Da un anno si parla di ecomuseo, ci siamo volutamente ostinati a non parlarne sul nostro giornale per non disturbare il manovratore, avremmo solo suscitato inutili polemiche, ma, dopo tanto tempo di silenzio, abbiamo ricevuto un comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune che abbiamo ritenuto provocatorio.
Settore della cultura immobile, programmi sui beni culturali inesistenti, silenzio sull’attività dell’Ecomuseo e, in particolare, del comitato tecnico scientifico, sconosciuta l’attività del responsabile della gestione del patrimonio museale, architettonico e monumentale del Comune.
Ma, nel comunicato per l’inaugurazione di un impianto di illuminazione per le carcare che si trovano lungo il percorso della vallata Santa Domenica, si precisa che il progetto è fra quelli proposti dai componenti dell’Ecomuseo CARAT, quasi a voler significare che qualcosa i componenti la fanno.
Perché, poi, nulla si sa dei progetti proposti, delle iniziative da intraprendere, senza che , peraltro, sia avviata ufficialmente la vita dell’ecomuseo, è tutta cosa da scoprire.
Possiamo immaginare perché il progetto stenta a partire: l’architetto Iacono, responsabile della gestione del patrimonio museale, architettonico e monumentale del Comune, ha già dimostrato, ampiamente, i suoi limiti organizzativi, che nulla hanno a che fare con le sue competenze intraviste dal sindaco, solo con i ritardi sul Castello di Donnafugata e, segnatamente, sull’allestimento del Museo del Costume che, da anni, attende l’apertura.
Abbiamo saputo, fra l’altro, ufficialmente, nel corso di una conferenza stampa, dalla viva voce dell’assessore allo sviluppo economico Licitra, che la stessa si è anche interessata di ecomuseo, facendoci, quindi, comprendere, come l’assenza di misure concrete e di risultati sui settori di competenza della Licitra abbia potuto contagiare anche la cultura e l’ecomuseo, dopo aver toccato anche il turismo per quanto attiene al protocollo con i comuni del val di Noto per la partecipazione alle fiere internazionali del turismo.
Ci resta da scoprire quale sia il ruolo e l’atteggiamento, di fronte alla situazione, dell’architetto Schininà che, come ideatrice dell’iniziativa dovrebbe pretendere ben altro passo, ma soprattutto quella del dott. Carmelo Arezzo che, pensiamo, non sia tanto disponibile a essere coinvolto in simili situazioni, sia pure con tutta la pazienza possibile che può esigere una iniziativa di indiscutibile importanza.
Affermava proprio il dott. Arezzo, ad aprile di quest’anno, che “il progetto, segnato da elementi distintivi molto forti rispetto alle tradizionali forme museali, avrebbe offerto la possibilità di guardare alla gestione, promozione e fruibilità del territorio in maniera più centrata”.
Parlava ancora di necessità prioritarie per l’archiviazione di tutti i documenti cartacei, pittorici, informatici e audiovisivi che parlano del nostro territorio.
Anche il Sindaco, e di questo si avrà modo di verificare, fra poche ore, con il bilancio preventivo 2020, assicurava che il progetto sarebbe stato corredato da idonee risorse economiche, come pure che i responsabili del comitato tecnico scientifico e la governance avrebbero stilato un cronoprogramma per arrivare agli obiettivi.
Di ecomuseo si è parlato, esclusivamente, solo in due occasioni, un primo forum aperto il 3 luglio, alla biblioteca comunale, la cui finalità era “quella di condividere con la cittadinanza e con tutti i portatori di interesse le metodologie di funzionamento, le tappe e gli obiettivi di CARAT, dando avvio a un confronto aperto per sviluppare sinergie e partecipazione, elementi fondamentali allo sviluppo ecomuseale”
Un nuovo incontro aperto fu convocato al Comune, nell’aula consiliare, nel settembre scorso, per presentare “i primi macro-ambiti di intervento delle Commissioni consultive dell’Ecomuseo Carat: Architettura e arte, Ambiente, Tradizioni, Storia locale”.
La riunione era finalizzata a presentate le modalità di lavoro delle Commissioni, che costituiranno gli organismi operativi del progetto ecomuseale che ha l’obiettivo di prendersi cura del nostro territorio, della sua storia e della sua valorizzazione.
Due incontri che avranno apportato idee e suggerimenti ma, di fatto, solo interlocutori, oltre ai quali il nulla, il silenzio, salvo apprendere, indirettamente, che i componenti dell’ecomuseo, non meglio definiti, fanno proposte come quello dell’impianto di illuminazione per le carcare.
Troppo poco per un progetto, ad onor del vero grandioso, ma finito in mani inadeguate, se si fa eccezione per la figura, in merito all’ecomuseo non ancora decifrata, del dott. Carmelo Arezzo.
Fra l’altro, come avviene, ormai di solito, estromesse dall’argomento due figure di rilievo della giunta, l’assessore al bilancio che sarebbe determinante, anche considerando le inevitabili esigenze economiche, e, soprattutto, quello al turismo per le innegabili afferenze di tutto quanto riguarda cultura e beni culturali con il turismo e le sue politiche che, come ampiamente dimostrato, non possono finire in mani inadeguate e incapaci, senza dire che l’assessore al turismo ha dimostrato, in pochi mesi rispetto ai colleghi, di avere contatti, relazioni e intuizioni giuste per valorizzare al massimo un progetto che, ahimè, ancora dorme senza mostrare i carati.
