di Vilnius Nastavnic
A brandelli il gruppo consiliare pentastellato, uscito con le ossa rotte una vicenda gestita malissimo e finita ancora peggio
Il Movimento 5 Stelle di Ragusa, segnatamente una parte del gruppo consiliare al Comune, ha demansionato all’ordinario l’elemento che, come pochi all’interno del movimento, era fonte di credibilità, di affidabilità e consenso politico non indifferente.
Antonio Tringali, con i suoi 507 voti, si era imposto come l’unico della lista con un consenso personale di tutto rispetto, insieme a pochissimi altri.
Legittime le sue aspirazioni, della prima a e dell’ultima ora, di sedersi sulla poltrona della Presidenza del Consiglio, condivisibili le battaglie degli ultimi mesi per rivendicare poteri decisionali in seno all’amministrazione della città, nella qualità di rappresentanti del popolo e base del Movimento a 5 Stelle che doveva portare il cambiamento e la rivoluzione, contro prima e seconda repubblica, in questo lembo di Sicilia, estremità dello stivale.
L’occasione delle dimissioni di Giovanni Iacono ha provocato, troppo improvvisamente, gli appetiti del gruppo consiliare che pensava di acquisire autorevolezza appropriandosi anche della seconda carica della città. Tringali era il candidato naturale a occupare la poltrona, tutto poteva filare liscio se gestito appena con un soffio di intelligenza e una spruzzata di logica politica.
Peggio di come è andata non poteva, invece, finire. Il truppone dei consiglieri comunali a cinque stelle ha costruito l’apoteosi della breve storia politica del Movimento a Ragusa, in largo anticipo rispetto alla fine del mandato e vanificando, sin da ora, ipotesi di ripetizione dell’exploit del 2013.
Lo stesso Sindaco e gli assessori, accusati di non essere intervenuti ufficialmente nella vicenda, hanno assunto un profilo basso e defilato perché, forse, hanno compreso le enormità delle gaffe politiche che saranno scritte anche nei libri di scienze politiche del futuro, in apposite rubriche dedicate alle strategie da evitare a tutti i costi.
Ripercorrere la vicenda che ha portato all’elezione di Tringali è assai difficile, attraverso un cammino costellato da inimmaginabili momenti sempre in bilico fra la tragedia di sprovveduti politicanti da strapazzo e la farsa di elementi con il colapasta in testa che giocavano come i bimbi, a guardia e ladri o al malato e al dottore.
Tutto sullo sfondo di un piccolo palcoscenico di paese, dove un puparo esperto muove i fili di improbabili marionette vestite da soldatini obbedienti.
Giovanni Iacono si dimette da Presidente del Consiglio, come protesta contro l’emendamento dell’on.le DiPasquale che ha per oggetto lo scippo delle royalties a danno della città.
Flebili le reazioni degli amministratori, quasi inesistenti, e solamente formali quelle del gruppo consiliare che si svegliano dal torpore e decidono che è arrivato il tempo di emanciparsi.
Mettiamo da parte Giovanni Iacono, senza guardare alle possibili conseguenze e senza dare uno sguardo, dalla finestra, fuori dal fortino a cinque stelle, dove gli assalitori delle opposizioni erano in perenne attesa dello scivolone pentastellato, incapaci di fare quattro conti sulla maggioranza bulgara che andava ad acquisire connotati più da Costa Azzurra che da paesi dell’est.
C’era fuori chi, da tempo, lanciava messaggi per spingere Tringali a rivestire ruoli consoni al peso politico e, possibilmente, forieri di possibili aperture politiche maggiori di quelle normalmente elargite dai cinque stelle nei confronti dell’establishment imprenditoriale cittadino.
Chi conosce meglio le cose della politica, ha fiutato il momento opportuno e ha dissotterrato l’ascia di guerra, dopo un lungo periodo di apparente stato di non belligeranza.
L’arrivismo degli ingenui grillini è stato malamente punito e portato in scena in una commedia dell’assurdo che ha fatto vivere attimi di puro stupore per comportamenti, atteggiamenti, strategie e decisioni al limite della ragione.
Si arriva alla seduta, senza certezze sui numeri ma con la sicurezza dell’appoggio determinante di una parte delle opposizioni, quella sotto controllo del puparo che ordisce la trama.
Si assiste all’impossibile, con la comunicazione reiterata a Partecipiamo della scelta del candidato che esclude l’uscente, si convocano in riunione, addirittura, le opposizioni per un appello a votare tutti per Tringali, si lascia fuori, in aula, l’alleato, mentre qualche cinque stelle in un sussulto di dignità esce dalla sala giunta, per ascoltare il discorso di Maurizio Tumino che invita a votare per Tringali ed esorta tutte le opposizioni a fare fronte comune per il grillino in nome di non meglio precisate strategie, miranti a fare fuori, intanto, Iacono.
Appello che trova sponda nei due consiglieri del PD, D’Asta e Chiavola, che condividono la posizione di Tumino.
Un’associazione temporanea di politici per escludere un uomo scomodo, messa insieme dai propedeutici appelli di Territorio al dialogo con i fuoriusciti di Forza Italia e sancita della presenza di uomini del PD renziano di Dipasquale: un’alleanza trasversale, che tanto trasversale non è, per assediare e violare il fortino pentastellato che vede aprire le porte solo con una spallata di un manipolo di soldatini nemmeno tanto palestrati.
Conseguenze prevedibili, l’acclarato sostegno di forze politiche estranee al movimento 5 stelle, costituite da partiti, il PD, e fuoriusciti di Forza Italia messi insieme in attesa dell’assegnazione di alloggio politico: quanto di meglio per i fondamentali principi del Movimento 5 Stelle, mossa politica della quale dovranno rispondere agli iscritti, agli attivisti, ai simpatizzanti, alla base, alla gente, i leader regionali e nazionali del Movimento 5 Stelle.
La conferma delle ipotesi viene dal riscontro dato all’interpretazione dei risultati dell’urna, ma soprattutto dal discorso del nuovo Presidente che, appena seduto sulla poltrona, legge un intervento già pronto, pare addirittura preparato da un addetto stampa dei nuovi alleati che hanno dato sostegno, che recita, a pochi minuti dall’elezione, un ringraziamento per il sostegno delle opposizioni del quale, evidentemente, si era certi, o, quantomeno era certo l’autore della paginetta preformata.
L’ingresso del cavallo di Troia all’interno del fortino pentastellato non frantuma solo i principi ispiratori della fede grillina ma sconvolge l’apparato interno del truppone: la vicePresidente del Consiglio Zaara Federico si affretta a dichiarare che non ha votato per Tringali ma per Iacono, il collega Fornaro, per inciso primo dei non eletti nella lista delle regionali, lancia messaggi sul gruppo di whatsapp del truppone per l’espulsione della Federico. Facile intuire che la maggioranza è destinata a perdere subito un elemento oppure potrà essere consegnato il diploma di grullo al mancato onorevole, lasciando intravedere appetiti anche per la poltroncina della vicepresidenza.
Ma viene diagnosticata la presa di distanza di un altro consigliere che, in palese dissenso, nel segreto dell’urna avrebbe votato per Iacono, mentre è tutta da verificare la posizione di quanti aveva manifestato condivisione per la conferma dello stesso.
Un altro consigliere, che sfoggia malcelati rapporti con gli ‘invasori’ dichiarava apertamente rottura con il gruppo, di cui si può leggere in altra parte del giornale, rimandano all’esito della querelle sull’assessore al bilancio e turismo per le sue definitive decisioni di permanenza nel truppone.
L’ingresso del Cavallo nel fortino ha fatto danni anche all’interno degli invasori, con un consigliere del gruppo misto, di recente acquisito al gruppo di Tumino con tanto di ricompensa familiare, che avrebbe, secondo i ‘si dice’, annullato la scheda di votazione, dissociandosi dai compagni, avendo capito, pochi minuti prima delle votazioni, di influenze ‘dipasqualiane’ nella strategia di sostegno a Tringali.
A nulla vale il comunicato dei soccorritori di Tringali che tenta di prendere le distanze da quanto avvenuto, dando, anzi la stura all’immagine diffusa tra la gente di elementi prima di vertice, regionale di partito e dell’opposizione comunale, derubricati a semplici galoppini dell’onorevole di turno.
La prevista e annunciata fuoriuscita di Partecipiamo dalla maggioranza e la inevitabile uscita dell’assessore dalla Giunta comunale, costituiranno la chiusura del sipario su questo teatrino.
{gallery}president 3{/gallery}
