue manovre in alto loco, peraltro frutto di una rivendicazione solo all’inizio della sua storia.
L’onorevole Dipasquale, certo, non avrebbe potuto pensare, diffondendo il comunicato, di dover affrontare una battaglia invece di raccogliere consensi per la sua iniziativa.
Perché, primi fra tutti, i grillini che amministrano Ragusa hanno alzato il vessillo a difesa della città che ritengono defraudata apertamente di diritti prima sanciti per legge. Da sempre critici feroci dell’ex sindaco, nonostante la vittoria che ne dilaniò il gruppo, i grillini, primo fra tutti l’assessore al bilancio Martorana, hanno continuato, sempre, ad addebitare le presunte gravi condizioni economiche della città alla cattiva amministrazione di Dipasquale e lo hanno considerato come male supremo del capoluogo ibleo, dal punto di vista amministrativo e finanziario in particolare, non tralasciando occasione per evidenziarne le conseguenze che, ancora, si riverserebbero sui bilanci cittadini.
Presumibilmente, saranno questi i contenuti di u a conferenza stampa convocata per la mattinata di lunedì’ 15 febbraio dall’amministrazione Piccitto sui temi royalties e legge 61.81.
Chi, come lo scrivente, è appassionato di fantapolitica e convinto assertore che in politica può accadere di tutto, non considera irrazionale la possibilità che lo scontro di comunicati fra Dipasquale e il sindaco di Modica possa anche essere artefatto, frutto di un accordo per lenire l’evidenza di un trattamento di favore nei confronti della città della Contea e del suo primo cittadino che ne sarebbe gratificato in termini di caratura politica.
Ma quale è, invece, la caratura politica dell’onorevole DiPasquale ? Figlio della migliore Democrazia Cristiana, originario di quella corrente che faceva capo ad una delle più eccelse figure politiche che Ragusa abbia mai espresso, rappresenta la figura di politico con le doti giuste per andare avanti, tanto da essere anche bersaglio delle critiche più aperte, quelle critiche che si riservano ai grandi contro i quali è arduo lottare.
Si rende indipendente da Forza Italia e dal suo padrino politico e fonda il suo Movimento Territorio, che fa assurgere a protagonista della vita politica locale, e anche regionale.
Contribuisce in maniera determinate all’elezione di Crocetta, sostiene, per la piazza di Ragusa, il rappresentante del movimento del presidente, con buoni risultati, inventa l’alleanza del suo movimento con gli avversari di una volta del Partito Democratico e perde le elezioni comunali ma non si perde d’animo e, dopo alterne vicende che lo vedono comunque sempre protagonista dei fatti regionali, entra dalla porta principale nel Partito Democratico, accolto con entusiasmo dai vertici nazionali e regionali, scarsamente disturbato dalle opposizioni interne locali di un partito, comunque, allo sfascio totale.
In questo scenario che lo vede, comunque, primo attore e padre di misure non indifferenti a beneficio del suo territorio, si inserisce questa vicenda dell’emendamento alla finanziaria che rinnova le perplessità di quanti dubitano della sua tenuta politica che si può basare solo sul consenso elettorale.
Consenso che molti considerano limitato dalla marea montante del Movimento 5 Stelle, dalle forze avversarie all’interno del Partito Democratico, dall’abbandono di tanti fedelissimi non propensi a convogliare nelle file del PD, dalla lontananza del potere spicciolo cittadino ancorché ripagato da quello regionale che, però, considerato il ruolo e le scarse possibilità economiche del governo regionale, non può offrire molto di allettante per la truppa e per i simpatizzanti.
Basandosi sul primo comunicato emesso per l’emendamento, che, di certo, deve essere sottoposto ad un’attenta analisi, emergono naturali alcuni rilievi che ne ridimensionano i toni entusiastici per la città capoluogo, pur ammettendo la valenza per tutto il territorio, ancorché spogliata dal tentativo modicano di usurparne la paternità.
La norma prevede di finalizzare le royalties per interventi di riqualificazione dei centri storici ma anche per avviare una politica di riduzione della pressione fiscale e per i servizi sociali in favore dei disabili, oltre che per l’incremento industriale e gli interventi di miglioramento ambientale delle aree dove si svolgono le ricerche petrolifere.
In sostanza un vincolo per l’utilizzo, spesso discutibile, dei proventi delle ricerche petrolifere.
Fin qui una norma che pone dei paletti sull’utilizzo, in fondo poco discutibile.
Successivamente compare la norma secondo la quale, oltre il tetto di 15 milioni di royalties, il 30% della somma complessiva, non di quella eccedente, va spalmato fra i comuni del libero consorzio di appartenenza.
Stando all’erogazione del 2015, il Comune di Ragusa, salvo rettifiche del comunicato, perderebbe 9 milioni di euro a favore dei paesi dell’hinterland.
Segue poi, nel comunicato, un passo non del tutto chiaro, dove si parla che “l’emendamento istituzionalizza l’utilizzo delle royalties anche per il rifinanziamento della legge speciale su Ibla a cui andranno ogni anno 5 milioni di euro”, senza specificare, con evidenza, se il rifinanziamento, che viene dato per definitivo, nasce da altri fondi derivanti dalle royalties destinate alla regione o da quelli stessi previsti per la città sede delle ricerche.
In pratica, salvo errata interpretazione del comunicato, Ragusa, sui dati 2015, perderebbe 9 milioni da destinare agli altri comuni e, dalla restante somma, dovrebbe prelevare 5 milioni da destinare esclusivamente ai centri storici oggetto della Legge 61.81 su Ibla.
La polemica a suon di comunicati fra Dipasquale e il sindaco di Modica non riguarda Ragusa ma attiene alla paternità del provvedimento che il sindaco ascrive alle sue aderenze ministeriali che avrebbero sollecitato il presidente della commissione regionale, una becera vicenda di paese per rivendicare meriti forse inesistenti.
Ne sapremo di più nella mattinata di lunedì, dopo la conferenza stampa dell’amministrazione Piccitto, a palazzo dell’Aquila, e dopo quella, annunciata mentre scriviamo, dell’on.le Dipsqquale che riceverà i rappresentanti degli organi di informazione per intrattenerli sul tema “dei nuovi dei nuovi provvedimenti previsti in Finanziaria in favore della collettività iblea”
