Agricola o agroalimentare? La Fiera che non c’è

Di solito, i commenti, le critiche, i rilievi, per una manifestazione fieristica esplodono al termine dell’evento, come sarebbe giusto fare per stilare un bilancio, per la Fiera Agricola Mediterranea organizzata dalla Camera di Commercio si inizia prima a sentenziare, forse perché si sa che tutto sarà uguale come da decenni.
E si inizia proprio dalla giornata inaugurale con la presenza del Presidente della Regione Musumeci, la massima autorità regionale per dare lustro all’evento e coprire i limiti di una manifestazione sulla quale non si riesce ad imporre una netta inversione di tendenza.
Una presenza annunciata con un battage mediatico non indifferente, che non ha nemmeno tenuto conto della presenza dell’assessore regionale al agricoltura, Bandiera, minimizzata, a poche ore dall’inaugurazione, da una semplice nota dell’on.le Nello Dipasquale, che ha rilevato la totale assenza di interventi per il settore da parte della Regione, e di Musumeci in particolare che, in sostanza, sarebbe venuto solo per fare passerella.
Ha ragione Dipasquale quando dice che sono gli agricoltori e gli allevatori a fare la parte dei protagonisti: è grazie a loro che la kermesse può tenersi e senza il loro prezioso contributo la provincia di Ragusa e l’intera Sicilia non potrebbe vantare una Fiera di tale importanza”.
Un plauso va dato anche, per quelli che mantengono in vita l’evento, alle organizzazioni di categoria e agli espositori, perché mettono in mostra il meglio delle produzioni agricole e zootecniche del nostro territorio e gli strumenti meccanici e tecnologici necessari per ottenere i risultati che ci pongono al top nelle classifiche di qualità.
Un comparto che si mantiene in vita grazie a loro ma che vede la latitanza delle istituzioni, del governo regionale, della stessa Camera di Commercio che, di certo, non opera al meglio delle sue possibilità per valorizzare la manifestazione.
Proprio dalla Camera di Commercio si attendeva una vera svolta per questa edizione, invece si è notata solo l’assordante assenza del Presidente Agen, non si può lasciare un evento simile alla presenza dei subalterni, ancorché di grado elevato nella gerarchia camerale.
Leggendo gli interventi del sindaco Cassì, dell’on. le Campo, dell’on.le Dipasquale, e di altri intervenuti, tutti si incentrano su agricoltura, zootecnia, allevamenti, razze autoctone, non si comprende perché, allora, sfruttando lo stesso acronimo, si è trasformata la Fiera Agricola in Fiera Agroalimentare.
Comprensibile la necessità di attirare visitatori in numero sempre maggiore, ma è come tenere in vita un essere artificialmente, si è trasformata una fiera di settore di elevato livello in una di salsicce, formaggi e dolciumi locali, le stesse produzioni di eccellenza sono messe in ombra dalla degustazione di pane cunsatu e cubetti di caciocavallo, delle eccellenze del territorio quasi non si parla.
I non addetti ai lavori andavano in fiera per mettere i figli sull’asinello o sul trattore, per fare la foto ricordo, oggi si fa a spesa di liccumie che non fornisce la grande distribuzione.
Sullo sfondo dissapori e mugugni per una programmazione arrivata all’ultimo momento, rispetto agli anni passati, un primo incontro c’è stato solo ad agosto, poi a settembre, a pochi giorni dall’evento.
Non è piaciuto a molti, anche modicani, l’iniziativa di una edizione della FAM a Modica, per la quale, peraltro, secondo fonti attendibili, non si è badato a spese, dando seguito a tutte le richieste del sindaco Abbate, mentre, a Ragusa, c’è stata, addirittura, una congrua riduzione dei fondi stanziati.
A questo dovrebbe essere il Sindaco, non l’assessore allo sviluppo economico che è l’organizzatore nelle vesti di dirigente della Camera di Commercio, con un conflitto di competenze, non diciamo di interessi, grande quanto una fattoria, per restare in tema, che dovrebbe valutare l’ipotesi di dare vita, con agricoltori, allevatori, associazioni di categoria, consorzi di tutela, e imprenditoria locale, a dare vita ad una grande manifestazione, anche di respiro nazionale, sfruttando anche le potenzialità del foro boario come spazio espositivo.
La Camera di Commercio, anche e soprattutto dopo l’unificazione, ha dimostrato i limiti organizzativi che già si palesavano negli anni passati, quando l’evento stentava sempre a decollare oltre i ristretti ambiti locali.
Competenze e capacità amministrative non possono valere per l’organizzazione di un evento fieristico che richiede professionalità specifiche, contatti, esperienze e una visione che sia svincolata da lacci e lacciuoli della pubblica amministrazione, competenze e capacità che Cassì si ritrova nel suo staff e nella cerchia politica di amici che, non a caso, organizzano, con successo, lontano da casa manifestazioni di richiamo nazionale, apprezzati e ricercati.
Insistendo sulle stesse persone e sulle stesse strategie, porteremo al ricovero anche la FAM, dopo la Camera, l’ASI, e tante altre realtà che erano fiore all’occhiello della città.

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