di Cesare Pluchino
Il Movimento 5 Stelle elegge il suo candidato con il sostegno dei partiti e dei gruppi di opposizione
Antonio Tringali, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, primo degli eletti nella lista pentastellata con 507 voti, viene eletto Presidente del Consiglio Comunale di Ragusa. Succede a Giovanni Iacono, che si era dimesso per protestare contro l’emendamento sulla ripartizione delle royalties, presentato per la finanziaria regionale dall’on. DiPasquale.
La candidatura era nota da giorni, ma non era stata ufficializzata fino al momento della seduta, anche per le ormai consuete divergenze all’interno del gruppo consiliare del movimento di Grillo.
Ha prevalso, comunque, la posizione ufficiale di voler sfruttare l’opportunità, presentatasi dopo le dimissioni di Iacono, di occupare la seconda carica di palazzo dell’Aquila, alla luce della considerazione su un grado di maturità raggiunto, da parte del gruppo consiliare, che lo metterebbe in grado, politicamente, di assumere le responsabilità di governo della città a 360°.
In pratica, un mettere da parte l’alleato Partecipiamo, per il quale non è stata riproposta la Presidenza del Consiglio, ritenendo che, la risicata maggioranza di 16 consiglieri su 30 possa permettere di governare.
Questo, lo scenario di fondo di una situazione politica in realtà quanto mai involuta, dal futuro assai incerto o, quantomeno, dai contorni politicamente atipici e tutti da definire
L’esito della votazione, che ha visto raccogliere 18 voti per il candidato, mostra il senso di una maggioranza trasversale e preordinata che ha sostenuto Tringali, stravolgendo il quadro politico di Palazzo dell’Aquila.
Posizioni dichiarate, esternazioni dei consiglieri, ammissioni non ufficiali, ci consegnano un quadro della votazione che si può considerare realistico e conferma la necessità di attendere gli sviluppi politici necessari per poter affermare che l’attività amministrativa e consiliare possano riprendere senza scossoni.
Leggendo i risultati finali scaturiti dall’urna, si leggono, ipoteticamente, trattandosi di voto segreto, 5 voti per Iacono, da ascrivere 2 a Partecipiamo, uno alla vicepresidente del consiglio Federico, che lo ha dichiarato ufficialmente in aula, dopo la votazione, uno al capogruppo del Partito Democratico che aveva annunciato il voto contrario per il candidato a 5 stelle, uno da ascrivere ad un consigliere del Movimento 5 Stelle.
4 schede bianche vanno ascritte, sempre ipoteticamente, ai componenti UDC, 2, al Movimento Città, 1, al consigliere del gruppo misto Morando. Un altro consigliere del gruppo misto, La Porta, che, a microfoni spenti, ha fatto capire di non condividere la strategia di alcuni consiglieri, emersa in una riunione a porte chiuse, prima della votazione, potrebbe essere l’autore della scheda nulla.
I consiglieri del Movimenti 5 Stelle, presenti alla votazione, erano 14: eliminando i già citati due elementi che hanno votato per Iacono, rimangono in 12 ad aver espresso il consenso per Tringali.
Per arrivare a 18 voti, mancano solo i quattro voti dei componenti del gruppo misto facenti capo a Maurizio Tumino, che, in riunione aveva esortato tutta l’opposizione a votare per Tringali, e, per esclusione quelli degli altri due consiglieri del Partito Democratico.
Gli sviluppi della elezione sono tutti da scoprire, occorrerà verificare la posizione in maggioranza del gruppo di Partecipiamo, che si potrebbe riflettere, direttamente, sulla presenza in Giunta, la tenuta della maggioranza pentastellata che riscontra già la richiesta, da parte del consigliere Fornaro, per l’espulsione della collega Federico, la posizione dei gruppi di opposizione che potrebbe essere non condivisa dagli ortodossi del Movimento 5 Stelle, restii a qualsiasi tipo di alleanza, accordo e commistione con altri partiti politici.
Sullo sfondo incombono le note fibrillazioni interne del movimento, non necessariamente sopite dall’elezione di Tringali, che potrebbero mantenere lo stato di profonda crisi dell’amministrazione e della maggioranza, che sono riesplose già dopo la votazione, in occasione dell’approvazione del Piano delle farmacie, esitato dopo la votazione.
