di Cesare Pluchino
Un caso per una mancata visita al nuovo ospedale: evidentemente c’è poco altro, di importante, da fare
Una lettera aperta, con tanto di diffusione mediatica, al Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria, da parte della senatrice Padua, del Partito Democratico, dai toni durissimi perché c’è stata l’indisponibilità a fare visitare al sottosegretario alla Salute Vito De Filippo il nuovo ospedale di Ragusa.
“Sento la necessità di inviare questa lettera – scrive la senatrice Padua ad Aricò – per stigmatizzare l’increscioso e assolutamente inopportuno atteggiamento in occasione della recente visita nella nostra provincia del sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo.
Alla mia richiesta di visitare l’erigendo ospedale “Giovanni Paolo II”, Aricò ha risposto con un secco no in quanto non aveva tempo: è davvero singolare che un esponente del Governo nazionale, peraltro del Ministero alla Salute, non possa visionare i lavori del nuovo nosocomio.
É davvero sorprendente come il manager, in qualità di funzionario dello Stato, possa ritenere di non essere tenuto, come invece dovrebbe, ad evadere la richiesta di una visita, di un’ispezione, di un sopralluogo di un membro del Governo e di una senatrice della Repubblica.
Siamo rimasti stupefatti, io e il sottosegretario, per un ingiustificato comportamento caratterizzato da una inaccettabile ed inammissibile mancanza di correttezza istituzionale”.
La senatrice Padua poi si rivolge in prima persona ad Aricò: “Egregio direttore, lei sta gestendo la sanità in una comunità che è stata, ed è, caratterizzata dalla solidarietà, dall’attenzione alle maggiori fragilità e dal rispetto dei ruoli: lei può scegliere le manifestazioni politiche che decide di frequentare, ma non è nella sua “disponibilità” impedire ad un membro del Governo e ad un parlamentare di visitare una nuova realtà che sta nascendo al servizio, spero il prima possibile, della comunità iblea”.
In risposta, il Direttore Generale ha emesso il seguente comunicato:
“Il giorno 7 marzo 2016, alle ore 11,24 l’apparecchio telefonico di servizio, in uso al Direttore Generale, ha ricevuto una chiamata dalla utenza associata alla Senatrice Padua Venera.
La Senatrice annunciava, per il pomeriggio alle 15.00, l’arrivo di un Sottosegretario e chiedeva l’accesso al cantiere del nuovo ospedale di Ragusa per mostrarlo all’ospite.
Il Direttore Generale ha ritenuto che la prima visita ufficiale di un membro del Governo nazionale in carica ad un manufatto così simbolicamente rilevante per la Azienda e per l’intero territorio non potesse essere organizzata nel breve giro di 3 ore e 36 minuti.
Trattandosi di un cantiere con lavori in corso, l’accesso di non addetti andava garantito anche per quanto riguarda la sicurezza, da parte dell’Ufficio tecnico aziendale, già impegnati in altre attività.
Inoltre, la Direzione strategica era, in quelle ore, impegnata nella redazione e approvazione della delibera di adozione del nuovo Atto Aziendale; attività questa non differibile per un impegno che avrebbe portato l’indomani il Direttore Amministrativo fuori sede ed il Direttore Sanitario fuori regione.
Su queste basi, il Direttore ha cortesemente declinato l’invito, dichiarando la disponibilità della Direzione ad organizzare una visita con l’adeguato preavviso in altra data da concordare.
Da quanto sopra si comprende come la menzione di una ipotetica “ispezione” della Senatrice appaia in quanto caso del tutto inappropriata.
Vale la pena di spendere un commento sulla tragicomica vicenda: sarebbe opportuno sapere se trattavasi di ispezione, di un sopralluogo o di una semplice visita.
In ogni caso è legittimo pensare che, se dovuta, la disponibilità era d’obbligo, da parte di chi teneva le chiavi della struttura. Sarà mancata, forse, la necessaria autorevolezza, da parte della senatrice e del sottosegretario per far aprire, comunque la struttura.
Ma sembra il caso che non è opportuno sollevare un polverone mediatico, senza chiarire se i due potevano o non potevano accedere, legittimamente e per compiti istituzionali, alla struttura.
Il Direttore Generale, da parte sua, come ha più volte dimostrato, non sembra impressionabile alle cazziate dei politici, per aver rifiutato di accogliere un benefattore o di far visitare la struttura, come pure ritiene di poter frequentare le riunioni politiche che ritiene più interessanti senza dover rendere conto.
Sarebbe interessante capire se, come afferma la senatrice, non è nella disponibilità del Direttore Generale impedire ad un membro del Governo o ad un parlamentare di visitare un nosocomio che deve ancora aprire i battenti e cosa potrà accadere di conseguenza
