Ammuccamu, ma tra poco ci sarà teatro

di Vilnius Nastavnic
Un Consiglio comunale non all’altezza delle aspettative, condizionato dalla questione Presidenza del Consiglio

Il Consiglio Comunale di lunedì 22 febbraio prometteva ben altro spettacolo di quello offerto, nemmeno dominato dall’attesa sull’esito dell’annuncio delle dimissioni da parte del Presidente del civico consesso.
Partiamo dall’Ordine del Giorno che, si può dire, non è stato esitato: scandalosamente ritirato l’Ordine del Giorno riguardante i fondi della Legge su Ibla, che deve essere esitato dall’aprile del 2014, non c’è stata una sola voce dei consiglieri comunali, presenti in gran numero, che si è levata per chiedere con forza, una buona volta, verità in merito a quello che, con un eufemismo, è stata definito, dall’assessore al bilancio, un disallineamento dei conti.
Ne hanno raccontato di tutti i colori, sui tempi per fare luce sulla questione, sugli uffici impegnati a venire a capo dell’ammanco, sulle modalità necessarie di reintegro dei residui, sulle difficoltà di risalire alla ricostruzione di una storia che coinvolge tutti gli amministratori, colpevoli di non aver rispettato la legge, disattendendo i vincoli dei fondi destinati ai centri storici e, invece, allegramente destinati per altre spese dell’ente. Nessun cenno nemmeno alla richiesta di istituzione della commissione di indagine, destinata a tradursi, se istituita, in un’altra farsa come quella della commissione trasparenza, con aspiranti presidenti che si muovono già per fare in modo di attutire possibili verità inevitabili che verranno fuori.
Archiviato in pochi minuti il primo punto all’ordine del giorno, la prevista inutile discussione su due atti, un atto di indirizzo dei consiglieri Migliore e Nicita per l’adozione di Linee guida per un Piano di utilizzo delle Royalties e un OdG dei consiglieri D’Asta e Chiavola per l’istituzione di una Commissione di Studio per i fondi provenienti dalle royalties, entrambi puntualmente bocciati dalla maggioranza che non avrebbe mai consentito di far porre paletti di qualsiasi genere all’utilizzo dei proventi delle ricerche petrolifere, già nell’occhio del ciclone per l’uso spregiudicato che ne farebbe l’amministrazione e sotto la pressione dell’eventuale approvazione dell’emendamento presentato sulla materia dal deputato DiPasquale.
Rinviati altri due punti al’OdG, sul servizio di vigilanza in mare e sulla cancellata che dovrebbe racchiudere il prospetto della Cattedrale, restavano da ascoltare gli interventi delle comunicazioni che si prevedevano incentrati sulla questione delle dimissioni del Presidente del Consiglio.
Complice il congelamento delle dimissioni, richiesto dal Movimento 5 Stelle, si attendevano interventi di fuoco, pur nel rispetto del ruolo istituzionale del Presidente del Consiglio.
Sono mancati, decisamente, interventi di pieno sostegno all’azione di Giovanni Iacono, all’esterno unanimemente giudicata forte e pregnante, degna della figura ed ella storia politica del protagonista.
Sono mancati interventi forti dell’amministrazione, nemmeno il rappresentante di Partecipiamo, già nella conferenza stampa della mattina e nel corso della seduta ha inneggiato alla battaglia e ad un richiamo deciso per ritirare le dimissioni in cambio di un affiancamento per altre azioni forti contro le politiche regionali e gli avversari politici che giocano sulla pelle dei cittadini.
Invero sono mancati anche interventi pesanti da parte delle opposizioni, molti esponenti delle quali, comunque, hanno giocato sporco preoccupandosi di eventuali nuovi equilibri politici, alcuni addirittura offrendosi direttamente per un eventuale sostegno alla maggioranza, richiedendo la Presidenza del Consiglio per una sorta di Patto di responsabilità proposto e non richiesto.
Tutto perché molti hanno visto nella mossa del Presidente del Consiglio una sorta di disimpegno politico dalla maggioranza che avrebbe sconvolto la risicata maggioranza in aula.
Questa possibilità ha scatenato appetiti inimmaginabili nella stessa maggioranza, le numerose presenze in consiglio hanno voluto confermare la possibilità di una continuazione del cammino senza l’alleato, definito, semplicisticamente, ‘stampella’.
Erano comprensibili gli appetiti alla vista del posto libero sullo scranno più alto di Palazzo dell’Aquila, ma non si pensava che si potesse arrivare a tale livello di irresponsabilità, considerando poco la tutela della maggioranza in aula per aspirazioni personali.
Ci sono, comunque, segnali e ‘movimenti’ che riguardano ipotesi di accordi fra frange della maggioranza grillina e componenti delle opposizioni, che lavorerebbero per un cammino comune, ancorché non ufficializzato.
Quelle che restavano solo a livello di indiscrezioni di fantapolitica sono state acclarate dall’intervento del consigliere Stevanato che, in aula, ha minimizzato l’eventuale abbandono di Iacono, cogliendo la presenza di consiglieri adeguati alla carica, all’interno del gruppo consiliare pentastellato ma non escludendo, neanche, l’ipotesi di concedere la poltrona alle opposizioni.
In questo scenario si inseriscono le fibrillazioni all’interno del gruppo pentastellato che sono esplose, di recente, per i casi Campo, Martorana e teatro Quasimodo e che hanno reso la compagine pentastellata un cuore ingovernabile e aritmico per il quale occorrono interventi importanti per la sopravvivenza.

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